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grasso-pietro-c-samuele-firrarellodi Romina Marceca - 25 aprile 2014
L’acido da lanciare sul viso della moglie, la possibilità di disporre di cecchini così esperti da poter centrare anche una moneta da un centesimo. Sono le minacce contenute nella lettera di quattro pagine spedita alla casa palermitana del presidente del Senato Pietro Grasso e intercettata mercoledì al centro meccanografico delle Poste di Palermo. Il plico conteneva anche una fiala di vetro e metallo con un liquido giallo e una targhetta con su scritto “Orange”. Minacce di morte e insulti da parte di un gruppo che si firma “Cittadini onesti di Palermo”. Una lettera che ha fatto alzare ancora una volta i livelli di guardia in città. Tanto che ieri il Comitato per l’ordine e la sicurezza si è riunito per decidere misure straordinarie per i soggiorni a Palermo del presidente del Senato e della sua famiglia.

Pietro Grasso ha commentato da Palazzo Madama la notizia rivelata da Repubblica.it: «Mi hanno riferito che nella lettera ci sono minacce a mia moglie e alla mia famiglia. Addirittura si parla di acido lanciato in faccia e di cecchini appostati vicino alla mia casa». E nel pomeriggio, in un tweet, il presidente ha affermato: «Le minacce non hanno mai fermato il mio impegno per la legalità», ringraziando per i tanti attestati di solidarietà arrivati dai vertici delle istituzioni e dal mondo politico: «Grazie a Laura Boldrini, a Matteo Renzi e a tutti per la vicinanza».
Mercoledì pomeriggio il plico era stato aperto dagli artificieri e le indagini, su disposizione della procura, affidate alla squadra mobile. Gli stessi investigatori hanno definito «farneticante» il linguaggio utilizzato nella lettera scritta a mano. Cosa sia il liquido giallo lo diranno gli accertamenti della polizia scientifica, ma il senso del messaggio contenuto nella lettera indirizzata al “Sig. Grasso” e intercettata alle Poste è chiaro. Il presidente è preso di mira da un gruppo che minaccia azioni eclatanti.
Non è la prima volta che vengono svelati piani per uccidere l’ex procuratore nazionale antimafia che tra il 1986 e il 1987 è stato giudice a latere nel maxiprocesso a Cosa nostra. Il collaboratore di giustizia Gioacchino La Barbera lo ha ripetuto a gennaio in una delle udienze del processo per la trattativa Stato-mafia: «Per Grasso era pronto il tritolo, i boss lo avrebbero usato mentre il magistrato si recava in visita a casa della suocera vicino a Monreale». Anche la moglie del presidente del Senato, Maria Fedele, che per trent’anni ha insegnato in alcune scuole a rischio della città, ha continuato a impegnarsi nella promozione tra i giovani della cultura della legalità. E chi indaga ritiene che possa essere proprio lei l’obiettivo della minaccia di un attacco con l’acido.
Ieri in procura, dopo la diffusione della notizia, c’è stato un vertice tra magistrati e poliziotti. Il procuratore Francesco Messineo ha dichiarato che sarà fatto tutto il necessario per rintracciare i responsabili dell’intimidazione. Le minacce arrivano in una fase di grande allarme per i magistrati più esposti, tornati nel mirino di Totò Riina e di Cosa nostra. C’è anche una coincidenza temporale tra le minacce e la presa di posizione di Grasso, proprio mercoledì, dopo l’annuncio di Renzi di declassificare gli atti dei più gravi misteri italiani. Il presidente del Senato aveva auspicato l’istituzione di una commissione d’inchiesta con il «compito di rendere pubblici i documenti delle commissioni passate e continuare il lavoro d’inchiesta».

Tratto da: La Repubblica del 25 aprile 2014

Foto © Samuele Firrarello

Al Presidente del Senato Pietro Grasso e alla sua famiglia va tutta la solidarietà della redazione di ANTIMAFIADuemila.

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