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senato-webSul testo che passerà alla Camera restano tanti interrogativi
di Aaron Pettinari - 18 ottobre 2012
L'aula del Senato ha approvato ieri il ddl anticorruzione presentato dal ministro della Giustizia Paola Severino con 256 sì, 7 no e 4 astenuti. Sul provvedimento complessivo, che dopo i recenti episodi punta più che mai a porre un freno alla corruzione nella Pubblica amministrazione, il governo ha deciso di porre la fiducia.

Obbiettivo del disegno di legge, secondo l'idea del Premier Monti è quello di “Sgomberare dall’Italia, un pò alla volta, quel materiale che blocca nei fatti l’economia, che sono le rendite di posizione e i privilegi”. “C’è grande soddisfazione per il governo che ha creduto in questo ddl ma anche per un Parlamento che ne ha compreso il valore” ha detto il Guardasigilli, Severino che poi ha auspicato che alla Camera ci sia un iter “molto veloce” anche perché “c'è un ordine del giorno che ci impegna a intervenire sull'incandidabilità, ed è un impegno che vogliamo rispettare”. Per il ministro, il ddl si presenta “forte ed equilibrato” anche nella parte relativa al collocamento fuori dei magistrati. Quanto all'impatto sui processi in corso per corruzione, il ddl avrà un' “incidenza relativa”.
Ma in realtà nell'aula non sono molti quelli completamente soddisfatti. Infatti al suo interno mancano punti fondamentali come il voto di scambio, prima di tutto, e poi l'autoriciclaggio e la rimodulazione del reato di falso in bilancio. Non solo. Tra i punti toccati dal ddl non sono pochi i punti interrogativi che emergono sull'utilità e la reale efficacia.

Il discusso sdoppiamento della concussione
Uno dei punti più importanti del Ddl è quello che interviene sul reato di concussione. Prima di tutto  la pena minima viene aumentata a sei anni dagli attuali quattro, mentre resta invariata la pena massima di 12 anni. A far discutere è la previsione della nuova fattispecie denominata “indebita induzione a dare o promettere denaro o altra utilità” (art. 319 quater del codice penale) in cui vengono fatte confluire le condotte previste dall'art.317 del codice penale. Ciò signficia che il reato di concussione si dividerà in due tipologie. La prima riguarda la concussione per costrizione nei confronti del privato da parte del pubblico ufficiale che avanza una richiesta in forza della sua autorità che sarà punita con pena da 6 a 12 anni. La seconda è quella definita come “concussione per induzione” (ovvero quella di cui è accusato l’ex premier Berlusconi per aver telefonato in questura a Milano quando chiese il rilascio di Ruby presentandola come la nipote di Mubarak, ma che colpisce anche Filippo Penati, Papa, Tarantini e Tedesco) e sarà punita con pene da 3 a 8 anni con una prescrizione che scende da 15 a 10 anni.
Tuttavia tra i timori più ricorrenti c’è il rischio che un numero significativo di processi per concussione, rispetto al totale di quelli esistenti — in media 200 all’anno secondo i dati dell’Istat — possa finire in prescrizione proprio a causa della nuova divisione del reato. Prescrizione che riguarderebbe in particolare i casi di concussione per induzione, ritenuti dai magistrati come dominanti rispetto quelli per costrizione.

Incandidabilità dei corrotti
Altre note dolenti riguardano il mancato provvedimento sull'incandidabilità e incompatibilità dei candidati a cariche elettive nel caso in cui siano stati condannati a pene superiori ai due anni per i delitti contro la P.A. o di grave allarme sociale. Alla fine si è arrivati alla delega al governo a legiferare entro un anno, anche se i senatori Della Monica (Pd) e Li Gotti (Idv) spingono per fare in modo che le nuove regole siano attive almeno dalle prossime elezioni politiche (difficile, se non impossibile, che lo saranno per le regionali di Lazio e Lombardia).
Il ddl comunque interviene sul traffico di influenze illecite e la corruzione tra privati. Nel primo caso sarà punito da 1 a 3 anni chi sfrutta le proprie relazioni con il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio per farsi dare o promettere denaro o altro vantaggio patrimoniale come prezzo della sua mediazione illecita o per remunerare il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio. Stessa pena si applica a chi dà o promette denaro o altro vantaggio. Per la corruzione tra privati sono puniti da 1 a 3 anni i vertici delle società che, compiendo od omettendo atti in violazione dei propri obblighi d'ufficio o di fedeltà, cagionano danno alla società. Previsti aumenti delle pene per i reati corruzione in atti giudiziari (da 3-8 anni a 4-10 anni) mentre aumentano solo le pene minime per la corruzione propria (da 2-5 anni a 4-8 anni), per il peculato e per l’abuso d’ufficio.

L'Authority anticorruzione
Con la nuova legge anticorruzione si interviene poi istituendo un'Authority anticorruzione (investendo di tale ruolo l'attuale Civit, Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche) e la figura di un commissario anticorruzione (un magistrato o un prefetto, che sarà a capo dell'autorità nazionale e potrà avvalersi sul “braccio armato” della Guardia di Finanza).
Inoltre nel ddl anticorruzione si stabilisce che “tutti gli incarichi presso istituzioni, organi o enti pubblici, nazionali e internazionali attribuiti a posizioni apicali e semi apicali, compresi quelli di titolarità di ufficio di gabinetto, attribuiti a magistrati, devono essere svolti con contestuale collocamento in posizione fuori ruolo”. Per tutti gli altri magistrati dovrà essere il governo, attraverso una legge delega da fare in 4 mesi, a decidere. Si fissa un tetto di 10 anni per la durata massima delle attività extra. Salvo le deroghe che valgono per chi ha incarichi elettivi presso gli organi costituzionali o internazionali. Per chi svolge invece funzioni di supporto il termine dei 10 anni scatterà dall'entrata in vigore della legge. Per chi ha un incarico in corso potrà attendere la fine naturale di questo.
Altri punti importanti riguardano “chi denuncia gli episodi di corruzione”. Sia in ambito pubblico, sia privato, questi saranno tutelati e non potranno essere discriminati o licenziati. Le imprese virtuose, cioè non colluse con la mafia, saranno introdotte in uno speciale elenco in possesso di ogni Prefettura. Ogni modifica dell'assetto societario sarà comunicata entro 30 giorni. Pena la cancellazione. Entro 60 giorni dall'entrata in vigore del ddl, il governo varerà un decreto sul certificato antimafia. Infine è stata definita una maggiore trasparenza sulle attività amministrative.

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