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dellutri-marcello-c-samuele-firrarellodi AMDuemila - 11 aprile 2014
L'ex senatore: "Mi sto curando all'estero ma non fuggirò"
Lo cercavano per un ordine di custodia cautelare emesso dalla Corte d'Appello di Palermo per pericolo di fuga, ma Dell'Utri è già irreperibile da ieri sera. Così la Squadra Mobile di Milano non ha potuto seguirlo. La notizia arriva alla vigilia della sentenza di Cassazione, prevista per martedì della prossima settimana, in merito alla condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Le mete che sono state ipotizzate per il neolatitante sono Guinea Bissau, Libano o Repubblica dominicana. Qui l'ex senatore si era già rifugiato due anni fa quando, attendeva ugualmente la decisione della Cassazione. Poi fece il suo ritorno, dopo che la condanna era stata annullata con rinvio.

Guinea Bissau e Libano sarebbero invece le destinazioni più probabili, stando ad un'intercettazione ambientale della Procura di Roma (trasmessa a Palermo lo scorso 8 novembre) che indagava su Gianni Micalusi, imprenditore calabrese, nell'ambito di una richiesta di riciclaggio. Alberto Dell'Utri, parlando con il titolare del ristorante Assunta Madre di Roma, Vincenzo Mancuso, discuteva su un eventuale rifugio all'estero per il fratello, faceva riferimento al fatto che la Guinea “è un Paese che concede i passaporti diplomatici molto facilmente… bisogna accelerare i tempi”. Mancuso gli rispondeva: “Ma scusami, Marcello non ha pensato a farsi nominare ambasciatore della Guinea?”. Mentre in riferimento al Libano Alberto accennava che “ Marcello ha cenato a Roma con un politico importante del Libano, che si candida presidente”.
Secondo gli investigatori, che da settimane monitorano le sue mosse, l'ex senatore avrebbe due passaporti diplomatici e dal Libano sarebbe pronto a spostarsi.
Proprio pochi giorni fa il sostituto procuratore Luigi Patronaggio aveva fatto richiesta al Tribunale del Riesame in merito al divieto di espatrio per Dell’Utri. Già tre settimane prima l’istanza era stata respinta dai giudici della Corte d’Appello, presieduta da Dino Lo Forti, che l’anno scorso avevano condannato l’ex senatore per concorso esterno. La Procura generale aveva dunque impugnato il rigetto del divieto (confermato ieri dal tribunale) e chiesto una misura cautelare in carcere basata su nuovi elementi. In pochissime ore il provvedimento è stato così emesso, ma era troppo tardi. Il telefono di Dell'Utri squillava già a vuoto.

"Dopo venti anni di indagini, processi e condanne, nella totale disattenzione del paese, non sono affatto sorpreso che l'Italia si faccia scappare da sotto il naso un imputato come Marcello Dell'Utri, a pochi giorni dall'esecuzione della pena" ha dichiarato l'ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, che ha rappresentato l'accusa nel primo processo all'ex senatore da giorni irreperibile. "Questa vicenda è l'emblema da un lato del rapporto mafia-politica e dall'altro della impunità di questa collusione, visto che per venti anni ha continuato tranquillamente a fare politica".
Intanto Dell'Utri, in un comunicato diffuso dal suo avvocato Giuseppe Di Peri, ha invece ribattuto: "In merito alle notizie stampa e alle diverse interpretazioni circa la mia 'irreperibilità' tengo innanzitutto a precisare che non intendo sottrarmi al risultato processuale della prossima sentenza della Corte di Cassazione; e che trovandomi in condizioni di salute precaria - per cui tralaltro ho subito qualche settimana fa un intervento di angioplastica - sto effettuando ulteriori esami e controlli". Sul mandato di arresto: "Apprendo della aberrante richiesta di preventiva custodia cautelare mentre mi trovo già all'estero per il periodo di cura e riposo". Tuttavia, l'ex senatore si è detto "in attesa fiduciosa del risultato che esprimerà la Massima Corte che ha già rilevato incongruenze e 'fumus' nella prima sentenza di appello, annullandola conseguentemente".

La terza sezione della Corte d'Appello di Palermo, oltre all'ordine di custodia cautelare, ha emesso anche un mandato di cattura europeo nei confronti di Dell'Utri, nel caso in cui l'ex senatore facesse ritorno nei Paesi dell’"Area Schengen", quasi tutte le nazioni dell'Unione europea (tranne Irlanda e Regno Unito) e altre come Svizzera e Liechtenstein che hanno aderito al trattato che ha abolito le frontiere tra gli stati.
Dell'Utri, secondo la localizzazione fatta dalla Dia, sarebbe però in Libano, cioè fuori dai paesi dell'"Area Schengen". La procura chiederà dunque un ulteriore mandato d'arresto internazionale, che ha valenza in quasi tutti i Paesi. Il ritorno di Dell'Utri in Europa sarebbe al momento poco probabile secondo gli investigatori, i quali suppongono che il neolatitante si sia inizialmente allontanato in auto verso la Francia in quanto non risulterebbero passaggi alle frontiere con voli nazionali, biglietti aerei, tracce di carte di credito in prossimità del confine.

"Fin dalla pronuncia della sentenza di condanna nei confronti di Marcello Dell'Utri, questo ufficio ha sempre evidenziato la sussistenza di un concreto pericolo di fuga all'estero dell'imputato Marcello Dell'Utri", scrive la Procura generale di Palermo nella richiesta di arresto per l'ex senatore.
Secondo il pg Patronaggio già lo scorso sette aprile, quando mancavano ancora otto giorni alla pronuncia della Corte di Cassazione a carico dell'ex senatore, la "situazione" che si prospettava alla Corte d'Apppello di Palermo era "particolarmente allarmante", come si legge nella richiesta di arresto. "Si ricorderà che già nella richiesta di emissione di ordinanza di divieto di espatrio del 4 aprile si era fatto riferimento a una intercettazione ambientale da cui emergeva un progetto di fuga all'estero di Dell'Utri grazie alle sue conoscenze in ambienti diplomatici internazionali".
"Dal tenore delle intercettazioni ambienatli era emersa la circostanza che Marcello Dell'Utri era già in possesso di un passaporto diplomatico rilasciato dal Governo della Guinea Bissau e che era in fase di realizzazione il suo trasferimento a Beirut da dove lo stesso avrebbe potuto liberamente muoversi fra il Libano e la Guinea Bissau anche al fine di coltivare non meglio precisati interessi e affari", scrive ancora il Procuratore generale.

Foto © Samuele Firrarello

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