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francese-mario-2di Savino Percoco - 26 gennaio 2014
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Oggi sono esattamente 35 anni dalla sera del 26 gennaio 1979, quando Mario Francese venne assassinato davanti casa dal boss e cognato di Totò Riina, Leoluca Bagarella. Era un giornalista d’inchiesta, nato a Siracusa e vissuto a Palermo. Raccontava la sua Sicilia, quella degli anni in cui i giovani Liggio, Riina e Provenzano avanzavano i primi passi verso la presa di potere che ancora oggi ne determina gli scenari anche nazionali seminando terrore in tutta l’isola, ma non per lui, che per il suo coraggio, conoscerà prematuramente la morte.

Francese trova il primo impiego negli anni ’50 come telescriventista all’Ansa, con un talento giornalistico apprezzato e notato dall’Agenzia, ma non premiato con incarichi redazionali. La sua voglia di scrivere su cronaca nera e giudiziaria continuerà a prevalere, portandolo all’assunzione di corrispondente de «La Sicilia» di Catania. Nel gennaio 1957 trova impiego a “cottimo” presso l'ufficio stampa dell'assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Sicilia, divenendo capo ufficio e definitivamente assunto nel 1958, mentre in contemporanea avviava un rapporto di collaborazione con “il giornale di Sicilia” di Palermo. Nel 1968 si dimette dall’incarico regionale, per dedicarsi esclusivamente con quest’ultimo giornale e di quei temi  occulti legati al fenomeno mafiosi, spesso insabbiato sugli organi di stampa dell’epoca.

Tanti, sono i casi scottanti descritti dalla sua penna: la strage di Ciaculli, l'omicidio del colonnello Russo, il processo ai corleonesi del 1969 (terminato con “inspiegabili” assoluzioni), ecc. Un uomo esemplare per la professione del giornalista, cercava sempre l’approfondimento, investigando sui fatti fungendo da inquirente e riuscendo ad intervistare persino (fu l’unico), la moglie del capo dei capi e sorella del suo sicario, Ninetta Bagarella. Indagando su dinamiche poco chiare legate alla costruzione della diga Garcia, dopo il terremoto del Belice, fu il primo, anche a fiutare l'evoluzione strategica della mafia corleonese e quindi, della frattura in “commissione” tra “liggiani” e l'ala moderata a “Cosa nostra” di scuola Lucky Luciano.

Era un uomo giusto, sognava una Sicilia colorata, e come il segretario provinciale della DC Michele Reina, il capo della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano e il giudice Cesare Terranova, in quell’anno anche lui entrerà nel triste elenco delle vittime “eccellenti”.

Come spesso accade per omicidi di mafia, anche quello di Mario Francese, fu presto dimenticato e archiviato, e riaperto anni dopo su insistenza dei familiari. Le sentenze di primo grado e in rito abbreviato, giunsero nell’aprile 2001, condannando a 30 anni Riina, Francesco Madonia, Antonino Geraci, Giuseppe Farinella, Michele Greco, Leoluca Bagarella e Giuseppe Calò, assolto invece l’altro sospettato sicario, Giuseppe Madonia. Nel processo bis, con rito ordinario, fu condannato anche Bernardo Provenzano con pena all’ergastolo.  I giudici, motivano le il campo d’accusa, mediante articoli e dossier redatti da Francese da cui si evidenzia: “una straordinaria capacità di operare collegamenti tra i fatti di cronaca più significativi, di interpretarli con coraggiosa intelligenza, e di tracciare così una ricostruzione di eccezionale chiarezza e credibilità sulle linee evolutive di Cosa nostra, in una fase storica in cui oltre a emergere le penetranti e diffuse infiltrazioni mafiose nel mondo degli appalti e dell’economia, iniziava a delinearsi la strategia di attacco di Cosa nostra alle istituzioni. Una strategia eversiva che aveva fatto  un salto di qualità proprio con l’eliminazione di una delle menti più lucide del giornalismo siciliano, di un professionista estraneo a qualsiasi condizionamento, privo di ogni compiacenza verso i gruppi di potere collusi con la mafia e capace di fornire all’opinione pubblica importanti strumenti di analisi dei mutamenti in atto all’interno di Cosa nostra”.
Il tutto viene confermato nella sentenza di appello nel dicembre 2002. Nel verbale si legge: “con la sua morte si apre la stagione dei delitti eccellenti. Mario Francese era un protagonista, se non il principale protagonista, della cronaca giudiziaria e del giornalismo d’inchiesta siciliano. Nei suoi articoli spesso anticipava gli inquirenti nell’individuare nuove piste investigative». E rappresentava «un pericolo per la mafia emergente, proprio perchè capace di svelarne il suo programma criminale, in un tempo ben lontano da quello in cui è stato successivamente possibile, grazie ai collaboratori di giustizia, conoscere la struttura e le regole di Cosa nostra”.
Nel dicembre ’03, in Cassazione, vengono assolti Pippo Calò, Antonino Geraci e Giuseppe Farinella “per non avere commesso il fatto” e confermati 30 anni di carcere per il capo corleonese, Leoluca Bagarella, Raffaele Ganci, Francesco Madonia  e Michele Greco, che non avevano fatto ricorso davanti alla Suprema corte.
Confermata in appello anche la sentenza del processo bis, per Bernando Provenzano.

Purtroppo nessuna sentenza ha reso giustizia al dolore di un figlio, che perde il padre a soli 12 anni, mentre in “diretta” ascolta il suono degli spari “fatali”, così, a 36 anni, il giornalista Giuseppe Francese, dopo aver contribuito all’emergere di verità occultate con inchieste e ricostruzioni della morte di suo padre, decide di togliersi la vita.

Intanto, la società civile onestà che sogna e pretende un mondo migliore e forte di quel coraggio di scortare simbolicamente persino Antonino DI Matteo, a seguito delle minacce stragiste di Riina, non dimentica, e nel 1996, viene istituito un premio alla memoria di Mario Francese, vinto quest’anno, dal regista/attore palermitano,  Pierfrancesco Di Liberto (PIF), protagonista del film/documentario  "La mafia uccide solo d’estate".
Mentre nel 2001, Francesca Barra, con editore Rizzoli, onorerà la memoria dei due giornalisti con un libro, “il quarto comandamento”.
Infine, ieri a Corleone, è stata resa omaggio una piazza a Mario e Giuseppe Francese, mentre questa mattina in viale Campania di Palermo, l’Unione cronisti Italiani, alla presenza dei familiari, ha ricordato il giornalista inaugurando uno spazio verde a lui intitolato.
Durante la cerimonia, è intervenuto anche il Sindaco Leoluca Orlando, che ha sottolineato: “Un martire della verità che ha dedicato la sua vita e il suo impegno da professionista libero alla lotta contro la mafia. Siamo qui questa mattina per ricordare il suo sacrificio, affinché le giovani generazioni continuino a percorrere un sentiero di legalità e giustizia”.

FOTOGALLERY © Igor Petyx
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