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dellutri-berlusconi-webE sullo "stalliere" Mangano: “Una persona per bene”.
di Monica Centofante - 6 settembre 2012
I quaranta milioni inspiegabilmente versati all’amico Marcello Dell’Utri in una dozzina di anni, ma anche le relazioni pericolose con Vittorio Mangano lo “stalliere” e con il mafioso Tanino Cinà. Sono i principali argomenti trattati nell’interrogatorio di Silvio Berlusconi, sentito ieri dai magistrati di Palermo nell’ambito dell’inchiesta a carico del senatore del Pdl, accusato di estorsione nei confronti della famiglia dell’ex Presidente del Consiglio.

Il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, l’aggiunto Antonio Ingroia e il sostituto Lia Sava hanno ripercorso i “misteri” della vita dell’ex premier partendo dagli anni Settanta, quando la famiglia Berlusconi subiva continue minacce di sequestro e (secondo quanto riportato nelle carte di altro processo a carico di Dell’Utri, condannato in più gradi di giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa) il Cavaliere chiedeva aiuto all’amico Marcello che tramite Tanino Cinà gli organizzò un incontro con il boss Stefano Bontade. Il summit, negli uffici della Edilnord, segnò l’inizio di un rapporto di do ut des che vide, tra le prime tappe, l’assunzione di Mangano ad Arcore come “garanzia contro i sequestri”. E infatti era il mafioso che oltre a svolgere funzioni di fattore accompagnava a scuola i figli dell’imprenditore.
Ma è caduto dalle nuvole ieri Silvio Berlusconi: “Vittorio Mangano? – ha detto – Sapevo che era una persona perbene”, “impossibile sospettarne i legami mafiosi”. Poi ha aggiunto: “Accompagnava i miei figli a scuola, talvolta sedeva anche alla mia tavola, quando avevo ospiti”. E se lui e Dell’Utri sono stati condannati per il Cavaliere non conta, “perché in Italia c’è stata una persecuzione giudiziaria”. In risposta alle domande il Cavaliere ha ammesso quindi la paura, in quegli anni Settanta, per i sequestri , ma ha negato una qualsiasi relazione con l’assunzione di Mangano ad Arcore. “Marcello – ha ricordato – me lo ha consigliato per la sua abilità con i cavalli”.
L’interrogatorio, svoltosi nella caserma della Guardia di Finanza di via dell’Olmata, a Roma, è durato due ore mezza. Durante le quali i pm, che hanno ascoltato Berlusconi in qualità di persona informata dei fatti e parte lesa, gli hanno chiesto spiegazioni su una serie di bonifici, pari a circa 40 milioni di euro, versati sui conti di Dell’Utri nell’arco di dodici anni. E sull’acquisto di una villa sul lago di Como appartenente allo stesso Dell’Utri e avvenuto proprio alla vigilia della sentenza di Cassazione del processo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del senatore, che in caso di condanna definitiva(la Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio) avrebbe subito carcere e sequestri. Silvio Berlusconi, che avrebbe pagato quella villa il doppio del suo valore, non ha nascosto  che la motivazione dell’acquisto fosse proprio quella di proteggere i beni dell’amico: Marcello, ha detto, temeva di finire in galera e tramite due emissari – Alfredo Messina e Salvatore Sciascia del Pdl - ha chiesto di comprare la villa per lasciare una sorta di buonuscita alla famiglia. D’altronde, ha aggiunto, “non è la prima volta che faccio un dono ed offro un aiuto a un ex manager del mio gruppo”.
Alla domanda se si fosse sentito minacciato da Dell’Utri, che secondo l’accusa avrebbe operato ai suoi danni una vera e propria estorsione, il Cavaliere ha negato: “Non mi sono mai sentito minacciato da Marcello, per lui provo solo gratitudine e stima”. I soldi versati sono solo donazioni fatte ad un “amico e prezioso collaboratore”. E di regali, aggiunge, “gliene ho fatti anche altri”, accennando ad una lista inviata nei giorni scorsi in Procura dal legale Nicolò Ghedini e riferita a una serie di versamenti effettuati tra il 1989 e il 1993: assegni per 260 mila euro e titoli per 292 mila.
Sono solo alcuni dei documenti messi a disposizione dagli avvocati Ghedini e Pietro Longo, presenti all’interrogatorio di ieri, quando hanno depositato una corposa memoria mentre il loro assistito dispensava battute e sorrisi. Rivolto ad Antonio Ingroia, Berlusconi si è detto felice di conoscerlo, aggiungendo: “Ma lo sa che i giornali non le fanno un buon servizio?”
Nonostante il clima apparentemente sereno il tentativo di sviare le domande dei pm è durato fino all’ultimo. Quando i legali hanno provato a bloccare l’audizione presentando in extremis una nuova istanza e pretendendo che Berlusconi fosse ascoltato come “teste assistito”, con la possibilità, cioè, di avvalersi della facoltà di non rispondere. Tentativo, per la prima volta dopo anni, caduto nel vuoto.

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