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cutro-ignaziodi Francesca Mondin - 14 febbraio 2014
“Ho chiesto aiuto ma non ricevo risposte… non resta che fare le valige ed andarsene” solitudine e sconforto si leggono nelle parole di Ignazio Cutrò (in foto), imprenditore di Bivona presidente dell'associazione nazionale testimoni di giustizia, che dopo aver denunciato la mafia si è trovato senza lavoro. Ciononostante ha scelto di non andarsene dalla sua terra perchè convinto che ad andarsene dovrebbero essere i mafiosi. Ma ogni giorno si scontra con una vita difficile e logorante alla quale è costretto in seguito alla coraggiosa scelta fatta. Tanto che a dicembre dello scorso anno aveva scritto una lettera di rinuncia al programma di protezione.

Ignazio Cutrò è sottoposto ad un sistema di sicurezza che prevede una sorveglianza video ed un collegamento con l'arma dei carabinieri ma che presenta molte lacune, lacune che l'imprenditore aveva fatto notare ben 16 mesi fa. In risposta alle sue segnalazioni, senza nessun tipo di accertamento o controllo, la prefettura di Agrigento disse di non preoccuparsi perchè sotto massima protezione. Ma a testimoniare il mal funzionamento del sistema di sicurezza sono stati anche i giornalisti di Rai3 che in seguito ad un'intervista fatta all'imprenditore hanno verificato assieme a lui la facilità di inibire il sistema e la falla nel collegamento tra gli allarmi e le forze dell'ordine. In seguito alla puntata dello scorso 20 gennaio “Testimoni di giustizia” di Riccardo Iacona, durante il quale era andato in onda il video, qualcosa sembrava essersi mosso. “Ci sono stati tanti incontri con le più alte cariche dello Stato – spiega l'imprenditore - Dopo alcuni giorni ho ricevuto una telefonata da parte del ministero dove un dirigente mi confermava che sarebbe venuto lui personalmente a vedere la situazione”. Ad oggi però, 14 febbraio, ancora nessun segnale, nessun intervento. Solamente l'arma dei carabinieri e l'eurodeputata Sonia Alfano hanno fatto sentire la propria vicinanza al testimone di giustizia. “Ora - dice Cutrò - a casa siamo soli la notte. Avevamo pure chiesto un porto d'armi ad uso personale ma pure quello mi è stato negato”. E così ieri l'imprenditore ha fatto l'ultimo tentativo, inviando una lettera in cui chiede aiuto al presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta. Anche se a conti fatti, comincia a perdere la speranza di rifarsi una vita nella sua terra. E' sempre più evidente che i diritti che in uno stato civile sono scontati nell'esperienza di Ignazio Cutrò sono solo promessi.

Info: ignaziocutro.com

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