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01di Paulo Menotti - 21 aprile 2014
Abbraccio solidale davanti al Consolato italiano a Rosario, a sostegno di Nino Di Matteo
"Il giudice Antonino Di Matteo è in questo momento il simbolo della lotta antimafia in Sicilia ed è stato condannato a morte da tutti i capi di mafia", ha affermato Giorgio Bongiovanni, direttore della rivista AntimafiaDuemila. In  appoggio al magistrato, Bongiovanni ed il giudice santafesino Juan Alberto Rambaldo hanno richiamato sabato scorso ad un abbraccio solidale di fronte al Consolato di quel paese a Rosario. L'atto ha visto la partecipazione di tante persone di Santa Fe, Buenos Aires e Cordoba, nonchè dell'Uruguay e Paraguay che hanno esibito un cartellone che recitava: "Tutti siamo il giudice Di Matteo”.  
"Il motivo dell’iniziativa era appunto riunire persone di diversi luoghi dell’America latina, Uruguay, Paraguay ed Argentina, di fronte al Consolato Italiano a Rosario per manifestare la propria solidarietà al giudice antimafia Di Matteo", ha raccontato Bongiovanni.  

02Il motivo di questa iniziativa, che è stata accolta in diverse città di Italia, si deve alla condanna a morte di cui è stato oggetto il giudice Antonino Di Matteo da parte di tutti i capi della mafia siciliana che oggi scontano l’ergastolo in carcere.
"Questo significa che sono migliaia i soldati mafiosi che possono ammazzare il magistrato in qualunque momento. Dopo le stragi che provocarono la morte dei giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel 1992, sono emerse complicità di uomini di Stato. Quando un capo della mafia dà un ordine di morte, va compiuto. Per questo motivo questa volta i cittadini italiani, e cittadini di tutto il mondo, vogliono esprimere la propria solidarietà con la loro presenza fisica per proteggere questo giudice e tutti i giudici che lottano contro la mafia. Questo è il motivo di questa convocazione", ha spiegato il direttore della rivista Antimafia Duemila.  
Di Matteo è titolare del processo "trattativa Stato-mafia" che potrebbe rivelare le connessioni tra governi e istituzioni dello stato  e Cosa Nostra.
06"Abbiamo ottenuto grandi risultati ma ancora c’è molto da fare per sconfiggere la mafia. Infatti, questo giudice, affiancato da altri magistrati, sta conducendo un processo che per prima volta nella storia della Repubblica Italiana vede imputati davanti alla Corte non solamente mafiosi come sempre in passato. Questa volta ci sono ex senatori, ex ministri, alte cariche della polizia coinvolti con la mafia. Per questo motivo Di Matteo è oggetto di minacce ogni giorno, perché può scoprire qualcosa di molto inquietante come l'alleanza tra lo Stato italiano e la mafia", ha espresso Bongiovanni.  
Accerchiati i capi mafiosi, come Toto' "La Bestia" Riina, hanno decretato che Di Matteo deve morire.  
Invitato dal giudice santafesino Rambaldo, che a sua volta dirige la rivista AntimafiaDuemila, il giornalista italiano impegnato nella lotta contro la mafia nel suo paese ha esposto alcune impressioni sulla lotta contro 04Cosa Nostra in Italia e le connessioni che continuano ad estendersi in altri posti del mondo.  
"Principalmente, a Palermo ci occupiamo della mafia siciliana e delle mafie italiane. Qui la rivista AntimafiaDuemila tratta principalmente il tema del narcotraffico e della corruzione", ha affermato Bongiovanni.  
Sulle connessioni della mafia, Bongiovanni ha commentato: "Le connessioni hanno a che vedere soprattutto con il commercio, con il narcotraffico, con la vendita di armi. Attività che spingono loro a creare delle connessioni tra loro e con i mafiosi colombiani, argentini, messicani, europei, ecc. La questione è che, con il potere che hanno, possono corrompere uno Stato intero. Le mafie fatturano in nero in Europa, e particolarmente in Italia, 150.000 milioni di euro all’anno. È una cifra mostruosa, in nero, e cash. Si tratta di camion e navi carichi di banconote."  
Inoltre, l'italiano ha ancora aggiunto che ci sono forti connivenze mafiose tra italiani e ‘rosarini’, affermando altresì che la mafia non deve essere considerata un fenomeno folcloristico, perché è invece un fenomeno che può devastare una società, una nazione.  
03Il giornalista italiano ha spiegato alcune pratiche usate dai mafiosi italiani che riescono a infiltrarsi nello Stato, ma anche nella struttura della società civile.  
"Le mafie hanno la loro politica, ad esempio il clientelismo. Si infiltrano nelle opere pubbliche. Se un governo ha in progetto di costruire qualcosa, un quartiere, un ospedale o altri edifici pubblici, offrono le tangenti fino ad appropriarsi dell’intero progetto di costruzione. Con il potere del denaro e con la minaccia della violenza, finiscono per imporsi. Così comprano i politici, ma anche l'appoggio dei cittadini comuni. In Sicilia, la mafia conta con un milione di voti. Quindi, un politico che vuole essere scelto è obbligato a parlare con il capo della mafia."  
Bongiovanni ha aggiunto che la lotta in Italia è sostentata dal lavoro di giudici onesti. "Onestamente, grazie a questi giudici incominciamo a vincere. Per noi c'è una guerra. Se si fermano i nostri generali, che sono i giudici onesti, inizieremo  nuovamente a regredire. Non vogliamo ritornare indietro", ha dichiarato.

Tratto da: elciudadanoweb.com

Foto © ACFB

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