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messineo-francesco-bigBanchiere a conoscenza dell'indagine a Palermo, trenta pm in rivolta contro  il procuratore. Interviene anche il Csm.
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - 15 dicembre 2012
Sono 30 pm, la metà esatta della procura di Palermo, esprimono “grave preoccupazione e inquietudine” e vogliono avere chiarimenti dal proprio procuratore, Francesco Messineo, intercettato nel giugno scorso mentre concede un appuntamento ad un manager bancario che subito dopo si mostra assai informato sui dettagli di un’indagine della procura di Palermo che lo riguarda da vicino.

E a scuotere l’ufficio del pm più esposto d’Italia non è soltanto la lettera inviata da trenta giovani sostituti al capo dell’ufficio che ha aperto formalmente il “caso’’, ma anche la richiesta di chiarimenti che il Csm ha inviato alla procura di Caltanissetta, dopo che l’allora aggiunto Antonio Ingroia nel giugno scorso inviò ai colleghi nisseni il fascicolo processuale, dopo avere ascoltato agli atti la voce del suo capo. Sullo sfondo una indagine segretissima per riciclaggio che sta monitorando i movimenti di gruppi politico-imprenditoriali e finanziari impegnati nella creazione di un nuovo istituto di credito. Il faccia a faccia tra il capo e i 30 pm è previsto lunedì prossimo: “Quando da diversi magistrati arriva la richiesta di discutere un argomento in assemblea è chiaro che la questione si deve affrontare - dice Messineo - Questo non era previsto, ma verrà incluso”.
La vicenda risale al 12 giugno scorso, quando Maiolini riceve dalla Finanza un verbale di identificazione. Il presidente dell’Irfis si allarma e chiama al telefono Messineo che gli da’ un appuntamento. Si tratta di una telefonata che, secondo il suo avvocato Lillo Fiorello, serviva al suo assistito solo a fissare la data di un incontro per rendere tutti i chiarimenti del caso. Ma ecco che il procuratore convoca il pm Marco Verzera, titolare dell’indagine per usura bancaria, per conoscere alcuni dettagli sull’indagine, senza però rivelare al suo sostituto la pregressa telefonata di Maiolini. Qualche giorno dopo, nell’ennesima intercettazione, parlando con il suo legale il manager bancario appare informato del fatto che l’inchiesta di Verzera è a “modello 44” e non a “modello 21”, così come per sbaglio era indicato nel verbale che gli era stato notificato a casa dalla Finanza. Come fa Maiolini a conoscere un dettaglio così particolare? Il “modello 44” è il registro delle notizie di reato che riguardano “persone note”, iscritte cioè nel registro degli indagati; il “modello 21” riguarda “gli ignoti”. Perchè Maiolini in quei mesi è intercettato nell’ambito di un’altra segretissima inchiesta, per riciclaggio, coordinata da Antonio Ingroia e condotta da Sergio Demontis e Dario Scaletta. Ed è lo stesso Ingroia a spedire correttamente tutto alla procura di Caltanissetta. Come faceva il presidente dell’Irfis a conoscere in diretta tutte queste informazioni riservate sull’indagine che lo riguardava? È quanto dovrà scoprire l’aggiunto nisseno Nico Gozzo che per il momento ha aperto un fascicolo iscritto a “modello 45”, quello degli atti che non costituiscono notizie di reato. Ma c’è imbarazzo attorno alla vicenda visto che Maiolini, è stato capace negli ultimi dieci anni di costruire una sapiente opera di pubbliche relazioni, fatta di mutui e conti correnti a tassi agevolati, serate mondane, ma soprattutto di posti di lavoro. Assunzioni, per chiamata diretta, anche di mogli, figlie, nipoti di magistrati siciliani. Di alcuni giudici, infatti, Maiolini è un frequentatore abituale. Alla festa per le sue nozze con la pubblicitaria Valeria Aiello, organizzata nel settembre del 2009 a Salina, c’erano 185 invitati, in gran parte eccellenti: oltre a Renato Schifani, a Raffaele Lombardo (pure la moglie ha avuto qualche consulenza), e all'ex sindaco Diego Cammarata (la figlia Serena lavora a Banca Nuova), erano presenti alle nozze anche l'avvocato dello Stato Ignazio De Francisci, (la cui moglie lavora a Banca Nuova), Anna Maria Palma (ormai da anni capo di gabinetto di Schifani), e l'attuale procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, proprio il magistrato che ora si ritrova sul tavolo l'imbarazzante fascicolo con la telefonata intercettata tra Messineo e il manager rampante.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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