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giuliano-salvatoredi AMDuemila - 30 ottobre 2012
Palermo. Sono del bandito Salvatore Giluano le ossa seppellite al cimitero di Montelepre di Palermo. Il 28 ottobre di dua anni fa i resti erano stati riesumati per permettere l'esame del Dna che ora hanno spazzato via ogni dubbio. Con un grado di attendibilita' oltre il 90 per cento è stato accertato che quelle ossa appartengono allo stesso bandito siciliano e non ad un suo sosia, ucciso al suo posto per consentire a "Turiddu" di fuggire all'estero.

Giuliano fu assassinato a sangue freddo, nel luglio del 1950, e la sua esecuzione, avvenuta nei pressi di Castelvetrano (Trapani) era stata mascherata come morte in un conflitto a fuoco con i carabinieri: a far venire alla luce la verita' fu l'inchiesta giornalistica di un grande inviato dell'Europeo, Tommaso Besozzi. L'indagine era stata riaperta nel 2010, dopo la presentazione di un esposto da parte dello storico Giuseppe Casarrubea, che aveva messo in discussione, sulla base di nuovi elementi, che ad essere stato ucciso, quel giorno, fosse stato il vero Giuliano. Dopo il deposito della consulenza redatta da due esperti, adesso, dopo la richiesta di archiviazione dell'indagine, non e' escluso che la Procura di Palermo possa riaprire un'inchiesta per fare definitivamente chiarezza su quel che avvenne con la fine di Giuliano, custode di tutti i segreti e delle verita' scomode che si celano dietro all'autore della prima strage siciliana del secondo dopoguerra, ovvero Portella della Ginestra.
L'accertamento dell'identita' e della compatibilita' di Giuliano con i resti sepolti nel cimitero di Montelepre e poi riesumati, in una giornata che vide arrivare a Montelepre giornalisti da tutto il mondo, e' stata condotta attraverso l'esame del Dna, estratto da un femore e da una tibia, messo poi a confronto con il codice genetico del nipote del bandito, Giuseppe Sciortino, figlio della sorella di Turiddu, e con altri dati ricavati da indumenti appartenuti a Giuliano: gli accertamenti sono stati eseguiti dal biologo Renato Biondo e da Francesco De Stefano, direttore del dipartimento di Medicina legale dell'universita' di Genova. I ritardi nella consegna del lavoro hanno costretto il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, a "diffidare" i due scienziati. Alla fine, il responso con una probabilita' sull'identità che va oltre il 90 per cento che chiuderebbe ogni dubbio.

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