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palco“Tra Arte e Legalità. La pittura di un pentito tra confessioni e riscatto sociale”
di Maria Marzullo - 18 novembre 2013
Treviso. Gaspare Mutolo. Boss mafioso ieri. Pittore e collaboratore di giustizia oggi. Nel caso del pentito Gaspare Mutolo, la pittura è una narrazione autobiografica. Dai quartieri di Palermo che lo hanno visto nascere, crescere ed educarsi seguendo lo stile mafioso, alle carceri che lo hanno accolto e privato della libertà. La vita di Mutolo si svela con la pittura; se le cronache di giustizia continuano a riportare alla luce i fatti criminali con fermezza e lucidità, i colori dei suoi quadri sono espressione di forza e determinazione che si accompagna al ricordo doloroso e nostalgico del suo passato. Attraverso l’arte l’uomo pentito trova la strada per liberarsi. La vita di uno dei collaboratori più importanti della storia di mafia è arrivata a Treviso con il patrocinio dell’amministrazione comunale nell’ambito del progetto “Art&Legalità” ideato dalle associazioni Il Sicomoro e Terra Mater in collaborazione con la rivista AntimafiaDuemila e la Galleria Spazio Bevacqua Panigai.

pubblicoL’informazione sulla legalità si è unita all’aspetto artistico. La volontà comune delle singole organizzazioni di portare a conoscenza e a discussione del pubblico una delle tematiche più scottanti di questo tempo ha contribuito ad alimentare il pensiero e i fatti che considerare il sistema mafioso una questione solo e tutta siciliana, è un errore.
Giovedì 14 novembre presso la Sala degli Arazzi del Comune di Treviso si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del progetto alla quale sono intervenuti l’assessore alla cultura Luciano Franchin, il direttore di AntimafiaDuemila Giorgio Bongiovanni, il curatore artistico delle opere di Mutolo Marco Dionisi e la gallerista dello Spazio Bevacqua Panigai di Treviso Lorenza Raffaello. Alla presenza della stampa e delle tv locali, i relatori hanno esposto l’importanza sociale del progetto anche alla luce delle recenti dichiarazioni di morte palco-telefonatainviate dal carcere dal boss Salvatore Riina nei confronti del pm Nino di Matteo. Venerdì 15 novembre è stato presentato l’ultimo libro della giornalista Anna Vinci scritto in collaborazione con Gaspare Mutolo: “La mafia non lascia tempo”. Il racconto del collaboratore di giustizia riporta le vicende umane e drammatiche, le dichiarazioni e i nomi che hanno distrutto il mito del capomafia Salvatore Riina. Giorgio Bongiovanni tra i relatori della serata dedicata all’iniziativa che prende il nome dall’omonimo libro, ha affiancato la giornalista Anna Vinci nel rivelare alcune delle principali dinamiche del sistema mafioso. Intrecci e complotti intrappolano il nostro paese. E non è solo un’impressione quella che la mafia non sia mai stata un fatto assestante. Il sistema ingloba e risucchia tutto quello che lo circonda. Con l’intervento telefonico in diretta, Gaspare Mutolo ha ricordato in brevi istanti il suo percorso da ex mafioso autista palco-pubblicodel boss Riina, le confessioni rilasciate al giudice Borsellino, la sua vita oggi alla luce della scelta di rompere i legami con la criminalità. Ma cosa ne è oggi di uno dei più noti uomini di mafia? Una scelta di vita degli anni ’90 capovolge il suo percorso mafioso ormai tracciato. Mutolo si gira indietro e parla. Parla di vicende, accordi ed interessi criminali. Parla di mafia e dipinge la sua esistenza tra Palermo, il carcere e la libertà perduta. È solo con la mostra apertasi lo scorso 16 novembre nella galleria Spazio Bevacqua Panigai di Treviso che si può iniziare a conoscere l’uomo pentito. la-mafia-non-lascia-tempo-bigMutolo dismette i panni di soldato di mafia. Ha aperto un nuovo capitolo per la sua vita, per il bene della sua famiglia. È un uomo nuovo che non rinnega il passato. Lo riconosce, lo confessa e lo dipinge. Pittore naif dai colori vivi e compatti, Mutolo ridona ai tetti delle borgate palermitane di Mondello e Partanna la luce dell’amata Sicilia e del suo mare. La mostra aperta fino al prossimo 28 dicembre offre una nuova possibilità all’uomo mafioso di ieri. Le opere di Mutolo non si pongono sotto l’ottica dello stile e della tecnica artistica. La sua pittura è selvaggia e primitiva. Essenziale il tratto e la stesura del suo “fare” arte.  L’arte racconta, intravede e scopre nuovi aspetti. E perché non ci si ricordi solo di uno dei più servili soldati di mafia, e non ci si dimentichi delle confessioni rivelate per sua volontà ai giudici Falcone e Borsellino, allora ricorderemo Mutolo come il pittore che dipingeva da pentito e che nell’arte aveva trovato la sua nuova ragione di vita.

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