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500-euro-bigdi Aaron Pettinari - 5 giugno 2012
Sono numeri faraonici quelli dell’evasione fiscale. Secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate sarebbero circa 120 miliardi i capitali che sfuggono alle casse dello Stato. Numeri che dimostrano palesemente come quello del mancato versamento delle tasse e delle false o ingannevoli dichiarazioni dei redditi all’erario sia tra i freni alla crescita dell’economia. Gli ultimi divulgati dell’Istat fanno rabbrividire. In base ai dati raccolti il valore dell’economia sommersa e, insieme, dell’evasione in Italia, sarebbe quantificabile tra i 250 e i 275 miliardi. Una cifra che oscillerebbe tra il 16,3% e il 17,5% del Pil. In media cioè, ogni contribuente nasconde allo Stato oltre 2mila euro. “Si calcola che ci sia il 30% di evasione in agricoltura, il 21% nei servizi e il 12% nell’industria.

Ma ci sono anche settori, come il turismo, dove si supera il 50%”, ha fatto sapere il presidente dell’Istituto di Statistica Enrico Giovannini.
Evasione e corruzione vanno quindi a braccetto tanto che non è sbagliato dire che non è possibile combattere la seconda se non si interviene pesantemente sulla prima. Si può partire da un concetto: “Per corrompere servono fondi neri e questi non si costruiscono se prima non si sottraggono al fisco”.
Secondo il procuratore aggiunto Francesco Greco, impegnato da anni a Milano contro il crimine economico-finanziario, in un’intervista a Repubblica “Evasione fiscale e criminalità economica sono la principale causa del declino dell’Italia e della sua crescita zero”. Serve quindi un’”Authority per combattere la corruzione e l’evasione, reati che garantiscono profitti illeciti per 150-200 miliardi di euro all’anno”.
Quando si parla di lotta all’evasione c’è spesso chi paventa lo “stato di polizia” (in prima fila l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi), ma secondo Greco si tratta soltanto di “scuse per mantenere le diseguaglianze sociali e garantire gli evasori. Le norme sulla tracciabilità dei pagamenti, la cui soglia è stata abbassata dal governo Monti tra mille resistenze, “sono importanti non solo per contrastare l’evasione fiscale, ma anche il riciclaggio e soprattutto la corruzione”.
Francesco Greco inoltre ha suggerito la creazione di “un’Authority veramente indipendente che si occupi del coordinamento del contrasto alla corruzione, all’evasione e al riciclaggio”. Del resto ad imporla sono le convenzioni internazionali a patto che si riveli più utile dell'autorità Anticorruzione istituita qualche anno fa in Italia, “che si è rivelata il solito inutile poltronificio giustamente eliminato da Tremonti”.

Nel 2011, secondo l'Agenzia delle entrate, la lotta all'evasione ha portato nelle casse dello Stato 10 miliardi di euro che, in base alle stime, dovrebbero essere saliti a 11 nell'intero anno. Quanto accaduto a Cortina, a Milano, a Sanremo, lungo la costa adriatica ed in altre parti d'Italia, con le entrate dichiarate dai commercianti che sono aumentate di colpo durante i controlli della Guardia di Finanza, è un segnale di quanti soldi vengono a mancare nelle casse dello Stato e che è possibile recuperare in maniera abbastanza semplice. Basti pensare che nella località sciistica sono stati riscontrati incassi superiori del 300% rispetto al giorno del blitz in alcuni ristoranti. Nel capoluogo lombardo il picco è stato del 200%. E' altrettanto vero però che stanare gli evasori e punirli con questo metodo, per quanto importante, non basta. All’interno delle nostre leggi esistono infatti anomalie che facilitano proprio le persone che non intendono adempiere al loro dovere fiscale.
Basti pensare che nel codice penale si prevede per gli evasori totali, quelli sconosciuti al fisco, una pena che è la metà di quella che colpisce chi invece cerca di nascondere solo una parte del guadagno con false fatture (tre anni per i primi contro sei per i secondi). Come a dire, è meglio evadere completamente il Fisco per evitare complicazioni e problemi.

Per non parlare poi delle leggi aggiustate su misura come il decreto legge numero 30 del 25 marzo 2010, poi approvato come legge 73 dal governo Berlusconi. Tale decreto era noto come il "decreto incentivi", e al suo interno è stata inserita la cosiddetta norma salva-Mondadori.
Lo si recita all'articolo 3, relativo alla "rapida definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e per le quali l'Amministrazione Finanziaria è risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio", il comma 2 bis traduce in legge la norma "ad aziendam": "Il contribuente può estinguere la controversia pagando un importo pari al 5% del suo valore (riferito alle sole imposte oggetto di contestazione, in primo grado, senza tener conto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni)". Così Berlusconi, che aveva un contenzioso aperto con il Fisco da oltre 10 anni con, ovviamente, due sentenze favorevoli, per un importo da 174 milioni di euro che, grazie al nuovo comma sono diventati 8,6 milioni. Un "super sconto" in Cassazione che è stato poi aggiustato con le integrazioni della manovra 2011 quando, nell'emendamento finale viene precisato che per considerare concluso a tutti gli effetti il contenzioso, occorre la certificazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria.

La mappa dell'evasione
E' chiaro che l'evasione più seria non appartiene a baristi ed affini. Ci sono altri metodi più difficili da individuare, al confine tra legalità ed illegalità, che riguardano le società e le imprese e da qualche tempo anche l'alta finanza.
Una bella fetta riguarda il mancato incasso dell'Iva. Secondo la Banca d'Italia, tra il 2005 ed il 2008 è stato evaso il 30 per cento della base imponibile dell'imposta pari a 30 miliardi l'anno, ovvero due punti di Pil in meno. Secondo la Guardia di Finanza  l'evasione dell'Iva accertata ammontava nel 2010 a 6 miliardi e 300 milioni. Metà di questi fondi è dovuta alle cosiddette "frodi carosello". Un sistema semplice quanto perverso. Viene creata una società al solo scopo di fornire fatture false, questa acquista merce  da altri paesi comunitari in sospensione di Iva e poi la rivende regolarmente in Italia applicando l'imposta. L'Iva poi non viene girata all'erario e la società sparisce portandosi con se il "tesoretto" accumulato.
In base alla ricerca dell'Associazione contribuenti sono state individuate cinque aree.
La prima riguarda l''economia sommersa dove rientrano i tre milioni di lavoratori in nero (spesso sono cinesi o extracomunitari ma anche italiani). Fanno parte di questa categoria anche 850 mila lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Qui l'evasione d'imposta stimata (perché è difficile quantificare un fenomeno "invisibile") ammonta a 34,3 miliardi di euro. Si parla sempre di stime.
La seconda comprende l'economia criminale. È quella delle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina soprattutto) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7 per cento. Anche qui si parla di stime: l'evasione d'imposta sarebbe di 78,2 miliardi di euro l'anno.
Grande spazio all'interno della mappa riguarda le società di capitali. Il 78 per cento circa dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro l'anno o non versa le imposte. Molte di queste imprese chiudono nel giro di cinque anni per evitare accertamenti fiscali. Oppure utilizzano "teste di legno" tra i soci o amministratori. Queste aziende "evitano" di pagare circa 22,4 miliardi di euro l'anno.
Ma la vera vergogna riguarda le big company. Un terzo delle grandi aziende italiane ha infattichiuso il bilancio 2011 in perdita e non ha pagato le tasse. Inoltre il 94 per cento di esse abusa del "transfer pricing" per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo, trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove non vi sono controlli fiscali, per un giochetto semplice che sottrae al Fisco italiano quasi 38 miliardi di euro l'anno.
Per quanto concerne i lavoratori autonomi e le piccole imprese l'evasione stimata ammonta a 8,2 miliardi di euro l'anno per la mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali.
Per Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it "bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, come avviene nei principali paesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici ed eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione", sottolinenado come l'accertamento con adesione rischi di diventare "un vero e proprio condono permanente. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto".

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