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governo-soldidi Savino Percoco - 21 dicembre 2013
Drastici tagli dei fondi destinati alla lotta contro la mafia emergono dalla manovrina varata dal Governo. Un ulteriore vergogna che segue gli assordanti silenzi istituzionali col Presidente della Repubblica in primis, riguardo le stragiste affermazioni di Totò Riina contro Antonino Di Matteo e i pm della trattativa.
Difatti, un provvedimento ha destinato 210 milioni di euro all’emergenza clandestini, sottraendone 50 al Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura istituito nel 2010.

Uno “scippo” inspiegabile che penalizza ulteriormente la lotta alla criminalità organizzata e toglie alle vittime di Cosa Nostra che eroicamente hanno trovato il coraggio di denunciare i loro aguzzini; invece di depennare quei settori “eversivi” come i compensi di Deputati, Senatori, operatori parlamentari, F35, ornamenti bellici, ecc.
Ma non finisce qui, difatti la legge di stabilità taglia i contributi anche per l’Unione nazionale ciechi, alle Rss e Ps per l’assistenza ai cittadini infetti da tubercolosi e riduce le risorse per il personale della Direzione investigativa antimafia.
Inoltre, le persone rese invalide all’80% della capacità lavorativa, come ad esempio, alcune vittime di stragi o percosse mafiose, non avranno subito diritto alla pensione com’era previsto dalla 206/04. Una singolare norma inserita nella finanziaria penalizza scapoli e chi risiede sotto la tutela dei propri famigliari, riconoscendo il solo vitalizio di 1033 euro per invalidità al 50 % dalla capacità lavorativa anche se il matrimonio o la nascita dei loro figli è avvenuta dopo l’evento terroristico.
Dura a riguardo, la replica di Giovanna Maggiani Chelli, Presidente dell’ Ass. tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili che spiega: “non tutti i grandi invalidi sono coniugati prima o dopo gli attacchi terroristici di Salvatore Riina, ve ne sono infatti di single aiutati dai familiari nelle loro esigenze e non dai coniugi o dai figli. E qui, in questi casi, nella legge di stabilità, NO, il vitalizio non è previsto, come se i parenti di origine dell’invalido al 50% della capacità lavorativa dovessero occuparsi dell’invalido stesso, ma senza nessun tipo di aiuto economico rispetto a quelli che hanno contratto matrimonio. Dio Cristo, ma ci fate o ci siete, non ne possiamo più. Signor Primo Ministro, ma di quale panettone ha parlato ieri? Del panettone che si mangia a casa di chi per cortesia?”

L’ass. “Libera” di don Luigi Ciotti ha tentato di limitare i danni, proponendo due emendamenti riguardanti la memoria delle vittime di mafia e i diritti dei loro familiari.
Il primo riguardo il riconoscimento di un permesso di lavoro annuale e retribuito di 150 ore per testimoniare la loro esperienza civile nelle scuole e nella società.
Nel secondo invece, si chiede l’abrogazione dell’attuale norma che fissa nel 1961 la data per ottenere il riconoscimento giuridico di vittima delle mafie, escludendo dai benefici le famiglie che hanno subito la perdita di un congiunto prima di quella data, trovando le necessarie coperture finanziarie.
Purtroppo, almeno fino ad ora, le speranze sono state disattese, difatti la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e del Governo non ha approvato nessuno dei due emendamenti.
In una nota dei firmatari dell’appello, si legge: ''Nessuna giustificazione per la relativa copertura finanziaria può essere accettata visto che non meno di due mesi fa lo stesso governo ha provveduto al taglio di circa 50 milioni di euro dal fondo di rotazione per la solidarieta' alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura''.

Intanto in Sicilia, iniziano a sentirsi i primi effetti e il Consiglio Regionale dovrà confrontarsi sulla feroce riduzione dei fondi destinati alla lotta alla mafia che scendono da 1,2 milioni a 154 mila euro. Rabbrividiscono le cifre che il Governo ha deciso di stanziare per le varie voci:
1) “Fondo di solidarietà per le vittime di richieste estorsive” si passa da 34 mila a 13 mila euro;
2) “Contributo alle associazioni antiracket riconosciute, a Fondazioni, a centri ed altre strutture associative aventi sede in Sicilia per il perseguimento di finalità connesse all’assistenza, alla tutela, alla informazione dei soggetti che abbiano subito richieste o atti estorsivi”, da 251.000 a 23.000 euro;
3) “Formazione degli orfani vittime della mafia, della criminalità e del dovere”, da 70 mila euro a 8 mila euro;
4) “Assunzione delle vittime di mafia negli enti locali”, da 229 a 49 mila euro;
5) “Indennizzi “una tantum” per le vittime della criminalità organizzata”, da 60 a 15 mila euro;
6) “Danni a immobili e mezzi di trasporto causati da Cosa Nostra”, da 26 a 5 mila euro;
7) “Fondo regionale per le parti civili nei processi contro la mafia”, da 157 a 20 mila euro.
8) Contributi fiscali per gli imprenditori che denunciano il pizzo. da quasi 2,9 milioni di euro a 11 mila euro.
Un taglio senza precedenti che avviene proprio nella Regione chiave di Cosa Nostra e dove in particolare l’ottava voce diventa alquanto irrisoria e ridicola.

Molte le reazioni contrarie, tra cui Ruggirello (Articolo 4): "Tagli vergognosi. Il governo rimpingui quei fondi", protestando continua, “Tanto vale la vita di un uomo per questo governo? Un governo che sbandiera ovunque la necessità di contrastare la criminalità organizzata e di lavorare per la legalità, poi, decide di togliere i fondi per le vittime della mafia. Un fatto scandaloso e inaccettabile. Con quei tagli è come se l’esecutivo ci volesse spiegare che la mafia in Sicilia non esiste più, e che quindi quei contributi sono inutili”.
Intanto i deputati di Articolo 4 sono pronti a presentare un emendamento per la riduzione delle indennità del presidente della Regione e dei suoi assessori, invariate nonostante i tagli previsti ‘Spending review’ al fine di riversare le somme risparmiate sul versante dell’antimafia.
Contrario anche Nello Musumeci, Presidente della Commissione antimafia "Se le previsioni di bilancio del governo Crocetta in tema di sostegno alle persone e associazioni impegnate nella lotta alla mafia dovessero restare quelle presentate in commissione, sarebbe un danno gravissimo in termini materiali e morali. Siamo passati da circa un milione e mezzo di euro dello scorso anno a circa 150 mila euro per il 2014. Un taglio irragionevole sotto ogni punto di vista. Spero proprio che il governo voglia correggere in tempo l'assurda previsione e dare ossigeno a quanti, sul territorio, si spendono per la difesa della legalità".

Mentre, l’ass. all’economia, Luca Bianchi, rivolgendosi alla collega Esterina Bonafede afferma: "I contributi aumentano, ma l'assessore non è riuscito a spiegarlo in commissione".

Nel 2006, Susanna Lima, figlia del luogotenente di Andreotti ed eurodeputato DC assassinato nel ‘92, riconosciuta tra le vittime di mafia dal Governo Prodi, ricevette dallo Stato un "tesoro" di un milione e 815 mila euro.

Insomma, un Paese dal passo del gambero che si contradice in tanti paradossi, trovando somme enormi di denaro pubblico per un singolo, per altro non uno a caso, ma che diventa magicamente povero quando si tratta di finanziarli per una seria lotta alla mafia.
Sarà opportuno che ci dica chiaramente su quale metà campo lo Stato intende schierarsi.

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