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palazzo-chigi-web1La Camera vuole studiare le carte
di Aaron Pettinari - 27 settembre 2012
In un Paese normale il Governo non avrebbe atteso di leggere le carte per decidere se costituirsi subito o in un secondo momento come parte civile nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Si sarebbe schierato, chiedendo a gran voce di far luce su quegli ani bui della nostra storia.

Ma l'Italia, colpita dagli scandali e in attesa ancora di una legge anticorruzione, non è un Paese normale. Così ieri la Camera, dopo otto votazioni ed un feroce dibattito parlamentare, ha concesso altro tempo al Governo Monti. In aula erano stare presentate ben quattro mozioni per chiedere all'esecutivo di costituirsi parte civile (o no) già all'udienza preliminare del 29 ottobre, quando il gup Morosini dovrà decidere se rinviare a giudizio 12 imputati, alcuni boss della mafia come Riina, Bagarella e Brusca, e alcuni esponenti delle istituzioni, come Mancino, Mannino e Dell’Utri.
Lo scontro è stato principalmente politico. Da una parte Pd, Pdl, un parte di Fli e Unione di centro. Dall'altra l'Italia dei valori e la Lega che hanno sostenuto la scelta “di principio” di costituirsi subito parte civile a Palermo. Alla fine Montecitorio ha comunque impegnato il Governo “ad attivare l’Avvocatura dello Stato affinché la stessa compia al più presto l’attività istruttoria per il procedimento di costituzione di parte civile ai sensi dell’articolo 74 e seguenti del codice procedura penale”. Ciò però non avverrà subito.
Il ministro della Giustizia Paola Severino ha spiegato le ragioni tecniche che hanno portato a sostenere la richiesta che allunga i tempi della richiesta a una fase più avanzata del procedimento: “In questi giorni è stata effettuata la notifica dell’udienza preliminare alla Presidenza del Consiglio e, dalla lettura dell’incolpazione, è confermata l’ineludibile esigenza di acquisire gli atti per assumere una motivata decisione”.
Per il leader dell'Idv Di Pietro la posizione presa dall'esecutivo è grave. “La bocciatura della nostra mozione – spiega l’ex pm – è di fatto una resa dello Stato, del Parlamento e delle istituzioni tutte alla criminalità organizzata. E ciò perché da 10 anni è accertato che lo Stato è parte lesa dunque o il governo ignora le carte o è oggettivamente connivente con quella parte politica che si sente colpita perché sta di qua dalla trattativa,c on i mafiosi”. Il punto è politico: “Chi si appella alla tecnica legale, come il Pd, in realtà rifiuta di assumersi le sue responsabilità”.

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