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dellutri-barcello-nerodi Miriam Cuccu - 14 aprile 2014
Intanto i legali chiedono alla Cassazione il rinvio della sentenza
Dopo la “latitanza lampo”, il mandato di cattura internazionale e il successivo arresto in un lussuoso hotel a Beirut, in Libano, per Marcello Dell'Utri ci sarà questa mattina l'udienza di convalida del fermo, dove dovrà giustificare davanti al giudice il motivo della sua fuga dall'Italia. Una fuga che ha avuto luogo proprio a ridosso della sentenza della Cassazione, che domani dovrebbe pronunciarsi in merito alla condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Una previsione tutta al condizionale, dato che da Palermo è arrivata la notizia dell'impossibilità, per i due legali di Dell'Utri (che non assistono l'ex senatore nel corso dell'udienza odierna) di rappresentarne la difesa in Cassazione, per improrogabili e improvvisi problemi di salute. Massimo Krogh, uno degli avvocati, è infatti ricoverato in una clinica per un'operazione, mentre Giuseppe Di Peri depositerà questa mattina un certificato medico che attesta la sua impossibilità a spostarsi da Palermo. Ora spetta ai giudici di Cassazione (faranno parte del collegio i magistrati Maria Cristina Siotto, Maurizio Barbarisi, Margherita Cassano, Antonella Patrizia Mazzei e Giuseppe Locatelli) decidere se accogliere la richiesta di rinvio per l'assenza della difesa.

Proprio Di Peri, riferendosi al suo assistito, aveva dichiarato: “Chi vuole fuggire non sceglie certo uno Stato che ha un trattato di estradizione con l'Italia”. Il Libano, infatti, nel 1970 ha firmato un trattato con l'Italia, ma – ed è qui che potranno insorgere non poche difficoltà – l'accordo non prevede tra i reati quello di associazione mafiosa. I giudici libanesi potrebbero dunque non concedere l'estradizione a Dell'Utri appellandosi a questa motivazione. L'ex senatore, beninteso, potrebbe anche optare per chiedere di essere consegnato alle forze dell'ordine italiane, senza dare inizio alle procedure per un'estradizione il cui esito non è per nulla scontato. Secondo il pg Luigi Patronaggio, però, la richiesta per il reato previsto dall'articolo 416 bis sarebbe motivata dalla convenzione dell'Onu, firmata nel 2000 anche dal Libano, dove il concorso esterno in associazione mafiosa figura tra i reati gravi previsti dall'accordo.
Le procedure avranno comunque luogo solo dopo la sentenza della Cassazione, per la quale si attende il verdetto in merito al possibile rinvio. Per Dell'Utri si apre dunque un ventaglio di possibilità: se verrà estradato, l'ex senatore varcherà il confine del Paese in regime di custodia cautelare. Nel caso in cui la Cassazione confermasse la condanna ad attendere il fondatore di Forza Italia ci sarà il carcere. Se invece la sentenza fosse annullata, disponendo un nuovo processo d'appello, Dell'Utri per vedere revocata la custodia cautelare dovrà, tramite i suoi legali, impugnare l'ordinanza di fronte al tribunale del Riesame di Palermo. Nel frattempo, però, si avvicinerebbe il termine della prescrizione, fissato per il 30 giugno 2014.
Già a marzo 2012 venne in parte annullata la condanna a nove anni chiesta dal primo processo d'Appello (commutata in sette) mentre l'anno dopo è stata emessa una nuova condanna, con la richiesta per la stessa pena, che dovrà ora essere confermata dalla Corte suprema. Anche in quell'occasione Dell'Utri si rese irreperibile, rifugiandosi in Repubblica dominicana, e fece il suo ritorno in Italia solo dopo che la Cassazione emise il suo verdetto. Questa volta, in Libano, l'ex senatore aveva dichiarato, tramite l'avvocato Di Peri, di essersi assentato per “condizioni di salute precaria”, mentre Berlusconi parla di aver mandato l'amico “in missione politica”. La Dia aveva scoperto che l'ex senatore si era imbarcato per il Libano il 24 marzo. Seguendo le tracce della sua carta di credito e del cellulare gli investigatori sono arrivati all'Hotel Phoenicia dove, perquisendo la stanza d'albergo in cui alloggiava Dell'Utri, hanno trovato una consistente quantità d denaro liquido.
Resta il fatto che già in precedenza era stato evidenziato un concreto pericolo di fuga per l'ex senatore, anche grazie ad alcune intercettazioni in cui Alberto Dell'Utri parlava di possibili destinazioni per il fratello. Quelle intercettazioni furono trasmesse a Palermo l'8 novembre, ma “fin dalla pronuncia della sentenza di condanna nei confronti di Marcello Dell'Utri – ha scritto la Procura generale di Palermo nella richiesta di arresto – questo ufficio ha sempre evidenziato la sussistenza di un concreto pericolo di fuga all'estero dell'imputato Marcello Dell'Utri”. Nonostante più di una richiesta è stata fatta dal pg Patronaggio affinchè per l'ex collaboratore di Berlusconi venisse imposto il divieto d'espatrio, il mandato di cattura è stato emesso solo quando Dell'Utri si era già reso latitante.

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