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contrariamente-c-massimiliano-rinidi Lorenzo Baldo - 6 novembre 2013
Palermo. Il titolo della seconda edizione della “Giornata universitaria dell’antimafia” organizzata dall’associazione studentesca ContrariaMente e dalla Rete Universitaria Mediterranea è alquanto chiaro: “Tu da che parte stai?”. In una città come Palermo si è costretti a scegliere. Ogni giorno.
“Etica è innamorarsi del destino degli altri – aveva detto alcuni anni fa Roberto Scarpinato – e Palermo è uno dei pochi luoghi etici rimasti in questo Paese perchè si è costretti a scegliere: o stai con gli assassini, oppure no, o stai da una parte oppure dall'altra, anche se poi è difficile vivere questa scelta”. L’analisi del procuratore generale di Palermo si è inevitabilmente legata al tema portante di questo incontro che si è svolto nell’atrio della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

Di grande spessore i relatori che si sono intervallati: i pm Nino Di Matteo e Vittorio Teresi, la testimone di giustizia e presidente dell’associazione antiracket “Legalità e libertà” Valeria Grasso, il coordinatore regionale di “Libera” Umberto Di Maggio e Antonio Scaglione, preside della Facoltà di Giurisprudenza, nonchè figlio del giudice assassinato da Cosa Nostra, Pietro Scaglione (nel programma era previsto anche un collegamento skype con Salvatore Borsellino che però non è stato possibile a causa di alcuni problemi tecnici). Fin dalla presentazione dell’evento il presidente di ContrariaMente e membro del Consiglio nazionale degli studenti universitari, Salvo Di Chiara, aveva sottolineato che attraverso la formula della giornata universitaria dell’antimafia si voleva “stimolare tutti, e in particolare gli studenti, alla partecipazione attiva e all’impegno nell’ambito della lotta alla mafia”. Di Chiara aveva quindi specificato che la scelta del titolo voleva essere dichiaratamente provocatoria “nei confronti di chi ripudia la mafia a parole ma nei fatti fa poco per riscattare la nostra terra”. La tavola rotonda, moderata da Simone Cappellani, coordinatore delle “Agende rosse” di Palermo, ha seguito quindi il filo logico dell’importanza di fare le scelte giuste, dalla parte della legalità. Partendo dalla “straordinarietà del paradosso del rispetto delle regole” citata a mo’ di esempio dal componente di Contrariamente, Riccardo Lo Bue, Simone Cappellani ha introdotto la poetessa Lina La Mattina che, con grande pathos, ha letto una poesia dedicata a Rita Atria dopo aver ricordato con affetto l’editore siciliano Salvatore Coppola recentemente scomparso. “Il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l'attesa”, con una citazione di Sant’Agostino il prof. Scaglione ha sottolineato che “fare memoria vuol dire testimonianza” e che quella stessa testimonianza si deve tradurre in un “impegno quotidiano costante” attraverso una vera e propria difesa a oltranza della Costituzione. La lettura di alcune risposte alla domanda “Tu da che parte stai?” pubblicate sui social network è stata affidata a Barbara De Luca di Cittadinanza per la Magistratura e ad alcuni studenti della Facoltà. I tanti ragazzi presenti hanno ascoltato in religioso silenzio la vibrante testimonianza di Valeria Grasso. L’esempio di una vita vale di più di mille discorsi ed è esattamente quello che ha catalizzato l’attenzione dei giovani. Ed è l’esempio del riscatto, di chi, nonostante tutto, continua a credere di aver fatto la scelta giusta nel denunciare gli estorsori che la volevano condannare ad un’esistenza di soprusi. “Chi decide di stare dalla parte delle vittime della mafia lo deve dimostrare ogni giorno”, è stato Vittorio Teresi a rimarcare di seguito questo concetto. Per il procuratore aggiunto di Palermo è necessario trasformare l’indignazione in “cultura comune, voglia di conoscere la storia del nostro Paese”, così da scoprire “quanto la mafia ha inciso nella scrittura della storia d’Italia”. “Per contrariamente-c-francesco-pelusotrovare una responsabilità – ha evidenziato il magistrato – non è sempre necessaria una sentenza definitiva”, per poi ribadire l’importanza di stare sempre dalla parte giusta, al di là degli esempi ad “alti livelli”, in quanto “lo dobbiamo a noi stessi”. A mettere in guardia dalla cosiddetta “antimafia parolaia” è stato di seguito Umberto Di Maggio che ha specificato come ad un tipo di antimafia “radical-chic”, fatta di pura apparenza, si contrappone una “mafia doc” capace di “rispondere ai bisogni della gente”. Ed è ripartendo dal “sogno di un’antimafia popolare” che per il coordinatore regionale di Libera bisogna “passare dalla protesta alla proposta” con “continuità e soprattutto con lavoro, lavoro e lavoro”, per arrivare a “riappropriarci della politica per renderla nobile”. L’importanza di incontri come quello organizzato da ContrariaMente è stato ribadito da Nino Di Matteo che ha sottolineato come attraverso simili iniziative riaffiori lo “spirito di servizio nei confronti della cittadinanza” che contraddistingue la scelta di fare il magistrato. L’intervento del pm palermitano si è snodato attraverso la ricostruzione delle “mistificazioni” propinate all’opinione pubblica sulla fantomatica “guerra tra politica e magistratura”. “Gran parte della politica – ha specificato Di Matteo – e gran parte della magistratura sono andate a braccetto”, il pm ha quindi ribadito la gravità di quella “offensiva sistematica di gran parte della politica” nei confronti di una parte della magistratura “che si è ostinata a cercare di applicare la Costituzione” attraverso l’applicazione della regola che  la legge uguale per tutti. “La lotta alla mafia – ha rimarcato – potrà essere definitivamente vinta solamente quando ci sarà una rivoluzione culturale fatta dai giovani!”. Nel ricordare le denunce di Pio La Torre sulla politica collusa con Cosa Nostra Di Matteo ha evidenziato l’importanza di fare ognuno la propria parte per recidere i legami tra mafia e potere sottolineando che la lotta alla mafia non può essere disgiunta dalla lotta alla corruzione. Un appello a non essere indifferenti è stato successivamente lanciato dal magistrato che ha spronato i ragazzi a tenersi sempre informati. “L’indifferenza – ha sottolineato – ha consentito alla mafia di diventare così forte portando il Paese nelle condizioni in cui versa”. Alla domanda di un ragazzo sul proprio stato d’animo nell’essere costantemente bersagliati da critiche ancor prima che iniziasse il processo sulla trattativa Stato-mafia Di Matteo ha replicato specificando di essere abituato alle critiche e agli attacchi soprattutto da parte di chi non ha nemmeno letto una carta del processo. Il pm ha ricordato come all’inizio dell’indagine allo stesso Antonio  Ingroia veniva contestata mediaticamente l’assurdità e l’inconsistenza di quell’inchiesta sulla trattativa. “Fino a quando ci sarà uno spiraglio da esplorare, si dovrà fare, e voi cittadini avete il diritto e il dovere di pretendere la verità!”, ha rimarcato con forza. Dopo la testimonianza del sindacalista della Cgil minacciato dalla mafia, Vincenzo Liarda, è stato Vincenzo Agostino a ricordare la pretesa di giustizia e verità per l’omicidio di suo figlio Nino e di sua nuora Ida. Quello che Agostino definisce “il traditore” è l’ex capo della Mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, sul quale pesano tra l’altro i gravi sospetti di depistaggio nelle prime indagini sulla strage di via D’Amelio. L’estenuante ricerca della verità di questo anziano padre ha rappresentato un’ennesima testimonianza di vita che i ragazzi hanno ascoltato senza fiatare. Nell’atrio di Giurisprudenza è stato come se tornasse l’eco delle parole di Roberto Scarpinato in ricordo di Paolo Borsellino, ex studente di quello stesso ateneo. “Quell’uomo aveva scelto di morire per amore – aveva ricordato Scarpinato più di 10 anni fa –, perché era innamorato del destino degli altri. C’era molto di più del senso del dovere di cui si parla nella retorica ufficiale, c’era qualcosa di grande che si chiamava amore. Non tradiamo questo atto d’amore e ricambiamo, restando sempre e comunque al nostro posto. Non molliamo! Qualunque cosa sia accaduta qualunque cosa dovesse accadere. Non cediamo mai alla tentazione, per calcolo, per viltà o per stanchezza di accodarci alla maggioranza di Barabba”. Parole lontane nel tempo in risposta alla domanda racchiusa nel titolo del convegno.

Copyright fotografico ©
Massimiliano Rini (foto in alto)
Francesco Peluso (foto a destra)

Info: reteuniversitariamediterranea.it - facebook.com/contrariamente.palermo

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