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dell utri occhialidi Enza Galluccio - 15 maggio 2014
Li han fatti scappare tutti. Risparmino agli italiani lo stupore e l’insistenza per un’estradizione improbabile. Le cose erano già fatte da tempo; talmente prevedibili da far poca notizia.
Dunque Dell’Utri, a pochi giorni dalla sentenza definitiva e dopo che la Procura di Palermo aveva emesso un ordine di custodia cautelare (giusto per il rischio evidente e scontato di fuga all’estero), si trovava tranquillamente a Beirut.
Quando un mese fa l’ex senatore veniva dichiarato latitante, probabilmente era già in Libano dalla fine di marzo, dove si era recato con un passaporto diplomatico a lui intestato.
Non voleva fuggire, ma sottoporsi a cure specifiche per problemi di salute, si apprestava a dichiarare subito il latitante, perché si sa: a Beirut la sanità è un punto di eccellenza.
Non intendeva affatto sottrarsi alla giustizia, aggiungeva impavido da un lussuoso albergo, mostrandosi tranquillo e garante di se stesso.

Tuttavia, già dalla mattina del 12 aprile, per Dell’Utri erano scattate le manette ai polsi (si fa per dire … Il carcere non l’ha nemmeno visto perché, essendo “malato” a l posto di quelle del carcere si sono aperte le porte dell’ospedale) e il ministro Alfano si era mostrato gioioso nel comunicarne l’arresto e nel garantirne l’estradizione a breve in caso di conferma della pena, certo di dover rendere conto di quelle sue parole soltanto dopo le elezioni europee, a cose fatte.
Per poter avviare le pratiche, era quindi necessario attendere la sentenza in via definitiva, ma il 15 aprile se ne annunciava il rinvio per un’incredibile sventura capitata ad entrambi i legali della difesa, indisponibili a presenziare in tribunale per problemi di salute di cui non ci è dato saper molto.
Finalmente il 9 maggio la conferma della condanna  in Cassazione a sette anni di reclusione.
Senza più scampo, il cofondatore di Forza Italia si dichiara prigioniero politico. Con un coraggio da far invidia all’amico di una vita, afferma: “Se mi estradano? Vorrei essere affidato ai servizi sociali, come il Presidente Silvio Berlusconi[…]”
Beirut, però, sembra essere ed essere stato un luogo ambito da molti. Infatti è di questi giorni la notizia che l’ex ministro Scajola - da pochi mesi assolto per aver ricevuto “in dono” a sua insaputa, un alloggio di fronte al Colosseo - è stato arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver favorito la latitanza e la circolazione di capitali di un altro ex parlamentare di Forza Italia, tal Amedeo Matacena, condannato definitivamente a cinque anni di reclusione per le sue relazioni con la ‘ndrangheta calabrese.
Il Matacena si era già distinto all’interno del suo partito per aver testimoniato in favore dell’amico Dell’Utri. Latitante a Dubai, sperava di riuscire a trasferirsi in un luogo molto più interessante consigliato da un altro amico fidato. L’uomo in questione è proprio Scajola e lo stato estero consigliato è di nuovo il Libano, con la sua capitale considerata terra di gran fermento culturale e … piena di armi.
Lì si trovano anche alcuni amici importanti, come l’ex presidente Amin Gemayel che si ricandiderà alle prossime elezioni libanesi … o come l’ex premier Saar Hariri (in passato ospite a villa Certosa da B.), anche lui pronto a ricandidarsi …
Ancora una volta in questo Paese di corrotti e collusi, ci troviamo di fronte a condannati, mafiosi e amici di mafiosi che, misteriosamente inosservati, lasciano l’Italia proprio un attimo prima delle condanne definitive. Intanto, le infinite campagne elettorali vanno avanti indifferenti, mentre tutti tacciono e nulla sembra turbare una classe dirigente sempre pronta a girar le spalle o ad autoassolversi.

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