Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

manca-attilio-web0di Aaron Pettinari - 9 gennaio 2014
Non era in ospedale nei giorni del ricovero di Provenzano a Marsiglia
La novità è di quelle importanti tanto da poter dare un nuovo input investigativo agli inquirenti. Attilio Manca, il giovane urologo trovato morto nella sua casa di Viterbo nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004, non era in ospedale nei giorni del ricovero di Bernardo Provenzano a Marsiglia. Un dettaglio fondamentale emerso dalle indagini svolte dalla redazione del programma di Rai Tre “Chi l'ha visto?” che da sempre ha seguito la vicenda.
A verificare il fatto è stato il giornalista Paolo Fattori che ha semplicemente confrontato il verbale della squadra mobile di Viterbo, guidata all'epoca da Salvatore Gava, con i fogli dell'ospedale “Belcolle”, dove Attilio Manca lavorava.
Mentre nella relazione firmata dallo stesso Gava risultava che l'urologo siciliano era di turno all'ospedale nei giorni in cui il boss si trovava in Francia per sottoposti ad un'operazione alla prostata, nei registri dell'ospedale si evince che questi non era presente al nosocomio di Viterbo. I giorni in cui è segnata la mancata presenza sono quelli del 25, 26 e 31 ottobre 2003, mentre il 30 se ne era andato via intorno alle 15:30, prima quindi che terminasse il suo turno. Infine rientra in servizio la mattina del 1° novembre.

Certo non è dato sapere dove effettivamente Attilio Manca si trovava in quei giorni ma i documenti parlano chiaro e gettano nuove ombre sulle modalità con cui sono state condotte le indagini sulla sua morte in questi anni. La famiglia ha da sempre sostenuto che queste fossero lacunose ed incomplete. Quando la mattina del 12 febbraio 2004 viene trovato morto nella sua casa di Viterbo, subito si notano sul braccio sinistro due piccoli fori. L'autopsia riscontra una dose letale di droghe e gli inquirenti pensano al suicidio mentre la famiglia lo esclude categoricamente. Gianluca Manca e la madre Angela Gentile hanno ricostruito ogni aspetto evidenziando come Attilio si trovasse bene a Viterbo, tanto da voler comprare casa, ma soprattutto era un mancino puro. “manca-registro-ospedale-viterboCome avrebbe fatto a farsi un’iniezione con la mano destra?” è la domanda più ovvia che si possa pensare. Dopo sette anni di indagini la procura di Viterbo ha ha prodotto l’esame tricologico per dimostrare la sua tesi, ovvero che Manca era drogato ed aveva sbagliato la dose, ed il caso è stato chiuso in estate.
A poche ore di distanza, su Facebook, apparirono successivamente delle dichiarazioni da parte di un fantomatico testimone che confermava quanto da sempre sospettato dalla famiglia Manca, e sul quale non si è forse mai indagato a fondo: la pista mafiosa. Secondo i familiari Attilio fu una vittima di mafia in quanto sapeva troppo di Bernardo Provenzano tanto che prima visitò e poi assistette al famoso intervento alla prostata al quale si sottopose il boss Bernardo Provenzano in una clinica di Marsiglia.
A surrogare la tesi, per la madre Angela Gentile, vi è un fatto. Verso la fine di ottobre il figlio chiamò il padre, Gioacchino Manca, dalla Costa Azzurra dicendo che si trovava in quel luogo perché doveva “vedere un intervento”. Un episodio che fino ad ora non è stato mai verificato tramite i tabulati telefonici, nonostante le continue richieste da parte della famiglia.
Adesso la scoperta di “Chi l'ha visto?” apre un nuovo spiraglio su questo fronte ed anzi allarga ancora la questione aggiungendo particolari che potrebbero far pensare ad una sorta di insabbiamento del caso. Nel servizio andato in onda si evidenzia come il generale Salvatore Gava sia stato condannato poche settimane fa a 3 anni ed 8 mesi di reclusione per aver falsificato il verbale relativo all’irruzione nella scuola “Diaz” di Genova del 2001, durante il “tristemente celebre” G8, nel quale tra le altre cose morì il giovane Carlo Giuliani. Nello specifico aveva redatto un falso verbale che giustificava il blitz degli agenti e in cui si riferiva al ritrovamento, all’interno dell’istituto, di alcune molotov. Bombe artigianali che in realtà non si trovavano affatto nella scuola.
Nelle indagini sulla morte di Attilio Manca, il Gava sostenne che questi non poteva trovarsi a Marsiglia, in quanto non risultava assente dall’ospedale dove lavorava. Adesso però si è scoperto, documenti alla mano, che si sbagliava.
manca-fratello-madreA questo punto è lecito farsi alcune domande. Potrebbe essere stato falsificato anche il rapporto sul caso Manca? Se così fosse, quale sarebbe stato il motivo?
Per la Procura di Viterbo il “caso Manca non è più un caso” ma gli aspetti che andrebbero approfonditi sono davvero tanti. La famiglia da parte sua continua la sua battaglia alla ricerca della verità e della giustizia sulla morte di Attilio che, come quella di tante altre vittime di mafia, è circondata da un alone di mistero. “Mi hai dato una notizia meravigliosa in questa puntata perché significa che quello che noi abbiamo sempre sostenuto che mio figlio era a Marsiglia è la verità – commenta la madre Angela rivolgendosi alla conduttrice Federica Sciarelli -E' stato confermato perché il fatto che non fosse in ospedale va ad aggiungersi a quello che non hanno mai voluto cercare le telefonate. Noi abbiamo da sempre insistito con il nostro legale Fabio Repici affinché si cercassero i tabulati del 2003, invece non l'hanno mai voluto fare ed hanno costruito tutto, che mio figlio è sempre stato in ospedale. Ed ora torno a chiedere giustizia”. Anzi, potrebbe essere stato lo stesso Gava a far scomparire l'ultima telefonata fatta da Attilio perché quella telefonata c'è. Noi l'avevamo detto a Gava che quella telefonata c'era e qualche giorno dopo è scomparsa dai tabulati. Ed ora che è arrivata questa condanna proprio per la produzione di un documento falso io posso pensare qualunque cosa”.
Quindi è intervenuto anche Gianluca Manca che è tornato a ribadire come, alla luce dei nuovi elementi, “la competenza delle indagini dovrebbe essere affidata all'antimafia. Viviamo in un paese in cui le verità fanno scomodo. Ora però è il momento di passarsi una mano sul cuore se le indagini sono state fatte a 360 gradi”. E chissà se lo farà il Ministro della Giustizia Cancellieri che ha ricevuto tempo addietro una richiesta di 41 senatori, di ispezionare la Procura di Viterbo per verificare se non vi sia stata una certa superficialità nel corso delle indagini sul caso Manca e che ancora deve dare una risposta.

Nelle foto: Attilio Manca, il registro delle presenze dell'urologo e i famigliari Angela Gentile e Gianluca Manca

ARTICOLI CORRELATI

La storia di Attilio Manca a "Chi l'ha visto?"

Sul caso di Attilio Manca un chiarissimo errore giudiziario

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy