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carcere-porta-aperta-2di AMDuemila - 27 marzo 2014
A Catania, dopo la morte del boss Pippo Ercolano, lo scettro del comando sarebbe passato al figlio Aldo, condannato all'ergastolo ed al carcere duro fino a qualche mese fa. Ora, invece, è tornato ad essere un detenuto comune grazie alla revoca del 41 bis di cui dà notizia la relazione semestrale della Dna.
La Direzione nazionale antimafia evidenzia con preoccupazione il fatto che Ercolano dal carcere ha oggi l'occasione per tornare a reclutare affiliati e a tessere le fila della famiglia mafiosa e delle sue attività criminali. Aldo Ercolano è il nipote prediletto del boss Vincenzo "Nitto" Santapaola e, dopo l'arresto dello zio, attuale reggente di Cosa nostra a Catania. Nel 2003 sono stati condannati entrambi al carcere a vita per l'omicidio del giornalista Giuseppe Fava, ucciso il 5 gennaio 1984, Aldo come esecutore, Vincenzo come mandante.

Arrestato a soli 34 anni nel 1994, dopo due anni di latitanza, a Desenzano sul Garda dove si era trasferito da pochi giorni, Ercolano secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti avrebbe sempre agito per conto dello zio Nitto, e che qualsiasi decisione veniva avallata da Santapaola. Obiettivo principale dell'operazione "Orsa maggiore", scattata il 17 dicembre 1993, all'ultimo momento Ercolano riuscì a sfuggire alla rete della polizia e dei carabinieri. La sua ascesa sociale all'interno di Cosa nostra, e all'interno del clan, era stata ulteriormente accelerata dal matrimonio con Francesca Magion, figlia del braccio destro di Santapaola.
Nonostante Aldo Ercolano sia detenuto da diversi anni avrebbe ancora un peso considerevole e un notevole prestigio all'interno della famiglia. Alla luce di un tale pedigree criminale, la revoca del carcere duro risulta quanto mai inopportuna, se non addirittura grave ed inquietante.
Claudio Fava, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, a margine dell'incontro che ha avuto luogo a Catania, ha così commentato l'abolizione del 41 bis per Ercolano, passata sotto il più completo silenzio: “Sul piano fava-claudio-web4personale non considero il 41 Bis una vittoria dello Stato, perchè essere costretti a ricorrere al carcere duro nei confronti dei detenuti di mafia, è una ragione di debolezza dello Stato, per cui quando si riterrà che questo Paese sia maturo per rimuovere il 41bis, non sarò io a mettermi di traverso”.
“Ma fino a quando – ha proseguito Fava – questo istituto esiste e quando ci sono più di 60 detenuti catanesi di Cosa nostra che stanno al regime del 41 bis, io credo che non si possa sottrarre a questo regime carcerario Aldo Ercolano, non per ciò che ha fatto, ma per quello che rappresenta con funzioni apicali nell’organizzazione di Cosa nostra alla guida della famiglia Ercolano-Santapaola, senza dimenticare ciò che la famiglia Ercolano rappresenta in questi giorni nella confisca dei beni al figlio Giuseppe Ercolano, le preoccupazioni anche sul ramo così illibato della famiglia”. Tutte ragioni – ha precisato il vice presidente della Commissione antimafia – che ci portano a pensare, noi, la Procura, gli altri nostri interlocutori, che la famiglia Ercolano rappresenti un punto di riferimento in un mondo affaristico mafioso che da anni è mondo egemone in questa città”.
Ma c'è una seconda ragione che preoccupa Fava, che "naturalmente non investe la responsabilità di tutta la Commissione antimafia, ma chiederò all’ufficio di presidenza che di questo si discuta alla prossima occasione per chiedere che il Ministro dell’interno Alfano venga a riferire in parlamento, e il fatto che il ministro dell’interno, e non il privato cittadino o il segretario di partito Alfano, il ministro dell’interno Alfano decida di rendere cortese, benevola visita all’editore della Sicilia Mario Ciancio, dimenticandosi, che Mario Ciancio è al tempo stesso, un indagato per turbativa d’asta aggravata e concorso esterno di associazione mafiosa”. “Da privato cittadino – continua Fava – e da segretario di partito Alfano, ha il diritto di scegliersi gli interlocutori ai quali rendere omaggio, da ministro dell’Interno questo diritto non c’e'”.

Aggiornamento del 4 aprile 2014
Mafia: Orlando, nei giorni scorsi riapplicato 41bis al boss Ercolano
Roma. ''A seguito di quanto pubblicato da alcuni organi di stampa riguardo all'interrogazione di Claudio Fava'', parlamentare di Sel e vice presidente della commissione Antimafia ''sulla revoca del regime di sorveglianza speciale previsto dall'art. 41bis ad Aldo Ercolano'', boss capomafia catanese, ''si precisa che, contrariamente a quanto indicato, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nei giorni scorsi ha riapplicato lo speciale regime detentivo al suddetto detenuto, al quale era stato revocato per effetto dell'annullamento del precedente decreto ministeriale disposto dal Tribunale di sorveglianza di Roma su ricorso dell'interessato''. E' quanto si legge in una nota del dicastero di via Arenula. ''Il ministro Orlando -prosegue la nota- sulla base di nuovi elementi attestanti la pericolosità sociale del detenuto ha adottato il nuovo provvedimento previsto dall'art. 41bis''.

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