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gelli-licio0di Aaron Pettinari e Savino Percoco - 12 ottobre 2013
Ci sono storie di uomini che hanno segnato le vicende del nostro Paese in negativo. Tra questi non può che figurare Licio Gelli. A 94 anni, il padre della P2 continua ad esser presente su registri d’indagini, fomentando fantasie e occulti misteri che farebbero invidia persino al celebre autore del “Codice da Vinci”. Ancora una volta è villa Wanda il nocciolo delle “infinite strade”. Difficile dimenticare i precedenti quasi “mitologici” della dimora, come quando nel marzo dell'81 vennero scoperti gli elenchi massonici da parte dei giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone mentre indagavano sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona.
Nei giorni scorsi il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, ha disposto un sequestro preventivo della residenza nella campagne di Arezzo, lussuosa dimora settecentesca composta da 32 vani e un ettaro di terreno, dove il Venerabile viveva agli arresti domiciliari. In base alle indagini risulta che la famiglia abbia evaso le tasse per ben 17 milioni di euro. Assieme al “gran maestro della P2” nell’inchiesta risultano coinvolti la moglie, Gabriella Vasile, i figli Maurizio, Maria Rosa e Raffaello e il nipote, Alessandro Marsilli, accusati di aver escogitato un sistema per frodare il fisco ed evitare l’incubo pignoramento da parte di Equitalia.

Secondo gli inquirenti infatti, nel 2007, avrebbero provato a sfilare il bene dalle grinfie dello Stato con una vendita fittizia ad una società terza in qualche modo riconducibile comunque alla famiglia. Ed è questo il motivo per cui è partito l'ordine di sequestro cautelare.
“Sono vecchie cose, risolverò tutto” avrebbe commentato lo stesso Gelli all'arrivo degli uomini della Guardia di Finanza. Le indagini traggono origine da fatti del 1998 quando il “Venerabile” fuggì in Francia in seguito ad una condanna a 12 anni per bancarotta fraudolenta, dandosi alla latitanza. Per quattro mesi fece perdere le proprie tracce rifugiandosi a Cannes finché non venne scoperto dalla polizia francese.  
E il 1998 è anche l'anno in cui furono scovati nelle fioriere 160 chili di lingotti d’oro, sospettati di essere parte di quel tesoro di 20 tonnellate scomparse nel 1942 quando, come ispettore del Partito Nazionale Fascista, Gelli fu incaricato di portare in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia.
Un amore per l'oro, il suo, manifestato anche nel 1983 quando, appena esploso lo scandalo della P2, gli sequestrarono dieci lingotti depositati in una banca di Buenos Aires. O qualche anno dopo quando altri 250 chili d’oro vennero rinvenuti in alcune banche di Ginevra.
Grazie alle perquisizioni del suo nascondiglio in Costa Azzurra vennero trovati 6 miliardi di lire in titoli appartenenti al figlio Raffaello ed un testamento olografo che venne consegnato al Fisco italiano che ha permesso di individuare i conti ed i patrimoni presenti all'estero, appartenenti al “Gran Maestro”. E tra i documenti risultano anche spese in favore dei figli per importi ben superiori ai redditi rilevati.
Gli accertamenti compiuti dall'erario hanno così evidenziato il mancato pagamento di tributi da parte della famiglia. In particolare mancavano le proprietà all’estero, come la villa a Montevideo, in Uruguay, altri immobili in Europa e depositi bancari. Ed è a questo punto che ha preso il via il contenzioso fiscale tra ricorsi e cause civili incrementatosi fino alla cifra di 17 milioni di euro.

Non solo Loggia P2
L'ultima vicenda per frode fiscale è solo uno degli ultimi reati compiuti dal “Venerabile”. La scoperta della lista degli aderenti alla Loggia massonica P2, a cui aderivano alti ufficiali delle forze armate, funzionari pubblici, l'intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, parlamentari, industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica,) fu dirompente come “l'apertura del vaso di Pandora”. Così emerse il ruolo della stessa “Loggia propaganda 2” come “uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento” .
Nelle conclusioni della relazione di maggioranza della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2 e su Gelli, presieduta da Tina Anselmi, viene messo in evidenza come “il fenomeno coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici”. Tra le inchieste più grandi, Licio Gelli (foto) venne coinvolto nel processo per la Strage di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, assieme a Stefano Delle Chiaie e Francesco Pazienza e nella sentenza definitiva di Cassazione, emessa il 23 novembre 1995, venne condannato a 10 anni per calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sull'attentato. Nel 1994 venne quindi condannato a 12 anni di carcere, dopo essere stato riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (vi era stato trovato un "buco" di 1,3 miliardi di dollari) che era collegato alla banca del Vaticano Ior (Istituto per le Opere di Religione ndr).

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