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ombre-webIl rapporto della Dia lancia l'allarme sull'uscita dal carcere degli storici capi palermitani
di Miriam Cuccu - 23 febbraio 2013
A Palermo le famiglie mafiose sono di nuovo in fibrillazione. A dare l’allarme è la relazione della Direzione Investigativa Antimafia in seguito all’uccisione di Francesco Nangano, in contatto con la mafia di Brancaccio e assassinato proprio nel cuore della roccaforte dei Graviano.
Quest’ultimo omicidio potrebbe nascondere una nuova guerra di mafia, soprattutto dopo le recenti scarcerazioni di vecchi boss che ora scalpitano per riprendere il loro posto in seno a Cosa nostra.

Secondo il rapporto della Dia, infatti, è tornata in libertà una generazione di padrini dopo aver scontato il loro debito con la giustizia o per qualche disguido nel processo. In particolare sono 23 i nomi che più preoccupano tra questi quarantenni a piede libero, che in questo periodo stanno ristabilendo i loro “vecchi contatti”. È il caso, ad esempio, del summit indetto dal promettente membro di Cosa nostra Alessandro D’Ambrogio, uscito dal carcere per un ritardo nel processo e accolto da grida esultanti nel quartiere di Ballarò. Due mesi dopo la sua scarcerazione (giugno 2011) è stato visto da alcuni carabinieri in compagnia dei rappresentanti di Porta Nuova, Tommaso Natale, di Brancaccio, Villabate, Cruillas, della Noce, di Pagliarelli. Oggetto della riunione: la redistribuzione del potere in seguito al ritorno di storici capimafia palermitani. Come Rosario Sansone, uno dei maggiori esponenti dell’omonima famiglia, ai domiciliari da novembre 2012, o Giuseppe Biondino, erede del mandamento del quartiere di San Lorenzo e ritenuto, in seguito all’inchiesta “Gotha”, uno degli accompagnatori del boss Antonino Cinà. Come Massimiliano Ingarao, appartenente al clan della Noce, e Alessandro Costa, a piede libero da ottobre. A Brancaccio è stato festeggiato il ritorno di Pietro Tagliavia e Giuseppe Asciutto, che avrebbero avuto un ruolo di spicco in seno alla famiglia Graviano, e dell’ex primario Giuseppe Guttadauro, tutti scarcerati dopo aver scontato la loro pena.
Insomma, il tessuto mafioso a Palermo sembra di nuovo in fermento, tanto che la Direzione Investigativa Antimafia avrebbe avvertito i magistrati di non escludere la possibilità di nuovi omicidi, dopo quello di Nangano, che potrebbe aprire a nuovi conflitti tra le famiglie di Cosa nostra.

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