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strage 2 agosto ernesto fabbianidi Marika Demaria - 2 agosto 2013
Sabato 2 agosto 1980, sala d’aspetto - per la seconda classe - della stazione di Bologna. Su un tavolino portabagagli, sotto il muro portante dell’ala ovest del locale, c’è una valigia abbandonata. La stazione è affollata di pendolari e vacanzieri che partono per le vacanze o sono appena tornati a casa. Alle 10.25, la deflagrazione: la valigia conteneva un ordigno a tempo. Ventitrè chili di esplosivo, di fabbricazione militare, causarono la morte di 85 persone e ne ferirono più di duecento, distruggendo l’ala della sala d’aspetto, la pensilina e il parcheggio dei taxi; l’onda d’urto investì anche il treno Ancona-Chiasso, in sosta sul primo binario.In un’Italia insanguinata dagli anni di piombo, oggetto di attacchi terroristici e di stragi mafiose, la posizione del Governo di allora - Francesco Cossiga era presidente del consiglio dei Ministri – fu quella di attribuire l’esplosione allo scoppio di una vecchia caldaia posizionata nel sotteraneo della stazione. Il 26 agosto, però, la procura bolognese emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari.

La sentenza di Cassazione arrivò il 23 novembre 1995. I mandanti di quella che l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini definì «l’impresa più criminale che sia mai avvenuta in Italia», sono tuttora ignoti.
Nel giorno del 33esimo anniversario della strage, l’Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi - nata all’indomani della strage bolognese per volontà di 33 famigliari e che attualmente ingloba anche le persone che hanno perso un proprio caro nelle stragi di piazza Fontana a Milano, di Piazza della Loggia a Brescia e del treno Italicus - chiede, attraverso un appello lanciato sulla piattaforma Change.org, che il Parlamento approvi il reato di depistaggio. Attualmente, alla campagna promossa dall’associazione presieduta da Paolo Bolognesi hanno aderito oltre 14 mila persone, alle quali Bolognesi esprime gratitudine, auspicando «che la mobilitazione della rete spinga le più alte cariche dello Stato a sostenere la nostra battaglia per far istituire il reato di depistaggio. È sconcertante pensare che in Italia, nonostante le numerose stragi che hanno insanguinato la storia del nostro Paese, a oggi non esista il reato di depistaggio».

Tratto da: narcomafie.it

Foto © Ernesto Fabbiani, ANSA

In foto: 
Le triste immagini di quel 2 agosto 1980 quando una bomba esplose alla stazione di Bologna, causando la morte di 85 persone e il ferimento di 200. Questa è la foto simbolo della strage, con la sopravvissuta Marina Gamberini, portata via in barella mentre urla tutto il suo dolore e la disperazione.

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