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borsellino-farneseGli interventi della manifestazione - VIDEO ALL'INTERNO
di AMDuemila -15 dicembre 2012

Di seguito pubblichiamo alcuni degli interventi della manifestazione di Roma "Noi Sappiamo", organizzata dal Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino, che si è tenuta a Roma questo pomeriggio. Dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzioni sollevato dal Presidente Giorgio Napolitano nei confronti della Procura di Palermo era importante compiere un'azione di sostegno non solo per difendere la Costituzione ma anche ribadire la piena e totale legittimità dell'azione della Procura di Palermo.

Salvatore Borsellino: “Il conflitto d'attribuzione sollevato da Napolitano un macigno sulla verità”
di AMDuemila - 15 dicembre 2012

“Dal Presidente della Repubblica ci saremmo aspettati un invito ai magistrati ad andare avanti nella strada verso la verità e non un macigno come il conflitto d'attribuzione sollevato contro la Procura di Palermo”. Con queste parole Salvatore Borsellino ha dato il via alla manifestazione “Noi sappiamo”, che si tiene oggi a Roma in Piazza Farnese, a sostegno della Costituzione e dei magistrati della Procura di Palermo. “Torno in questa piazza da dove nel 2009 abbiamo iniziato il nostro percorso con le Agende Rosse – continua Borsellino – Siamo qui per esprimere la nostra indignazione contro la congiura del silenzio che per vent'anni è perdurato nel nostro Paese. Siamo qui in tanti nonostante il grande silenzio della maggior parte dei media su questa iniziativa. Siamo incazzati in quanto di fronte alla ricerca di verità da parte dei magistrati ci saremmo aspettati da parte del Capo dello Stato l'appoggio massimo. Non capiamo la paura per queste intercettazioni che la Procura ha definito penalmente non rilevanti. Non capiamo l'ansia manifestata per arrivare alla distruzione. Forse si temeva che venissero alla luce giudizi sui magistrati di Palermo o su certi parenti di vittime di mafia giudicati pazzi o altro in quanto ricercano la verità su questi fatti? Io credo che per fugare ogni dubbio il Presidente Napolitano dovrebbe rendere pubblico il contenuto di quelle intercettazioni perché se così non facesse resterebbe un forte dubbio in tutti noi che getterebbe un'ombra su quello che dovrebbe essere il Presidente di tutti gli italiani”.

Giorgio Bongiovanni: “Oggi è alto il rischio di nuovi attentati. Potrebbe nascere una nuova trattativa Stato-mafia”

di AMDuemila – 15 dicembre 2012
“Cosa nostra in passato è stata già braccio dello Stato e ho paura che oggi possa tornare ad esercitare questo ruolo”. Con queste parole è intervenuto il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni. “La Seconda Repubblica è nata col sangue di Falcone e Borsellino ed oggi, è alto il rischio che torni a scorrere il sangue dei magistrati proprio a causa di queste indagini sulla Trattativa – prosegue Bongiovanni – I vecchi boss stanno uscendo dal carcere e tornano alla ribalta, Messina Denaro è ancora in libertà nella sua Castelvetrano e nasconde i segreti che un tempo deteneva Riina, come è accaduto in passato Cosa Nostra può essere il braccio armato dello Stato. Noi dobbiamo metterci in mezzo, come cittadini e membri della società civile per impedire nuovi attentati. Dobbiamo difendere i magistrati”. Bongiovanni si è poi espresso in merito alla decisione della Consulta: “Io non credo che il Presidente Napolitano sia colluso con la mafia. Purtroppo possiamo solo fare delle supposizioni su quanto si siano detti lui e Mancino. Non mi stupirei che il Presidente abbia chiesto aiuto alla Corte Costituzionale per nascondere magari delle considerazioni su alcuni magistrati scomodi o su familiari vittime di mafia come Salvatore Borsellino. borsellino-bongiovanniQuel che dobbiamo chiederci è perché queste indagini danno fastidio, quale sia il segreto di Stato che si nasconde dietro alla Trattativa. Dobbiamo capire il motivo per cui l'ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha parlato di sentenza politica. Il procuratore aggiunto Teresi, divenuto titolare dell'inchiesta, ha parlato di due Stati. Da una parte c'è lo Stato-Stato, che lotta per la verità, dall'altra lo Stato-mafia che la nasconde e che è senza dignità costringendo i familiari delle vittime di mafia a chiedere ancora la verità. Agnese Borsellino ha raccontato che il marito, di ritorno da Roma, le ha detto “sento odore di morte”. E la strage di via D'Amelio è un'esecuzione di Stato, effettuata per uccidere chi si era messo in mezzo a quella trattativa. E oggi altri magistrati sono da ostacolo all'occultamento della verità”. Quindi Bongiovanni ha concluso lanciando un appello per le prossime elezioni: “Prima di andare a votare si ascolti bene quelli che sono i programmi dei partiti che parteciperanno alla corsa elettorale. Chi non mette ai primi punti del programma politico la lotta alla mafia è tra i partiti che sta trattando con la mafia ancora una volta”.

Ovadia: “E' un diritto dei cittadini sapere la verità”

di AMDuemila – 15 dicembre 2012
Moni Ovadia nel suo breve ma intenso intervento a Piazza Farnese, durante la manifestazione “Noi sappiamo” ha gridato con forza: “Quanto accaduto è qualcosa di grave, una presa in giro nei nostri confronti. Noi abbiamo diritto di sapere tutta la verità su certi fatti”. Quindi ha continuato: “Noi abbiamo un debito, con chiunque abbia lottato, rispetto i magistrati che hanno dato la vita, rispetto i magistrati che vivono con la scorta. La mafia rappresenta un cancro insopportabile che distrugge l'economia e il futuro. E noi con questa richiesta di verità stiamo soltanto chiedendo ciò che ci spetta di diritto”.

Travaglio: “Il Conflitto d'attribuzione del Quirinale resterà nella storia come intralcio alla verità”

di AMDuemila - 15 dicembre 2012
Dopo aver riassunto brevemente le varie fasi della Trattativa Stato-mafia, il vice direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio è intervenuto in merito alla sentenza espressa dalla Corte Costituzionale sul conflitto d'attribuzione contro la Procura di Palermo. “La sentenza della Corte è assurda e non vale la pena perder tempo per conoscere le motivazioni della sentenza. Quello che ha fatto il Quirinale resterà scritto nei libri di storia e resterà indipendentemente da quelle motivazioni. Il Capo dello Stato anziché assistere i magistrati, spronarli ed incitarli affinché andassero avanti per raggiungere la verità su quell'ignobile trattativa si è attivato con i suoi collaboratori per far sì che quell'inchiesta venisse in qualche modo contrastata. Il suo consulente faceva il consulente occulto al privato cittadino Mancino che in questa inchiesta è accusato di falsa testimonianza e gli suggeriva di concordare versioni di comodo con Claudio Martelli che è quello che lo aveva smentito in precedenza”. Travaglio ha poi aggiunto: “Chi volesse sapere cosa è successo tra il Quirinale e l'ex ministro Mancino per aggiustare l'indagine basta che vada a leggere le conversazioni delle otto telefonate tra D'Ambrosio e Mancino”. Infine ha concluso: “Noi, rispetto a vent'anni fa abbiamo un privilegio grazie ad una parte della magistratura che integerrima è andata avanti in queste indagini. Una parte perché purtroppo anche all'interno della magistratura vi sono un sacco di giuda e vigliacchi che hanno remato contro i loro colleghi e che si sono dimenticati di difenderli quando la politica ha perpetrato i propri attacchi. Oggi possiamo dire che noi sappiamo e conosciamo come sono andate le cose.borsellino-travaglio Nessuno può dirci che non è successo niente, che nessuno ha fatto niente. Certi personaggi non potranno più dire il 23 maggio ed il 19 luglio di ogni anno di volere tutta la verità perché con questa azione è stato dimostrato che non è vero”.



Imposimato: “Propongo di ricorrere alla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo contro la sentenza della Consulta”


di AMDuemila – 15 dicembre 2012
Roma. Intervneuto a piazza Farnese durante la manifestazione “Noi sappiamo”, Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione ha proposto alle Agende Rosse e a Salvatore Borsellino di presentare ricorso presso la Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo contro la “sentenza ingiusta della Consulta”. Imposimato ha poi ricordato gli anni delle stragi del 1992-1993 ricordando come quest'ultime siano inserite in quel contesto della strategia della Tensione, iniziato con la strage di piazza Fontana, nata per alterare gli equilibri politici.

Padellaro: "Certi giornali dopo la decisione della Corte sperano che venga oscurato il processo sulla trattativa"

di AMDuemila - 15 dicembre 2012
"Io penso che su tutti i giornali ci dovrebbe essere scritto, come sugli autobus, 'Non disturbare il manovratore'." afferma Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano, nel corso della manifestazione 'Noi sappiamo' in corso a Roma. "Tempo fa un giornalista americano venuto in Italia, quando venne a sapere della trattativa, gli venne spiegato che la storia era incentrata sulla vicenda di un magistrato ucciso, e lui disse 'questo è un grande film, una grande inchiesta' che però nei giornali italiani ha avuto spazio solo per dire 'è tutto apposto, non ci sono  problemi, il Capo dello Stato fa bene a mettere di fronte alla pubblicazione delle telefonate la Costituzione, ad invocare il conflitto. E quando il Capo dello Stato attacca quei pochi giornali che cercano la verità tutto va bene'". "Finalmente" prosegue Padellaro "la questione è chiusa, perchè nel momento in cui la Corte ha deciso i giornali provano una sorta di sollievo e quindi non se ne parla più, si dice 'speriamo che se ne parli sempre di meno, speriamo addirittura che il processo non ci sia'".
"Noi vogliamo dirvi" conclude il direttore del Fatto "che non dobbiamo sentirci deboli, dobbiamo sentirci forti. Questa estate Il Fatto ha tentato, ad agosto, di raccogliere le firme a sostegno dei magistrati, e dopo pochi giorni di firme ne abbiamo raccolte 150mila. Questo vuol dire che ci sono almeno 150mila persone che vogliono sapere come sono andate le cose. Di fronte a certe verità i segreti si sfaldano".

Repici: “Il Capo dello Stato non può interferire sulle indagini di mafia”

di AMDuemila – 15 dicembre 2012
“Il Presidente della Repubblica ha sollevato un conflitto di attribuzione contro la Procura di Palermo. La Costituzione è una, i 139 articoli li dovrebbero conoscere tutti. Andate a leggerli, soprattutto l'87 e l'88 sulle prerogative del Capo dello Stato. Da nessuna parte c'è scritto che possa interferire con le indagini sulla mafia”. Con queste parole è intervenuto l'avvocato Fabio Repici durante la manifestazione che si sta tenendo a Roma, in piazza Farnese, “Noi Sappiamo”. “Ci si deve ribellare al segreto che si cerca di porre – ha continuato – Siamo cresciuti consapevoli di quanto sia disperato un Paese che ha bisogno di eroi. Il nostro è un Paese democratico, come mai siamo a questo punto? Nella Prima Repubblica non si era mai fatto strage della Costituzione e delle leggi. Erano considerati un totem dai cittadini e mai nessuno aveva cercato di calpestarli. La Seconda Repubblica Napolitana è arrivata a chiedere di stravolgerla. Le classi dirigenti, coloro che sono presenti nelle stanze dei bottoni, stanno attuando un sovversivismo contro le leggi. Quello che è accaduto in estate nessuno se lo sarebbe mai potuto immaginare”.
Quindi ha concluso: “Non si può vivere senza giustizia e senza verità. E' un impegno che tutti dobbiamo prendere. Tutti i cittadini onesti, anche se si devono mettere contro le sfere del potere, devono sostenere i familiari delle vittime di mafia. A loro deve essere dedicato ogni nostro sforzo. Ed è questo ciò che dovrebbe fare la classe dirigente. Il Capo dello Stato avrebbe dovuto sbattere il telefono in faccia a Mancino”.

Sonia Alfano: “Come familiari vittime di mafia non ci sentiamo rappresentati da questa classe dirigente”

di AMDuemila – 15 dicembre 2012
“Probabilmente domani diranno che da questa piazza hanno avuto luogo una serie di attacchi contro il Presidente Napolitano. Quello che noi vogliamo non è altro che sapere la verità. Quello che stiamo dicendo qui oggi non è nient'altro che la verità dei fatti che sono accaduti, e dire la verità non è un attacco”. Con queste parole è intervenuta Sonia Alfano, Presidente dell'Associazione Nazionale familiari vittime di mafia oltre che Presidente della Commissione Antimafia Europea alla manifestazione “Noi Sappiamo” che si sta tenendo a Roma. La Alfano ha ricordato alcuni episodi della storia d'Italia e ha aggiunto: “Il Presidente Napolitano dovrebbe dire cosa è accaduto durante quelle telefonate con Mancino. Il fatto è che dopo gli attacchi ricevuti da parte della Repubblica, dopo i continui oltraggi subiti nei nostri confronti possiamo dire di non sentirci rappresentati da questa classe dirigente”. Quindi ha concluso: “Quando scadrà il mandato di Napolitano solo in un modo il Parlamento potrebbe riscattarsi, eleggendo a Capo dello Stato uno tra Salvatore Borsellino e Giovanna Maggiani Chelli. Solo allora saremo certi di essere ben rappresentati e che certe verità non verranno mai nascoste”.


"Il Presidente della Repubblica dovrebbe essere il primo e più convinto ‘Partigiano della Costituzione’. Così, nel suo ultimo messaggio di fine anno, dovrebbe riconoscere i meriti dei magistrati di Palermo e ricordare che l’unico programma per salvare il paese è realizzare la Costituzione". Il testo dell'intervento di Paolo Flores d'Arcais alla manifestazione "Noi sappiamo" di sabato 15 dicembre a Roma.

di Paolo Flores d'Arcais - 15 dicembre 2012

Nel ringraziare le agende rosse e Salvatore Borsellino per questa iniziativa, vorrei utilizzare il mio intervento per rivolgermi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Signor Presidente,
secondo la Costituzione lei rappresenta l’unità nazionale. E la nazione non è un’astrazione, ma l’insieme dei cittadini, tutti noi. Anzi, dei con-cittadini, dove il “con” che ci tiene insieme è proprio la Costituzione con le sue norme e i suoi valori di “giustizia e libertà” che la percorrono.

Questa Costituzione repubblicana nata non per graziosa concessione di un sovrano, ma per la Resistenza antifascista infine vittoriosa, dopo anni di sofferenze, morte, tortura, prigione, confino, esilio, sopportate eroicamente dalle minoranze che con il loro sacrificio hanno salvato la dignità dell’Italia.
Per mantenere l’unità della nazione, perciò, lei deve essere il primo e più convinto e coerente Partigiano della Costituzione.

Io spero che di questo vorrà ricordarsi quando tra pochi giorni parlerà agli italiani nel tradizionale messaggio televisivo di fine anno. Quel messaggio che troppo spesso si riduce a un rituale retorico, e come tale applaudito dall’intero ceto politico, da una “Casta” che dell’ipocrisia ha fatto una seconda natura.

Spero che quest’anno, l’ultimo della sua permanenza sul Colle più alto, di fronte a una crisi drammatica, che per gli speculatori dell’intreccio affaristico-politico-malavitoso è invece festa grande, di fronte all’impoverimento di gran parte dei cittadini, all’arricchimento vergognoso dei corrotti, all’impudente affermarsi dell’illegalità dell’establishment, incoraggiato e propiziato dalle infinite leggi-vergogna e leggi ad personam che hanno segnato questo ventennio e cui nel suo settennato non ha fatto mancare la sua firma, di fronte a tutto ciò lei vorrà ricordare ai cittadini che l’unico programma per uscire dalla crisi e per ricostruire il paese è realizzare la Costituzione.

E che dunque, se vogliamo salvare l’Italia, dobbiamo essere tutti Partigiani della Costituzione, in modo in-transigente, perché non esserlo è già non solo un modo per tradire chi col proprio sacrificio ci ha regalato in eredità questa Costituzione straordinaria, ma anche un modo per rinunciare e abdicare alla soluzione della crisi, soluzione impossibile se non sarà ispirata a “giustizia e libertà”.

Partigiani della Costituzione. Come quei magistrati che hanno sfidato le mafie e continuano a combatterle, malgrado pezzi dello Stato con le mafie abbiano trescato, abbiano trattato, siano venuti a patti. Solo nel passato?
Questo perciò ci aspettiamo da lei, perché l’unità nazionale non può fondarsi sull’opacità, sui depistaggi, sulla delegittimazione dei magistrati che più coerentemente applicano “la legge eguale per tutti”, bensì sulla trasparenza e sulla verità.

In anni lontani lei ha avuto il coraggio di riconoscere errori atroci che in anni ancora più lontani aveva commesso, ha avuto il coraggio di riconoscere quale sciagurata scelta fosse stata la sua di difendere i carri armati sovietici che massacravano gli operai insorti nella Budapest dell’indimenticabile ’56. Sarebbe uno straordinario congedo, degno di chi ha militato in un partito il cui fondatore ha scritto che “la verità è rivoluzionaria”, se lei avesse ora il coraggio di riconoscere i meriti dei magistrati della Procura di Palermo, che cercando di ricostruire una delle vicende più oscure dell’intreccio tra Stato e anti-Stato, stanno onorando il loro mestiere di magistrati e il loro giuramento di fedeltà alla Costituzione.

Tratto da: temi.repubblica.it/micromega-online

 

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