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auto-scorta-webdi Aaron Pettinari - 18 giugno 2012
Un allarme si alza dalla Procura di Palermo dove i pm sottoscorta sono costretti a mettersi d'accordo per effettuare i propri spostamenti. E' stata diffusa nei giorni scorsi la notizia che il numero delle auto blindate in dotazione è in numero insufficiente rispetto ai magistrati sottoposti a tutela. Non solo. Un terzo delle auto risultano rotte con la concessionaria Bmw che dovrebbe occuparsi di quelle in garanzia che è miseramente fallita.

A questo scenario si aggiunge la mancanza di fondi da parte del ministero che tarda a mandare i soldi per pagare le officine (36 le macchine in dotazione all'ufficio inquirente di cui 11 rotte da tempo) anche quando il guasto è meno grave. Ogni “riparazione straordinaria” infatti deve essere segnalata dall'ufficio automezzi alla ragioneria della Procura che dopo aver ottenuto i fondi dal ministero di Grazia e Giustizia può aprire al pagamento della riparazione. Un iter “eterno” con auto che restano bloccate in garage per mesi costringendo gli stessi magistrati ad utilizzare le proprie per spostarsi oppure a muoversi a piedi per la città. Una follia ancor più drammatica quando i pm, per spostarsi fuori provincia ed essere presenti ad udienze di competenza della Dda, si trovano addirittura costretti ad organizzare il proprio calendario degli impegni in tribunale basandosi sulle ferie di altri colleghi, per potrer prendere in prestito l'auto blindata. Una situazione assurda quanto insostenibile per diversi motivi in primis quello della sicurezza degli stessi che dovrebbe essere garantita in ogni momento anche perché se la situazione può apparire sostenibile ora con l'approssimarsi dell'estate quale sarà la situazione quando l'intero organico sarà presente in Procura? Nei giorni scorsi è stata inviata una nuova richiesta al Ministero per l'acquisto di nuove auto o quantomeno per la concessione di nuovi fondi per sistemare le macchine già presenti. Forse potrebbe bastare anche sbloccare altre auto presenti in altri uffici giudiziari. Ora la palla passa al Governo che, a 20 anni dalle stragi in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone e Borsellino, dovrebbe far sì che la loro memoria venga onorata non solo con le parole ma anche con azioni concrete. E la sicurezza dei magistrati antimafia è sicuramente un aspetto importante.

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