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almerighi-mariodi AMDuemila - 7 novembre 2012
Dopo il Tar del Lazio anche il consiglio di Stato ha rigettato la richiesta dell'ormai ex presidente del Tribunale di Civitavecchia Mario Almerighi di sospensione del provvedimento del Csm a non confermarlo nell'incarico direttivo. In particolare il Consiglio di Stato ha ritenuto che “l'articolato e diffuso provvedimento adottato dal Csm, impugnato in primo grado si fonda su presupposti motivazionali puntualmente desunti dal parare previamente reso al riguardo dal Consiglio Giudiziario di Roma, previa audizione dell'interessato e che, ferma restando l'indubbia professionalità del magistrato in questione, è stata reputata come complessivamente non ottimale la sua condotta organizzativa”.

Così Almerighi, che al momento resta comunque in servizio, non sarà più presidente del tribunale laziale. Paradossalmente lo stesso Almerighi sarebbe potuto andare in pensione già nel mese di dicembre del 2011, la sua decisione di rimanere era derivata dalla volontà di portare a termine un vero e proprio “restyling” all’interno del Tribunale di Civitavecchia.
Nella memoria presentata al Consiglio di Stato il giudice ha spiegato diversi aspetti della propria attività. Nel documento si legge come lo stesso abbia “contribuito a restituire al tribunale di Civitavecchia quella immagine di decoro, di trasparenza e di serietà che in precedenza era fortemente appannata”. Seppur la presenza in ufficio non è compresa tra gli “indicatori dell'attitudine direttiva” viene così presentato un prospetto sulle ferie per gli anni che vanno dal 2008 al 2011 per un totale di 94 giorni su 1460 disponibili. Quattro anni in cui l’attività giudiziaria è stata notevole con 117 sentenze prodotte e 30 udienze nel 2010 per numeri superiori rispetto ad altri collegi. Un altro aspetto evidenziato dalla difesa di Almerighi è poi la superficialità del Csm nel conteggio delle pendenze. Il Consiglio Superiore della magistratura infatti, anziché tener conto di una serie di problematiche interne, quali l'aumento delle sopravvenienze, la sottrazione al lavoro d'ufficio da parte del personale amministrativo e l'abnorme mobilità dei magistrati dovuta ai trasferimenti, posti vacanti, o casi di malattia, maternità e per congedo straordinario, ha superficialmente dedotto come causa di ciò la inadeguatezza dei provvedimenti organizzativi. In alcun modo sono stati poi considerati i provvedimenti messi in atto per giungere alla “ragionevole durata” dei processi. “La sottovalutazione attribuita dal CSM all’attività posta in essere dall’appellante – si legge ancora nella memoria difensiva – e la mancata valutazione positiva su di essa appare del tutto incomprensibile”. O forse no, viste certe “ingerenze” politiche che troppo spesso aleggiano sul palazzo dei Marescialli. E' comunque da sottolineare come il Consiglio di Stato riconosca la professionalità dello storico giudice, noto per serietà e rigore nei processi di cui si è occupato come la morte di Samuele Donatoni, agente dei Nocs ucciso durante uno scontro a fuoco tra forze dell’ordine e sequestratori di Giuseppe Soffiantini, per non parlare dei procedimenti che hanno riguardato gli intrecci tra mafia, massoneria, politica e Vaticano. Un giudice sicuramente inviso al potere che viene ora messo da parte dagli stessi organi dello Stato. Indubbiamente notoria è la pesante avversione del senatore Andreotti nei suoi confronti; l’ex premier è stato per altro condannato nel 2009 in quanto ritenuto colpevole di diffamazione nei confronti dello stesso Almerighi.

Al di là della profonda amarezza di fronte a simili ingiustizie resta la constatazione che i provvedimenti del Csm, del Tar e del Consiglio di Stato non andranno ad intaccare minimamente il grande servizio che il dott. Almerighi ha reso alla giustizia in tutti questi anni.
Da parte di tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila la totale solidarietà e il ringraziamento incondizionato per il suo lavoro a favore di un miglioramento della società.

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