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riina-salvatore-web1di Aaron Pettinari - 12 ottobre 2012
Sono state perquisite questa mattina le abitazioni dei tre colleghi, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza del Fatto Quotidiano e Riccardo Lo Verso di livesicilia.it.
Ad aprire un fascicolo a carico di ignoti, nei giorni scorsi, è stata la procura di Catania per il reato di violazione del segreto d’ufficio con l’aggravante di aver favorito la mafia.
I militari hanno così cercato tra pc, cellulari, agende, nelle auto e negli altri locali “di pertinenza” dei tre giornalisti”, carte, documenti e memorie che potessero far individuare la fonte.
Lo scorso nove ottobre sul “Fatto Quotidiano” era stata pubblicata la notizia di un possibile nuovo attentato ordito da Cosa nostra su ordine di Salvatore Riina. “La Juve è una bomba” la frase detta dal “Capo dei capi” durante un colloquio con i propri familiari.
Secondo il quotidiano la frase sarebbe stata inserita nel fascicolo di indagine della Procura di Caltanissetta quando al Palazzo di Giustizia di Palermo arrivò una una lettera anonima inviata il 26 marzo scorso da un “uomo d’onore”. Inoltre si parlava anche dei collegamenti con le cosche pugliesi.

Solidarietà (a cui si associa l'intera redazione di ANTIMAFIADuemila) è arrivata dall'Unci, l’unione nazionale dei cronisti italiani, che ricorda come “appena ieri il commissario per i diritti umani della Unione Europea, Nils Muiznieks, ha direttamente criticato l’Italia per l’arretratezza delle sue norme sul diritto all’informazione e per non essersi ancora uniformata alla giurisprudenza che promana dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il Governo italiano se vuole cancellare questo primato negativo deve allineare subito la legislazione alle più civili e liberali norme europee”. Persino l’Ordine dei giornalisti è intervenuto sulla vicenda. “L'unica colpa dei giornalisti è aver pubblicato notizie di rilievo, ma probabilmente sono anche vittime di contrasti e contrapposizioni tra diversi uffici giudiziari”.

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