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gozzo-chellidi AMDuemila - 19 giugno 2012
Pubblichiamo di seguito la risposta del procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo ad un comunicato a firma della Presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli (pubblicata in coda alla lettera).
Il botta e risposta è incentrato sul tema delle stragi e della Trattavia Stato - mafia nei giorni scorsi tornato alla ribalta dopo l'avviso di conclusione indagini da parte della Procura di Palermo.


Botta e risposta tra la Chelli e Gozzo


Cara signora Maggiani Chelli,
negli anni scorsi abbiamo avuto modo di sentirci più volte, e - dopo gli inqualificabili articoli pubblicati dal quotidiano Il Fatto di sabato e domenica - sento solo adesso il bisogno di intervenire perché comprendo che persone indubbiamente in buona fede come lei possono essere state fuorviate da articoli ben Costruiti al fine di diffamare volutamente anche la procura di Caltanissetta.
La ragione e' presto detta: certe persone non possono sopportare che, anche grazie a Caltanissetta, sia stato smascherato il tentativo di inquinare le indagini sulle stragi che si stava ponendo in essere a mezzo di massimo Ciancimino. Tanto che Ciancimino e' allo stato indagato nello stesso procedimento c.d. Trattativa di Palermo per il gravissimo reato di calunnia nei confronti di un alto dirigente della Polizia di Stato, oltreche da noi a Caltanissetta per plurimi episodi di calunnia e di fugadi notizie.Ciancimino che, viceversa, era stato "pompato" in maniera incredibile da queste persone, sol perché diceva "tutte le cose che avrebbero voluto sentire sulla mafia" questi soggetti.
Ma la verità si costruisce con fatti, e non con le opinioni, e soprattutto non sono i giornalisti a fare le indagini penali, almeno sin quando esiste lo statodi diritto, e,quindi, la democrazia.
La Procura di Caltanissetta, tra grandi difficoltà, ha sostenuto il peso non indifferente di nuove indagini sulle stragi del 1992, indagini che hanno coinvolto esponenti delle istituzioni, politici come poliziotti, carabinieri come uomini di mafia, ex pentiti e sentenze ormai definitivamente varate dalla suprema corteci cassazione.
Uno sforzo che e' culminato in una ordinanza ci custodia cautelare emessa dal gip di caltanissetta per cinque nuovi indagati per la strage di via d'Amelio, e nella contemporanea scarcerazione di otto dei soggetti ritenuti responsabili nei vecchi processi sempre per la stessa strage. Persone detenute anche da più di 17 anni.
In questi anni abbiamo instancabilmente indagato anche sulla c.d.trattativa, e nella nostra richiesta di custodia abbiamo anche concluso che l'uccisione di Paolo Borsellino edella sua scorta avvenne anche perché Borsellino era percepito come un ostacolo da superare da parte dei mafiosi. Prove da noi raccolte, numerose, fanno parte del processo palermitano. E viceversa.
Non abbiamo mai detto che i politici sono stati vittime,ma abbiamo esaminato i reati di nostra competenza (unicamente quellodi strage) concludendo che non c'erano elementi per dire che politici e carabinieri avessero concorso nelle stragi del 1992. Nessuno, del resto, sostiene cosa diversa, avendo letto gli atti. Non siamo mai intervenuti su reatidi competenza palermitana, e lo stessoantonio Ingroia, oggi su Repubblica, da atto che le posizioni delle due procure non sono contrastanti.
In questi anni Caltanissettaha sempre chiesto a voce alta, in tutte le sedi, che le indagini fossero seguite in concordia e senza contrasti -veramente inutili- tra le varie procure interessate.
Putroppo, nelle nostre pretese divisioni, a quanto pare, ha cercato di inserirsi qualcuno. Dimostrando Così quello che avevamo sempre detto: che le divisioni indebolivano tutto il fronte delle indagini.
Proprio quando i fatti ci davano ragione su questo, chi ha interesse a dividere ha tentato una carta disperata: truccare le carte, non riportare quello che , sembra dai giornali, le intercettazioni di Palermo riportano. Che il possibile oggetto di provvedimenti fossero nelle intenzioni di un politico sotto intercettazione non solo magistrati di Palermo, ma anche di Caltanissetta.
Si sono volute sfruttare, sembra, affermazioni di questo politico su nostra (e di Firenze) pretesa maggiore malleabilità, negata dai fatti: leggete la sentenza della Corte d'Assise di Firenze su Tagliavia sulla trattativa, e leggete la nostra ordinanza (già depositata da mesi emesi quando il politico avbbe detto queste cose, che non conosceva per l'estremo riserbo tenuto nelle indagini dal mio ufficio).
Ecco quindi l'incredibile: da possibili oggetti di strali politici, ci siamo trasformati in correi dei politici!
Senza parole... Come isolare e delegittimare magistrati che fanno il loro dovere. Senza alcuna ragione legittima.
Questo le volevo scrivere per dirle che nessun pericolo corre l'indagine sulla trattativa per nostra mano, e che questa Procura e' sempre profondamente convinta della necessita di collaborare, se necessario anche più intensamente, tra Palermo, CaltamissettaeFirenze, nella comune ricerca nella verità. Che non può e non deve essere verità parziale. Abbiamo impegnato le nostre vite per questo e comtinueremo a farlo. Non saranno alcune pagine di giornale a fermare il nostro impegno.
Nico Gozzo


Il Comunicato di Giovanna Maggiani Chelli

Dopo accurata e attenta riflessione l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili prende posizione, e comunica che non ha nessuna propensione a giustificare i comportamenti di uomini delle istituzioni del 1993, in sede di trattativa Stato mafia.
Nei giorni scorsi, infatti, si è appreso a mezzo stampa che i Pm nisseni e quelli fiorentini apparirebbero propensi a credere che gli esponenti delle istituzioni chiamati in causa nella trattativa Stato mafia furono costretti ad accettare la logica del negoziato imposta da “cosa nostra” con il terrore, e dunque sarebbero da ritenersi “vittime” dell’intimidazione mafiosa, ovvero "soggetti penalmente non perseguibili".
SONO MORTI I NOSTRI FIGLI!
E’ STATA DISTRUTTA LA VITA PER SEMPRE DI INTERE FAMIGLIE!
Troppo labile la giustificazione dei Magistrati di Caltanissetta e Firenze, se risultasse vera.
Il signor Messana, condannato a 30 anni di carcere per la strage di via dei Georgofili, subì anche lui un ricatto terribile da parte di “cosa nostra”, fu costretto ad imprestare il suo garage a Prato per ricoverare il fiorino carico di morte che verrà poi parcheggiato in via dei Georgofili intorno alle 23.00 del 26 maggio 1993.
Certo, ad ognuno la sua di parte di responsabilità, ma per l’amor di Dio non parliamo di “vittime” da parte di uomini dello Stato che si sono comportati invece da vigliacchi per 19 anni e quindi le domande vanno da se:
Come mai se si sentivano tanto vittime hanno sempre nascosto tutto e solo ora cominciamo a capire cosa è successo in sede istituzionale il 27 Maggio 1993?
Come mai fin da subito non hanno detto: abbiamo cercato di fermare le stragi e abbiamo trattato?
Come mai non hanno detto tutto questo al giudice Gabriele Chelazzi nel 2002 quando li ha chiamati a testimoniare?
Noi vogliamo fortemente un processo per concorrenti in strage, è fin troppo tempo che lo invochiamo.
Vogliamo un processo con tre Procure unite mettendo a disposizione tutti i documenti dei quali sono in possesso su di un unico tavolo, tanto più che il PNA Grasso, se le informazioni sono vere, minimizza le attuali inchieste in corso.
Ma se, come invece giustizia vorrebbe, un pool di magistrati di tre città diverse, non riescono a lavorare insieme, allora lavori la procura di Palermo per tutti noi.
Non possiamo minimamente pensare che le stragi ci siano state, eccome, malgrado tutti i maneggi di Ministri vari, che non abbiano quindi fermato un bel nulla - i nostri morti ne sono la prova – e ancora oggi a 19 anni da quei tragici fatti, si tenti di far apparire agli occhi del mondo quegli uomini istituzionali di allora delle vittime come noi.

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via de Georgofili


La replica di Maggiani Chelli a Gozzo

Illustrissimo Procuratore,
"Non abbiamo mai detto che i politici sono stati vittime" scrive Lei, "Troppo labile la giustificazione dei magistrati di Caltanissetta e firenze se risultasse vera", scriviamo noi.
Come ben ha da vedere, noi non diamo nulla per scontato, leggiamo i giornali, questo si.
Come del resto abbiamo letto tanti altri documenti come quelli rilascaiti dagli uomini di Stato ai tempi delle stragi del 1993, al magistrato Gabriele Chelazzi nel 2002. Nei quali verbali nessuno di loro ha sentito il bisogno di parlare di ciò che oggi è ormai noto in fatto di trattativa Stato-mafia.
E comunque, resta il fatto che, per quello che ci riguarda, pensiamo sia arrivato il momento di unificare tutti i documenti delle tre procure interessate ed addivenire ad un unico dibattimento, qualora ce ne fossero le premesse.
Forse noi la facciamo facile e non sarà tecnicamente possibile, ma non è affar nostro. Noi vogliamo la verità tutta. E la magistratura ha il compito e il dovere di darcela in questo Paese.

Buon lavoro
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili


Nico Gozzo
Gentile signora,
La ringrazio per la risposta, e le assicuro che la magistratura impegnata in queste difficili indagini e' tutta ben consapevole delle risposte che deve dare prima di tutto a chi ha sofferto in prima persona per la violenza mafiosa, e poi a tutti gli italiani.
In questi anni abbiamo dovuto contrastare chi diceva che indagare nuovamente ed ancora su via d'Amelio era una inutile spendita di denaro pubblico. Non si trattava di un quisque de populo, ma di un politico dotato di amplissimi poteri nelle materie di nostra competenza. Siamo andati avanti, tra mille difficoltà, inizialmente con una polizia giudiziaria sottodimensionata, avendo non a favore anche parte della polizia e dei carabinieri, che vedevano come fumo negli occhi che si indagasse su loro importanti appartenenti.
Abbiamo avuto contro anche una parte della magistratura, che non amava certo si mettessero in dubbio decisioni già definitivamente prese dalla Cassazione. Ma siamo andati avanti. Se lo abbiamo fatto e' perché abbiamo ogni giorno davanti gli occhi pieni di speranza di tutte le vittime del terrorismo mafioso. Perché conosciamo i particolari più minuti delle loro morti, lo strazio dei loro familiari. Questo paese non può andare avanti senza che venga rimosso il macigno delle menzogne accumulato in questi anni. Perché tutti possiamo finalmente sentire quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo Borsellino.
Chi indaga non importa, se non per il codice. L'importante e' che si giunga alla verità. Per affermare pienamente la democrazia, che non ammette coabitazioni con pesanti fardelli di menzogna.

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