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ulivi-in-fiammedi Letizia Battaglia - 31 marzo 2014
Mara è una donna senza familiari che ama l'arte e vive a Caltanissetta.
Sei anni fa, per bisogno, cede in affitto al Comune con regolare contratto il suo unico e mai abitato appartamento, regalo del padre agricoltore.
Cinque anni fa subentra una nuova giunta che non le paga più l'affitto e non le restituisce nemmeno l'appartamento. Inutili le lettere e le telefonate. Mara non viene più neanche ricevuta da assessori e sindaco e non ha denaro per pagarsi un avvocato.

Nonostante possegga una terra di 13 ettari con una casa piena di ricordi e di cose care dove ha sempre vissuto con la famiglia e, morti i genitori, da sola ma con qualche cane, da qualche mese è fuori casa ed è stata costretta ad accettare l'ospitalità temporanea di una parente lontana. La storia incomincia qualche anno fa, quando le bruciano una parte dei suoi cento ulivi e le uccidono i cani con il veleno per farle paura. E' un dolore immenso, e continua sino ad oggi. Strani ladri le abbattono il cancello, le sfondano le porte, le spaccano i mobili e portano via tutti gli oggetti di valore. Persino il corredo ricamato da sua madre e quello suo realizzato con tanti sacrifici, come si usa ancora in certi paesi della Sicilia.
Vogliono che venda tutto. Che lasci la terra.
Mara resiste, non venderà mai la terra, qui tra gli ulivi vuole continuare a vivere e a fare cose. Progetta di donarla a dei giovani perchè con la sua terra, insieme a lei, costruiscano futuro, come fanno i giovani con le terre confiscate alla mafia. Lei pensa che la terra è sacra e generosa, basta saperci fare e lei risponde. Ma intanto deve sgombrare la sua casa da tutto il disastro che le hanno creato, rimettere a posto la sua stanza, riparare la porta distrutta dai ladri...

Riportiamo di seguito l'articolo scritto da Letizia Battaglia nel 2002 per la rivista Mezzocielo

I capelli lunghi chiari di Mara ondeggiano mentre fotografa contro il cielo quello che resta degli ulivi bruciati. Gli ulivi del padre, forse del nonno, gli ulivi della sua terra, mozziconi neri, le chiome accartocciate per terra. Fotografa e trattiene il nodo al petto, il grumo di pianto gli urli al cielo. Hanno bruciato il sogno del lieve ondeggiare spinto dal vento. Sono vivi gli ulivi, sono creature gli ulivi? Lei era corsa dai carabinieri, pallida come una morta. Alla madre, Lina, aveva detto niente niente non è successo niente. Era corsa dai carabinieri. Indagate, aveva implorato. Per favore, ditemi perché. Ci sono feriti?, avevano domandato. Non ci sono feriti, aveva risposto. Sono io che sono morta. E allora va bene, verremo appena avremo un po’ di tempo. Due donne sole Mara e la madre nella campagna di Caltanissetta. Una terra intorno alla vecchia casa, un’altra, la Favarella, tre chilometri più in là. Pulire zappare seminare raccogliere. Prima c’era il padre ad occuparsene e quando era necessario sapeva come fare con gli uomini pagati a giornata. Ora che tuo padre non c’è più, vendila a noi la terra, le avevano detto. Ti conviene, vendila. E poi, per convincerla, le avevano arato proprio sulla stradella che le permetteva di arrivare sin sotto casa, e poi, quando lei si era messa a gridare perché le avevano ostruito la vista con la costruzione di un pollaio grande come una casa proprio sul confine, le avevano pure proibito l’altro passaggio. E l’anno scorso, nell’ufficio competente, non le avevano smarrito la pratica per la richiesta delle poche lire che arrivano dal ministero e che con qualche sforzo o rinuncia permettono di tirare avanti? Non me ne vado. Questa è la nostra terra. Perché dovrei, perché sono donna? E così, anche quest’anno, non c’è stato tempo per darsi qualche esame, a Palermo. Come si fa a tenere la testa libera per lo studio quando non puoi lasciare sola a cuor leggero tua madre perché chissà cosa può succedere. Ma Mara, anche se bionda e bianca, è tenace. Come gli ulivi neri che riprenderanno a germogliare. Prima o poi.

Tratto da: Mezzocielo

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