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grassi-libero WEB0di Aaron Pettinari - 29 agosto 2012
“Non sono pazzo, non mi piace pagare. Io non divido le mie scelte con i mafiosi”. È con queste parole che l’11 aprile 1991, in diretta tv, Libero Grassi, industriale tessile proprietario della Sigma di Palermo, ha raccontato la sua vicenda d’imprenditore che rifiuta di pagare il pizzo alla mafia. E' lui l'uomo che ha insegnato il coraggio ai siciliani e che è stato ammazzato una mattina di ventuno anni fa, davanti al portone di casa. Il killer è Salvo Madonia, figlio del boss del quartiere San Lorenzo. Viene ucciso perché il suo grido di libertà, espresso nei convegni, sui giornali ed in televisione poteva essere un “cattivo esempio” per gli altri commercianti.

Era stato un pioniere della ribellione, Libero Grassi, in anni tanto bui. Il giudice di Catania, Luigi Russo, aveva stabilito in una sentenza che acquisire la “protezione” dei boss no era reato, e al tempo stesso il presidente degli industriali di Palermo, Salvatore Cozzo, rispondeva proprio a Grassi alla radio che “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Libero Grassi era solo nella sua lotta di imprenditore, ed è proprio così che viene “ucciso due volte”. Da Cosa nostra, che lo ha “tolto di mezzo” e dall’indifferenza dei suoi colleghi imprenditori, colpevoli di averlo lasciato solo e sopportato con fastidio. Dopo tanti anni di silenzi, per fortuna, sembra esserci un vento nuovo rispetto a quegli anni di omertà. Quella lettera aperta al "Caro estortore" rappresenta il grido di libertà che è stato raccolto oggi da associazioni come Addio Pizzo e Libero Futuro che di fatto onorano con l'agire quotidiano la memoria di Libero Grassi. Un seme che germoglia e che col tempo ha contagiato anche Confindustria ha approvato un regolamento interno che espelle gli imprenditori che pagano il pizzo. E al loro fianco c'è la magistratura che indaga e condanna imprenditori che non denunciano i propri aguzzini. Del resto il modo migliore per rendere viva la memoria del sacrificio di Libero Grassi e del suo insegnamento è fare ognuno la propria parte di cittadino libero, affermando la legalità e difendendo i propri diritti e doveri.


La Lettera,
Caro estortore...
"...volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere... Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui"

Libero Grassi, dal Giornale di Sicilia del 10-1-1991

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