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maniaci-pino-web3di AMDuemila - 18 marzo 2014
Sulla gestione di alcuni beni confiscati a Cosa nostra è stata aperta un’inchiesta, per ora a carico di ignoti, da parte della Procura di Caltanissetta. Come si apprende dalle colonne di Repubblica, le indagini riguardano alcune nomine di amministratori giudiziari e un presunto conflitto di interessi. È il giornalista Pino Maniaci (in foto) di Telejato ad aver denunciato pubblicamente l’incarico della gestione di diversi hotel di Palermo, a seguito del sequestro scattato ai danni degli imprenditori alberghieri Ponte di Palermo, assegnato all’avvocato Gaetano Cappellano Seminara. Secondo la documentazione che Maniaci avrebbe raccolto in relazione ad alcune operazioni illecite nella gestione dei beni sottratti alla mafia, sorgerebbe un conflitto di interessi in quanto Seminara è già titolare di un altro hotel a Palermo, il Brunaccini, complesso a 4 stelle situato nella zona centrale della città. La nomina del legale dovrebbe quindi essere revocata in quanto i due hotel sarebbero in concorrenza tra loro. Seminara infatti, a detta del giornalista, possiede il 95% delle quote della Legalgest consulting srl, proprietaria dell’albergo, la restante parte è intestata alla figlia mentre ad essere amministratore delegato è la nonna.

In merito Maniaci è stato chiamato dalla procura nissena in qualità di persona informata sui fatti. Davanti al sostituto procuratore di Caltanissetta Maria Carolina De Pasquale potrà dunque fornire la documentazione raccolta negli ultimi mesi a testimonianza di quanto la nomina di Seminara sia quantomeno inopportuna.
La questione dei beni confiscati è stata recentemente affrontata in più sedi, evidenziando le gravi carenze in cui versa la gestione di imprese e terreni passati dalle mani della mafia a quelle dello Stato. Recentemente una delegazione della Commissione parlamentare antimafia, a Palermo, aveva discusso della legislazione anche a seguito dello “scandalo” sollevato dal prefetto Giuseppe Caruso, direttore dell'Agenzia per i beni confiscati, che alla fine di gennaio era intervenuto sulla gestione dei patrimoni sottratti alle mafie puntando il dito contro gli amministratori, accusati di privilegiare i propri interessi rispetto all'effettivo utilizzo dei beni. In particolare era emersa l’esistenza di un fondo unico gestito da Equitalia, contenente tre miliardi di euro, che il prefetto aveva chiesto di adoperare.
“Non è normale che un amministratore giudiziario resti in carica dieci o quindici, a volte vent’anni, con conseguenti spese e relativi compensi. La gestione proficua dei beni confiscati è fondamentale, ancora più importante della galera per i boss. Fino ad ora si sono garantiti soltanto i compensi ai gestori” ha dichiarato ieri il sindaco di Palermo Leoluca Orlando al Forum della Legalità organizzato dalla Camera di commercio di Palermo. Durante l’evento è stato inoltre sottolineato che l’impatto della criminalità sull’economia vale la sottrazione del 4-5% del Pil italiano, un dato che testimonia le gravi conseguenze che poi ricadono sul tessuto imprenditoriale e sociale in Italia.

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