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lucchetto-informaticodi Miriam Cuccu - 22 novembre 2013
Unico whistleblower italiano in ambito privato, dopo aver toccato “tasti dolenti” all'interno della banca viene licenziato, ma “rifarei tutto”.
A 21 anni Enrico Ceci viene assunto dalla filiale di Parma del Gruppo Banco Desio. Un errore nell'esecuzione di alcune procedure informatiche è il punto di partenza grazie al quale - suo malgrado - scopre una pericolosa falla nel sistema informativo della banca. Attraverso tale falla, si poteva arrivare a nascondere la reale giacenza di valuta estera presente nel caveau delle filiali. Enrico - turbato per tale sconvolgente scoperta - invia immediatamente una relazione all'attenzione dei suoi superiori. Ad un certo punto si rende conto di avere toccato un “tasto dolente” all'interno di Banco Desio: le conseguenze del suo gesto, infatti, non tardano ad arrivare. Il giovane bancario prima subisce un immotivato tentativo di trasferimento verso un’altra filiale - a cui riesce apparentemente a sottrarsi - ed in seguito viene malamente licenziato, addirittura mentre era in infortunio sul lavoro.
Dopo il repentino licenziamento, Enrico trova comunque le forze per denunciare - attraverso una serie di esposti - le irregolarità e gli illeciti anche alla Banca d’Italia. Ma non si ferma qui e decide di fornire la propria preziosa collaborazione al Gruppo Criminalità Organizzata (GICO) della Guardia di Finanza di Roma, che nel frattempo stava conducendo un’indagine per conto della locale Procura. In parallelo, Enrico Ceci promuove una causa di lavoro al Tribunale di Parma per vedere riconosciuta l’illegittimità del licenziamento subito da Banco Desio.

L'inchiesta della Procura di Roma - dopo varie peripezie - approda finalmente ad un risultato concreto a fine luglio 2011. Due importanti aziende del Gruppo, Banco Desio Lazio S.p.A. e Credito Privato Commerciale SA, e numerosi ex manager vengono infatti rinviati a giudizio con pesanti accuse (riciclaggio internazionale, appropriazione indebita...). Qualche mese più tardi, l’ ex amministratore delegato di Banco Desio Lazio - Renato Caprile - patteggia la pena di 2 anni e 10 mesi di reclusione. Nel frattempo, Banca d’Italia - attraverso alcune ispezioni - verifica l’esistenza di numerose irregolarità: i manager apicali di Banco di Desio e della Brianza S.p.A. vengono sanzionati per la somma di 360 mila euro. Al Tribunale di Roma, purtroppo, si aggiungono ulteriori ritardi: tra rinvii e difetti di notifica, il processo contro il Gruppo Banco Desio ed i suoi ex manager si aprirà in data 24 gennaio 2014.
Quindi, mentre la Procura di Roma e Banca d’Italia confermano - di fatto - la correttezza delle denunce presentate da Enrico Ceci, i Giudici del lavoro del Tribunale di Parma incredibilmente respingono le sue ragioni. Dalla lettura della sentenza, infatti, si evince la nascita di un nuovo principio giuridico: un lavoratore che denuncia - peraltro a ragione - illeciti di rilevanza penale nella banca in cui opera, “lede il vincolo fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore”.
Dopo tale ingiusto licenziamento, Enrico Ceci rimane disoccupato per alcuni mesi. In seguito, però, riesce faticosamente ad ottenere un contratto a tempo determinato in un back-office di Banca Intesa.
Qualche tempo dopo riceve una proposta da Cassa di Risparmio di Cesena.

Anche come dipendente di Cassa di Risparmio di Cesena si è ritrovato a riscontrare comportamenti poco trasparenti?
Purtroppo sì. Sono stato assunto in data primo marzo 2010 da Cassa di Risparmio di Cesena nella Filiale di Parma come apprendista, ma sono stato utilizzato fin da subito come cassiere. A fronte delle mie denunce, la Procura di Ancona ha ipotizzato i seguenti reati: art. 595 C.P. (diffamazione), 572 C.P. (maltrattamenti in famiglia), 644 C.P. (usura), 648 BIS C.P. (riciclaggio), 517 C.P. (vendita di prodotti industriali con segni mendaci) e ART. 55 D.lgs 231/2007. Sfortunatamente, c’è una grande differenza tra le indagini condotte su Banco Desio dal GICO di Roma e quelle fino ad ora condotte dalla Procura di Ancona su Cassa di Risparmio di Cesena. banco-desioGli Inquirenti del GICO di Roma, che hanno realizzato indagini di alto livello professionale, avevano una grande motivazione che certamente ha avuto una qualche influenza sulle decisioni della Procura di Roma. Non sono invece affatto convinto che la Procura di Ancona abbia agito in modo altrettanto efficace: il Pubblico Ministero, avendo aperto diversi fascicoli, ha infatti spezzato l’unitarietà dell’indagine. Questo, purtroppo, andrà a favorire la banca e non certamente l’ottenimento del migliore risultato in termini di un efficace perseguimento della giustizia. Per quello che ho potuto vedere, lo spirito con cui gli Inquirenti stanno indagando Cassa di Risparmio di Cesena sembra molto diverso da quello espresso dal GICO di Roma: non sono per nulla soddisfatto.

Una volta che si è reso conto della situazione presente nella filiale, come ha deciso di comportarsi?

Anche in questo caso, ho avvisato immediatamente i miei superiori diretti. Non avendo ottenuto risposte adeguate, ho deciso di attivare una procedura di escalation informando per iscritto il management aziendale e il collegio sindacale.

Quali sono state le conseguenze della sua decisione di denunciare tali condotte poco trasparenti?

Come al solito, sono stato licenziato. Anzi. Cassa di Risparmio di Cesena mi ha addirittura licenziato per due volte. Nel marzo 2012, infatti, il giudice ha stabilito l’illegittimità del primo licenziamento ordinando il mio immediato reintegro in filiale: un mese più tardi, la banca mi ha licenziato nuovamente. E questa volta, Cassa di Risparmio di Cesena si è pure scelta indebitamente il Tribunale dove andare a discutere la causa: ovviamente, si tratta del Tribunale di Forlì.

Che risposte ha ricevuto dalla magistratura?

Il primo licenziamento è stato giudicato illegittimo a fronte di un mio ricorso cautelare presentato nel Tribunale del luogo ove prestavo la mia opera, cioè Parma. Per quanto concerne il secondo licenziamento, dopo aver esaminato attentamente quanto accaduto in seguito, devo constatare - mio malgrado - di non riporre alcuna fiducia nel Tribunale di Forlì. Di recente, infatti, ho presentato un ricorso alla Cassazione in cui ho evidenziato tutte le anomalie e le irritualità che mi hanno privato del giudice naturale.
Per quanto riguarda la Procura di Ancona, credo che abbia trascurato una circostanza appena denunciata pubblicamente anche da Saviano: “Quando c’è la crisi, camorra e banche si alleano. Non sono più in concorrenza. Alla banca serve liquidità. Alla Camorra, alla ‘Ndrangheta, a Cosa Nostra serve il riciclaggio. Mentre a un imprenditore - per aprirgli una linea di credito - la banca gli fa un’analisi del suo DNA, per i soldi che vengono dal narcotraffico e dalle organizzazioni criminali le banche aprono conti anche a persone a zero reddito.” Nonostante io abbia portato prove circostanziate, tali evidenze non sono apparentemente state prese nella dovuta considerazione da chi di dovere.

Cosa prevede per il prossimo futuro?

In realtà, non mi aspetto nulla di buono: certi magistrati ed alcune Procure sembrano non voler perseguire le banche con la stessa determinazione con cui perseguirebbero un comune Cittadino. Per quanto concerne il mio futuro lavorativo, credo che difficilmente riuscirò a ricollocarmi in Italia: l’influenza del sistema bancario sul Sistema Economico Italiano è troppo grande. Purtroppo, per il Sistema Italiano rappresento un problema: mi sono ribellato. Transparency International, nel suo Report 2012, mi ha considerato come l’unico whistleblower Italiano in ambito privato. Una sorta di “grillo parlante” degli anni duemila.

Qual è la sua opinione sul sistema bancario italiano, alla luce delle gravissime mancanze da lei evidenziate soprattutto etiche?
Ritengo che il “connubio malato” tra un sistema finanziario corrotto e certi sedicenti controllori - che in realtà non controllano - sia una delle ragioni principali della decadenza del nostro Paese. Il caso Parmalat e l’esempio di certi Enti Pubblici con deficit enormi, ormai fuori controllo, sono solamente alcuni degli effetti visibili di tale meccanismo perverso.

Con il senno di poi, prenderebbe le stesse decisioni?
Lei non ci crederà, ma rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Non sarà certo qualche “controllore controllato” a farmi cambiare idea.

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