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dell-utri-aula-webdi Lorenzo Baldo - 11 febbraio 2013
Palermo. “In nessun luogo quanto in Sicilia la verità ha vita breve: il fatto è avvenuto da cinque minuti e di già il suo nocciolo genuino è scomparso, camuffa­to, abbellito, sfigurato, oppresso, annientato dalla fantasia e dagli interessi; il pudore, la paura, la generosità, il malanimo, l'opportunismo, la carità, tutte le passioni le buone quanto le cattive si precipitano sul fatto e lo fanno a brani; in breve è scomparso”. Se Tomasi di Lampedusa avesse saputo che un giorno un estratto del suo romanzo “Il Gattopardo” sarebbe stato preso a mo’ di difesa da Marcello Dell’Utri probabilmente sarebbe inorridito. E’ decisamente paradossale sentire dire al pregiudicato Dell’Utri che in Sicilia la verità è “breve”. All’udienza odierna del secondo processo di appello che lo vede nuovamente alla sbarra con l’imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa l’ex senatore non ha disatteso le aspettative e in un passaggio delle sue dichiarazioni spontanee ha citato il libro da cui Luchino Visconti ha realizzato un film memorabile.

Ma qui di cinematografico ci sono solo le arringhe difensive degli avvocati dell’imputato. “Marcello Dell’Utri è un’icona della giustizia. Hanno passato vent’anni a inseguirlo, sono state scritte tremila pagine di sentenza scritte per condannare Dell’Utri. Nella mia lunga esperienza giudiziaria, non ho mai visto scrivere tremila pagine per una persona sola”. Basterebbero queste parole pronunciate dall’avvocato Massimo Krogh per rendersi conto della peculiare strategia del collegio difensivo di Dell’Utri: la negazione della verità. Uno dopo l’altro i riscontri elencati dal pg Patronaggio nella sua precedente requisitoria vengono destrutturati con la tipica metodologia difensiva del “sezionamento” degli avvenimenti, delle circostanze e delle dichiarazioni con il fine di stravolgere la validità delle prove raccolte. “Le favole di Cappuccetto rosso non possono entrare nel processo Dell'Utri – afferma il legale snocciolando poi una sequela di domande –. Il senatore Dell'Utri era complice degli aguzzini di Berlusconi? Ma lui ha fondato un partito a Berlusconi: non so se ha fatto più male che bene. Personalmente direi più male. E’ mai possibile che tradisca l’amico Berlusconi? Perchè l'ha fatto? dellutri-tribunale-paQuale ritorno ne ha avuto?”. Di fatto sono domande alle quali il sostituto procuratore generale ha già ampiamente risposto in maniera esaustiva. L’avvocato Krogh recita il ruolo del difensore della verità ed ecco allora che i collaboratori di giustizia finiscono nel tritacarne, i “cavalli” citati telefonicamente da Mangano a Dell’Utri sarebbero effettivamente quadrupedi e non partite di droga e via dicendo. “Il metodo usato dal giudice Giovanni Falcone con i pentiti – sottolinea Krogh – era un ottimo metodo investigativo, oggi invece c’è da rabbrividire”. Sentendo questa appropriazione indebita della memoria di Falcone viene da pensare se la stessa Ilda Boccassini che si era stracciata le vesti per un parallelismo tra Giovanni Falcone e Antonio Ingroia – mai fatto da Ingroia – avrà voglia di intervenire nuovamente a gamba tesa contro chi nomina invano il suo maestro, o se invece preferirà tacere. Di sicuro non tace Marcello Dell’Utri che nei confronti dello stesso Ingroia rivolge sibilline allusioni.  “In primo grado sono stato accusato da un Procuratore della Repubblica che passa dalla politica giudiziaria alla politica – evidenzia sarcastico l’imputato –, più che un ragionevole dubbio per me è una certezza”. Diverso trattamento è quello riservato a Piero Grasso. “Come politico vedo Pietro Grasso meglio di Antonio Ingroia – sottolinea – perchè è un moderato e non un fanatico. Rimango perplesso del passaggio in politica di chi ha fatto il magistrato. Però di Grasso mi meraviglio meno”. C’è da chiedersi se l’ex procuratore nazionale antimafia prenderà una volta per tutte le distanze da un simile apprezzamento vista la provenienza di tali “complimenti”, o se comunque spezzerà una lancia in favore del suo ex collega citato spropositatamente da un imputato. Allo stato non risulta. Nel frattempo Dell’Utri si appella alla Corte prima dell’ultima udienza che prelude alla sentenza affinchè lo “restituisca” alla sua famiglia. Ma prima di essere “restituito” ai suoi familiari c’è un debito più importante che deve onorare ed è quello con la giustizia.

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