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1billion-logo20 febbraio 2013 - SCARICA GRATIS "CASABLANCA"
San Valentino 2013 sarà ricordato come un giorno particolare. Le donne di tutto il mondo, anche quelle che amano i fiori e i cioccolatini sono scese nelle piazze per dire no alla violenza di genere in modo stravagante e allegro.
In tutto il mondo il 14 febbraio 2013 le donne hanno deciso di dire BASTA ballando. Proprio così, nelle piazze non ci sono stati dibattiti, discussioni o contestazioni ma un fiume di magliette rosse (per ricordare le ferite inflitte a chi non può difendersi) che danzavano.
Niente piangersi addosso, starsene in silenzio, o urlare e contestare, ma, ballare…una vera rivoluzione. Una, dieci, mille donne che si lamentano o denunciano non fanno scalpore, anche una sola donna che balla in piazza, sì.

Non solo in Italia, ma anche in tutta l'Europa, negli Stati Uniti, in India, Afghanistan, in Angola, milioni di persone hanno partecipato a un ballo collettivo contro ogni tipo di prevaricazione. Un modo per dire 'Basta!' a stupri e femminicidio.
L'iniziativa è stata lanciata da Eve Ensler, l'autrice dei Monologhi della vagina per ricordare che non si può restare indifferenti al fatto che una donna su tre in tutto il mondo, è stata vittime di violenza almeno una volta nella vita. La coreografia di Break the Chain ma… l’importante era ballare. Giovani, meno giovani, anziane, tutte insieme a ballare. Quanta allegria per ribellarsi!
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A Catania in piazza Università non tutte vestivano in rosso e nero come indicato, ma, la danza delle donne contro la violenza è stata allegra e partecipata. Ai margini della piazza una giovane rom con la sua piccola timidamente accennavano passi di danza anche loro. Non si mischiavano con le altre, ma, partecipavano. Non c’è stato il tempo per coinvolgerle. La leggera pioggerella e il freddo improvviso hanno fatto sciogliere il movimento. Comunque la manifestazione era già al termine.
Rosalia detta Lia.
La siciliana che raccontiamo in questo numero Lia Pipitone, che pare sia stata ammazzata per volere del padre perché libera, ribelle e lontana dalla cultura mafiosa della sua famiglia, se fosse viva sicuramente sarebbe stata in piazza a ballare assieme a tutte le altre per dire il suo BASTA. Basta alle prevaricazioni, alle violenze, alle imposizioni di un padre padrone, prepotente e mafioso.
Donne – come Lia - che oltre alla loro situazione devono lottare anche contro il senso comune dei pregiudizi, delle logiche e degli opportunismi che le relegano in una solitudine straziante. Quella solitudine che sentenzia la loro morte. Donne che dovrebbero far riflettere tutte le altre.

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PIERO E LA SUA FAMIGLIA
Piero ha moglie e due figli uno sedici e l’altro nove. Non è giovanissimo, ha superato i sessanta da qualche anno. Fino a poco tempo fa aveva la casetta di proprietà, una piccola campagna e un negozietto che gli permetteva di vivere. La campagna l’ha dovuta vendere a causa della malattia del figlio piccolo, recentemente, a causa dei debiti contratti per il negozio perché la concorrenza dei centri commerciali è spietata ha venduto la casa ed è andato ad abitare in una casa in affitto. Pochi mesi orsono ha chiuso anche il negozio, troppi debiti e nessun cliente. Nessuno dà lavoro ad un ultra sessantenne, ovviamente non sa come pagare l’affitto. Ma non solo questo. Il figlio grande non può più andare a scuola perché il diritto allo studio non è solo tasse, ma anche libri, quaderni, vestiti, scarpe, abbonamento all’autobus.
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LA POLITICA
Intanto la campagna elettorale imperversa, gli scontri sono all’ordine del giorno. Difficile trovare all’interno dello scontro un problema vero. Una difficoltà quotidiana della gente comune. Il voto utile si? Il voto utile no? Questo è il problema.
Utile per chi? Per cosa?
E’ forse utile per le fabbriche più o meno piccole che chiudono? O per quegli operai scomparsi da qualsiasi agenda di partito o di coalizione che da mesi occupano la sede di lavoro? Quelli che presidiano da mesi e mesi gli stabilimenti?  E lì con le loro famiglie hanno passato Natale, capodanno, Carnevale? Qualcuno “utilmente” potrebbe dar loro la garanzia che non ci passeranno anche Pasqua e ferragosto?
Fare i politologi, gli opinionisti, quelli che sanno sempre tutto, è molto facile. Bisognerebbe chiedersi però per conto di chi pensano? A quale fotografia di paese reale pensano?
Non si può pensare solo ed esclusivamente a lunga scadenza, tanta gente muore realmente, culturalmente e socialmente, nell’immediato.

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