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cutro-ignazio-big"La nostra dignità è stata calpestata"
di AMDuemila - 7 dicembre 2013
L'imprenditore siciliano Ignazio Cutrò, testimone di giustizia e presidente dell'Associazione nazionale dei testimoni di giustizia, con una lettera in cui riversa tutta l'esasperazione e lo sconforto di una vita divenuta logorante per aver portato avanti una scelta di denuncia contro la mafia, rinuncia al Programma di protezione predisposto per sé e la sua famiglia. La lettera è stata inviata al Ministro dell'Interno Alfano e al Viceministro Bubbico, al Dott. Cirillo, Direttore Centrale della Polizia Criminale, e al Gen. Pascali, Direttore del Servizio Centrale di Protezione. Recentemente anche il figlio Giuseppe, 23 anni, ha divulgato la propria opinione su un Programma di protezione spesso difficile da far coincidere con un sereno equilibrio familiare.

Pubblichiamo di seguito la lettera di Ignazio Cutrò: a lui e alla sua famiglia l'abbraccio e la solidarietà di tutta la Redazione.


Siamo a poco meno di ventiquattro ore dall’incontro di ieri, avvenuto in Roma con alcune delle cariche appena indicate; dopo dieci giorni di non uscire e stare a casa, mia moglie doveva recarsi a fare delle analisi per il suo stato di salute precario e ci ritroviamo personale nuovo ed esterno al posto che nemmeno risulta specializzato, che cambia ogni due giorni da tre anni.
Preferiamo uscire da soli, ci hanno distrutto psicologicamente, più della mafia; avevamo chiesto ai comandanti di mettere in servizio almeno un uomo che conoscesse i posti e le persone, per garantire almeno un minimo di sicurezza.
A tal proposito dobbiamo proteggerci noi, anche con questi militari che figurano a proteggerci solo su di un foglio, poiché dobbiamo noi fornire loro conoscenze sul luogo, le strade, le persone vicine alle famiglie mafiose e delle persone che frequentano generalmente il nostro paese, ogni giorno e da sempre avviene in questo modo: nominateci agenti di pubblica sicurezza, già abbiamo buona esperienza; sarebbe un inutile spreco di vite umane in caso di un attentato, preferiamo morire da soli, questi carabinieri non c’entrano, sono stati comandati a fare qualcosa che spesso non sanno di cosa si tratta: meglio soli che male accompagnati.
Purtroppo siamo una pratica, ma strappatela questa pratica e ridateci la nostra vita. Con questo documento intendiamo esonerarvi da qualsiasi responsabilità, siamo noi a non richiedere la protezione ed a voler uscire da soli; già, ma in conseguenza a cosa? Lo Stato, la gestione territoriale non è in grado di farci vivere tranquilli, per quel poco che ci rimane di stare tranquilli ovviamente. Nelle aule di Tribunale abbiamo dato le nostre testimonianze senza che nessuno è venuto a cercarci e lo abbiamo fatto tempestivamente, ed ora che si deve applicare un nostro diritto, un diritto a vivere, lo Stato dov'è?
Giustamente, per come riferiva e non solo il Gen. Pascali in un colloquio precedente, ma anche altri vertici dell’arma, la stessa non è in grado di attuare le direttive perché ci troviamo a Bivona (AG), sì Signori è colpa nostra. È colpa nostra forse, che ancora continuiamo a credere alle speranze che ci venivano date fino a ieri pomeriggio dentro quella stanza. Abbiamo pure cercato di aiutarli in qualche modo nella gestione, era stato consegnato un programma dove mia moglie sarebbe uscita quotidianamente solo dalle 10:30 alle 17:00 per limitare il personale impiegato e agevolare l’arma, ma non è servito a nulla. Intendiamo vivere una vita da soli e ci dispiace dire questo anche a seguito delle parole, delle certezze promesse dall’On. Bubbico ieri sera e dal Dott. Cirillo in passato, ma dopo tre anni di sofferenze non siamo più in grado di continuare.
In questo tempo la nostra dignità è stata calpestata, senza lavoro, senza amici, scarsa protezione, senza libertà. Chiediamo solo aiuto per applicare le principali Norme Costituzionali per garantire i Diritti Inviolabili dell’Uomo:
la vita, il lavoro, la Pubblica Sicurezza. Davvero lo Stato non riesce a richiamare gli organismi sottostanti o aiutarli a garantire quello che gli è stato disposto? Se al posto della mia famiglia, ci fosse stata la Vostra, le cose sarebbero
andate allo stesso modo? Vogliamo davvero combatterla la criminalità organizzata o dobbiamo diffondere il vero messaggio di come vengono trattati i Testimoni di Giustizia e le loro famiglie che nella normalità hanno fatto delle scelte normali denunciando?

Ignazio Cutrò

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