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corruzione-mazzettadi Miriam Cuccu - 28 marzo 2013
In Italia sempre più comuni vengono sciolti per infiltrazioni mafiose all'interno delle amministrazioni, dove la malavita ha modo di stringere solide alleanze e speculare su campagne elettorali e lucrosi investimenti.
Gli ultimi che hanno ricevuto il provvedimento, in base alla normativa antimafia, da parte del Consiglio dei Ministri, interessano la Campania, la Calabria e la Sicilia.
Solo ieri a Quarto, cittadina del napoletano, è stato arrestato il coordinatore cittadino del Pdl Armando Chiaro, accusato di essere il principale anello di congiunzione tra il clan Polverino e l'entourage politico locale, e di aver fatto da prestanome ai boss. Per questi reati si trovava in carcere nel momento in cui venne eletto in Consiglio con la bellezza di circa 400 preferenze.

Lo scioglimento della giunta comunale di Quarto segue di poche settimane quello di Grazzanise, in provincia di Caserta, a seguito dell'intercettazione (datata 24 gennaio 2009) dell'allora sindaco Enrico Parente mentre si recava al confine con l'Austria per curare il boss Michele Zagaria, al tempo latitante.
Forti infiltrazioni mafiose sono state rilevate anche nei comuni di Polizzi Generosa (Palermo), di Mascali nel catanese (già sciolto per infiltrazioni nel 1992), di Salemi (Trapani) sciolto il giorno stesso delle dimissioni da sindaco di Vittorio Sgarbi, e di Augusta (Siracusa). L'indagine che ha portato alla sospensione della giunta amministrativa di Polizzi, conclusasi nei giorni precedenti, ha rilevato la stretta collaborazione esistente tra il clan della Noce e l'ufficio tecnico, luogo di transito di numerosi traffici illeciti. Diversi i colletti bianchi indagati: dall'avvocato del capomafia della Noce Davide Canto, sospettato di favoreggiamento aggravato, al funzionario accusato di concussione Vincenzo Cirà, ex componente dello staff dell'assessorato al Turismo.
Ad Augusta, il sindaco Massimo Carrubba ha rassegnato le dimissioni dopo essere stato indagato per voto di scambio dalla Procura di Catania insieme all'ex assessore Antonio Giunta e al consigliere comunale Carmelo Trovato. Dopo quattro mesi di indagini è stata presa la decisione di sciogliere il comune, che si è ritrovato con un buco quantomeno sospetto di oltre 40 milioni di euro.
In Calabria, dove le mani della 'Ndrangheta troppo spesso muovono con facilità le loro pedine nel mondo della politica, sono stati sciolti altri tre comuni: Melito Porto Salvo e Siderno nel reggino e San Calogero nel vibonese. Il 28 giugno 2012 Vittorio Piscitelli, prefetto di Reggio Calabria, ha proceduto allo scioglimento del comune di Siderno in seguito alle dimissioni del primo cittadino Riccardo Ritorto, indagato per aver intessuto rapporti con la famiglia 'ndranghetista dei Comisso. Successivamente, il 25 febbraio di quest'anno, Piscitelli ha avviato la sospensione della giunta comunale di Melito, già sciolta dopo le dimissioni di gran parte dei componenti, che hanno preceduto di poco l'arresto del sindaco Gesualdo Costantino per associazione mafiosa.
Ma la presenza della mafia, lungi dal seguire lo stereotipo (fin troppo presente) secondo cui gli interessi dei clan si concentrano esclusivamente sul Sud Italia, è pian piano risalita lungo lo stivale fino a toccare (se non addirittura sostituire) molte amministrazioni comunali delle prospere regioni del Nord.
È il caso, ad esempio, dello scioglimento del comune piemontese di Leinì. Nonostante le ripetute proteste del sindaco Nevio Coral, secondo il quale “Se c'è un paese che non ha infiltrazioni mafiose né mafiosi è Leinì”, il primo cittadino è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito del maxiprocesso Minotauro, aperto in seguito alle ripetute infiltrazioni della 'Ndrangheta in Piemonte. Coral, definito dal procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli “il biglietto da visita della 'Ndrangheta da spedire al mondo politico piemontese”, avrebbe garantito ai clan presenti nel Canavese una serie di appalti e subappalti in cambio di pacchetti di voti.
A maggio 2012, sempre in Piemonte, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scioglimento del comune di Rivarolo Canavese. Secondo gli investigatori il segretario comunale Antonino Battaglia, indagato per voto di scambio, avrebbe presentato Fabrizio Bertot, sindaco di Rivarolo, ad alcuni esponenti della 'Ndrangheta della provincia di Torino, affinchè appoggiassero la candidatura di Bertot nel corso delle elezioni europee del 2009. Bertot è stato recentemente sentito come testimone al processo Minotauro, rilasciando dichiarazioni alquanto evasive e costellate da parecchi “Non ricordo”, e negando di aver avuto qualsiasi contatto con la criminalità organizzata calabrese.
Anche la Liguria è stata recentemente teatro di forti infiltrazioni della 'Ndrangheta, che nel comune di Ventimiglia controllava il flusso dei voti esercitando non poche “pressioni”. A dicembre dello scorso anno la Dda di Genova ha arrestato 15 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, usura, estorsione e traffico di droga. Indagati, tra gli altri, l'ex direttore generale comune di Ventimiglia Marco Prestileo e il sindaco Gaetano Scullino. L'indagine ha fatto luce, in particolare, sul ruolo del capocosca Giuseppe Marcianò, che secondo gli inquirenti aveva il potere di indirizzare i voti verso quei candidati che avrebbero assicurato a lui e al suo clan gli appalti per le aziende “amministrate” dalla 'Ndrangheta.

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