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genovese-fracantonio0di AMDuemila - 20 marzo 2014
“Francantonio Genovese va arrestato”. Parla chiaro la richiesta del Gip di Messina che nei giorni scorsi ha chiesto alla Camera dei deputati l’autorizzazione all’arresto per lo scandalo “della formazione professionale” che avrebbe portato Genovese, deputato del Pd, a fagocitare 6 milioni di euro fondi europei e regionali. L'inchiesta dei pm della Procura di Messina, coordinati dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, non è una novità dell'ultimo momento e l'accusa nei confronti di Genovese è di associazione per delinquere, peculato, truffa, riciclaggio, falso in atto pubblico ed evasione fiscale. Secondo gli inquirenti era il “capo e promotore” di questa organizzazione politico-familistica che in cinque anni sarebbe riuscita a lucrare ben sei milioni di euro di fondi comunitari destinati alla Formazione professionale.

Ed è per questo che nei confronti del parlamentare la richiesta è di ordine di custodia cautelare mentre per i suoi collaboratori, Salvatore Lamacchia, Roberto Giunta, Domenico Fazio e il commercialista Stefano Galletti, sono stati notificati gli arresti domiciliari dagli agenti della squadra mobile di Messina e dalla guardia di finanza. Va arrestato Francantonio Genovese (in foto), scrive il gip di Messina, perché “il sodalizio criminale” che lo vede al vertice, è “diffuso, ben avviato e adeguatamente potente: ha delinquito (sic) e ragionevolmente continuerà a delinquere”.
Dei sospetti nei suoi riguardi già c'erano durante le ultime primarie del Pd, quando Genovese si trovò ad appoggiare il neo premier Renzi, nella corsa a segretario del Partito. La sua, del resto, era una figura di peso, forte di 20mila preferenze ottenute alle parlamentarie per poi passare alle politiche 2013. Allora i garanti dem bocciarono le candidature di Mirello Crisafulli ed Antonio Papania mentre su Genovese riuscì a resistere.
L'inchiesta è andata avanti e così si è scoperto che il deputato del Pd utilizzava i fondi europei anche per togliersi alcuni “sfizi personali”, dai gioelli, alla piscina, passando per mobili, arredi, gadget natalizi, una barca da 300mila euro, il pagamento di collaboratori domestici per le due case (una in città e una a mare) ecc...
Secondo gli inquirenti da anni il “clan Genovese” monopolizzava la distribuzione delle risorse per gli enti di formazione. Un'intercettazione telefonica del dicembre 2011 a Michele Cappadona, presidente dell’Associazione generale cooperative italiane, interessato a un ente di formazione escluso da un finanziamento, fornisce un quadro chiaro di quello che stava accadendo: “Sta facendo le stesse operazioni che faceva Cuffaro, quello le faceva con la sanità e questo le fa con gli enti di formazione. Se ci mettono mano e la Corte dei conti va avanti e fa la denuncia alla magistratura, fa saltare tutte cose e questi si ritrovano con le manette”.
Nell'inchiesta i pm hanno dimostrato come senza il suo consenso non era possibile arrivare ai finanziamenti dei progetti. Alcuni di questi enti, pieni di debiti, venivano acquisiti da Genovese e da prestanome di quest'ultimo. Secondo l'accusa in totale sarebbero undici quelli finiti sotto il controllo del parlamentare del Pd, a cui si aggiungerebbero altre sei società specchio gestite da egli stesso e dai familiari, che fornivano servizi, locali da adibire a scuole, attrezzature, ma “sempre a prezzi platealmente esagerati”. In totale si contano sei milioni di euro incassati dal 2007 al 2013.
Di fronte a questa ennesima “ruberia” messa in atto da uno dei nostri rappresentanti in Parlamento viene da chiedersi: che differenza c'è tra uno pseudo "onorevole" - che invece è a tutti gli effetti un "disonorevole" - come Genovese ed un gangster?
Forse nessuna perché se quest'ultimo uccide premendo un grilletto, personaggi come Genovese, che lucrano e rubano denaro pubblico, affamano un'intera Regione ed infangano un intero Paese.
Il superpentito Tommaso Buscetta prima di morire rilasciò un'intervista al giornalista Saverio Lodato dicendo apertamente che “La mafia ha vinto”. Erano i primi anni del 2000 e oggi più che mai tali parole possono apparire come profetiche. Parlava così perché conosceva non solo la Mafia ma anche l'animo corrotto della Politica di ieri e di oggi.
E dopo quasi quattordici anni che vennero pronunciate quelle parole ci troviamo di fronte alla massima crisi della Politica. Ai vent'anni di berlusconismo fanno seguito gli ultimi “governi dell'inciucio” ed oggi ci troviamo un Partito democratico che manifesta un presidente del consiglio, Matteo Renzi, che parla poco di mafia e che si dimostra più che amico del condannato Silvio Berlusconi. Un partito che, scegliendo soggetti come Genovese quali rappresentanti in Parlamento, giorno dopo giorno appare come il possibile “cavallo vincente” scelto dalle mafie.

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