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zambetti-domenico-web0Ilda Boccassini: è la prima volta che un voto di scambio viene accertato
di Monica Centofante - 11 ottobre 2012
E’ stato eletto grazie ai voti delle ‘ndrine. A quelle 4000 preferenze pagate in contanti, un terzo delle 11.217 che gli hanno permesso di essere eletto al Pirellone alle regionali del 2010. Il gip Alessandro Santangelo lo ha messo nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare che ieri ha portato in carcere Domenico Zambetti, assessore regionale alla Casa nella giunta Formigoni. Quei voti, scrive, pagati 200.000 euro sono stati “determinanti” ed è grazie al “patto politico-mafioso” con i clan dei Barbaro-Papalia e dei Bruzzaniti-Morabito-Palamara che il politico ha conquistato uno degli assessorati più ambiti.

“Voti contro denaro e altre utilità” si legge nelle circa mille pagine di ordinanza che hanno aperto le porte del carcere per 20 indagati. Zambetti, accusato dal procuratore aggiunto della Dda di Milano Ilda Boccassini e dal pm Giuseppe D’Amico di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e voto di scambio sarebbe in “rapporti forti e risalenti nel tempo con la criminalità organizzata calabrese”. E è per questo che i boss lo avevano voluto lì, al Pirellone, e una volta eletto lo avrebbero pressato con richieste di ogni tipo: dagli appalti alle assunzioni per i figli e perfino la richiesta di assegnazione di una casa Aler (ente che controlla il patrimonio immobiliare della Regione) per l’amante di Eugenio Costantino, presunto ‘ndranghetista. L’uomo che insieme a Giuseppe D’Agostino, legato ai Di Grillo, avrebbe effettuato la raccolta dei voti presso le famiglie dei clan calabresi.
Tante richieste, forse troppe e quando il politico non le soddisfaceva i boss si lamentavano e gli presentavano il conto. In un’occasione, si legge nell’ordinanza, Costantino “mostra a Zambetti una ‘lettera-pizzino’ predisposta dalle famiglie mafiose con il ‘patto di scambio’ stretto per le Regionali, con sanzioni e ritorsioni”. Di fronte al foglio, si evince dai dialoghi successivamente intercettati tra i boss, Zambetti piange: “Hai visto quel pisciaturu di Zambetti, come ha pagato.... eh.... lo facevamo saltare in aria” è la voce di Costantino che continua:  “Piangeva.... per la miseria.... si è cagato sotto... cagato completo... totale.... Il potere lo hanno i politici e la legge, però ogni tanto, una soddisfazione ogni tanto ce la prendiamo..”. e comunque, dice in un’altra conversazione, “sti politici di merda, piccoli e grandi, sono uno peggio dell'altro”.

L’accordo con Vincenzo Giudice
E nelle carte ci sono anche i nomi di Alfredo Celeste, sindaco di Sedriano, insegnante di religione e vicecoordinatore provinciale del Pdl, da ieri ai domiciliari; e di Vincenzo Giudice, ex presidente Pdl del consiglio comunale di Milano, già presidente del cda della Metro Engineering srl, partecipata da Metropolitana milanese spa. Giudice è indagato per corruzione, per aver tentato di far eleggere in Comune la figlia Sara, mesi fa al centro di una battaglia politica contro Nicole Minetti, ma senza sapere che le persone a cui si stava rivolgendo appartenevano ai clan. Al politico, Costantino si sarebbe infatti presentato sotto falso nome, quello dell’avvocato Roberto Licomo ed è con lui che Giudice avrebbe sottoscritto un accordo: voti in cambio di lavori tra la Lombardia e la Calabria. “Adesso — è la voce intercettata di Costantino, che parla di lui — sto prendendo un’amicizia con uno importantissimo, oggi lo devo conoscere, il direttore della metropolitana di Milano. Adesso devono fare dei lavori, da Rho fino a Magenta. Comunque questo dà appalti a piccole e grosse, hanno sempre lavori questi, adesso hanno bisogno di me, perché la figlia si è messa in politica a Milano, vorrebbe farla vincere e ha bisogno di voti”. Costantino si presenta quindi con un accordo: “la raccolta di voti a favore della figlia” a fronte “della promessa concreta di assegnazione preferenziale di appalti e lavori pubblici per la costruzione della metrotranvia di Cosenza e, dopo, di scuole”.
L’accordo viene siglato e se Sara Giudice non sarà eletta sarà solo per una questione di meccanismi elettorali.

Le mani sull’Expo’
“Le capacità d’influenza che i calabresi hanno su Zambetti è elevatissima”, prosegue il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare ed è per questo che “pensando di inserirsi nel meccanismo deviato degli appalti pubblici, l’attenzione delle cosche è concentrata anche sui lavori dell’Expo”. “Ti faccio un esempio – spiega Costantino a un affiliato - se mò Zambetti ci dà un lavoro o noi gli diciamo: “Mimmo, guarda che ce lo devi far dare, adesso tu sai che c’è Expo, lui ci può aiutare, e li guadagniamo tutti noi.. lui me l’ha detto chiaro.. lui farà di tutto per farcelo avere.. più di così.. Anche perché noi le imprese ce le abbiamo, le cooperative ci sono, ha detto.. se voi trovate un lavoro, segnalatemelo.. io cerco di farvelo dare.. .”
In un altro passaggio i boss sostengono di avere Zambetti in pugno anche perché l’elezione è avvenuta grazie a loro. Rivolto a Ciro Simonte, uno degli arrestati, Costantino aveva affermato con sicurezza nel corso di una conversazione intercettata: “Grazie a questi spiccioli, Zambetti è stato eletto altrimenti chi cazzo lo eleggeva, sai quanto prendeva?, 6-7 mila voti”. Frasi che, sottolinea il Gip,  “si riferiscono chiaramente alle Regionali 2010, dalle quali si evince che le cosche hanno fornito a Zambetti un numero di circa 3500-4000 voti”. La maggior parte dei quali venivano raccolti a Milano “da Ambrogio Crespi”, arrestato, fratello di Luigi Crespi, l’ex sondaggista di Silvio Berlusconi.
Quello che è successo, ha dichiarato ieri il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, “è devastante per la democrazia”. “È la prima volta – ha spiegato - che un voto di scambio viene accertato durante le indagini”.
Un particolare che ha colpito anche Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria. "La 'Ndrangheta in Lombardia – ha detto oggi all’Adnkronos - esiste da 40 anni, e i rapporti con la politica ci sono sempre stati. Ma mi ha meravigliato l'ipotesi di acquisto con il denaro di voti". Perché “di solito le mafie gestiscono il loro pacchetto di consensi cercando appalti e favori vari". In ogni caso, ha aggiunto, la lotta contro le mafie in Italia "si può vincere solo con un sistema giudiziario, e aggiungo scolastico, diverso. Con classi di 30 ragazzi non so cosa possiamo insegnare, servirebbe la scuola a tempo pieno: si vince con la cultura".

In foto: Domenico Zambetti

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