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parlamento-web00di Aaron Pettinari - 28 maggio 2012
Dopo aver approvato giovedì scorso, non senza polemiche, la riforma dei rimborsi ai partiti e le norme per controllare i relativi bilanci, l'Aula della Camera ha iniziato l'esame del ddl anticorruzione licenziato la scorsa settimana dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia. Approvato in un Consiglio dei ministri del governo Berlusconi nel 2010 e recante la firma dell'ex guardasigilli Angelino Alfano, il ddl avrebbe dovuto essere discusso dall'Aula di Montecitorio già lo scorso 26 marzo.

Il provvedimento, votato ed emendato dal Senato, era stato esaminato dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera ma il guardasigilli Paola Severino aveva chiesto un rinvio per presentare un maxiemendamento a nome del governo per introdurre due reati previsti dalla convenzione di Strasburgo del 1999 (traffico d’influenze illecite e corruzione fra privati).
Dopo settimane di polemiche, ostruzionismo, continue battute d'arresto (i dissidi si sono ricomposti, con i voti favorevoli di Pd, Fli, Udc e Lega, la contrarietà dell'Idv e l'astensione Pdl), la battaglia si è spostata dunque in Aula, dove il testo in discussione sarà accompagnato da una serie di questioni spinose ancora aperte, come la graduazione delle pene, con il Pdl che vorrebbe abbassare quelle minime, e il Pd che vorrebbe invece aumentarle, lo 'spacchettamento' della concussione nelle due forme, la costrizione e l'induzione, che non piace a Idv e Fli, e la questione dell'interdizione dai pubblici uffici.
Al momento il testo, rispetto alla formulazione originale presentata dal guardasigilli oltre un mese fa, appare indebolito. In particolare, vengono modificati due reati: il primo è "corruzione per l'esercizio della funzione", che è stato lievemente modificato in modo da renderlo molto specifico ed evitare che scatti il reato di corruzione per quelle che venivano definite, ai tempi di Tangentopoli, le dazioni ambientali. Cioè la corruzione talmente diffusa da essere normale. Il secondo reato è quello del traffico di influenze illecite. Questa prevede che chiunque, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita, ovvero per remunerare il pubblico ufficiale, è punito con la reclusione da uno a tre anni. L'aggiunta di questa parola "illecite" e le relative modifiche nel testo, indeboliscono molto il testo originale, dato che adesso bisognerà dimostrare che c'è stata una interferenza illecita; mentre prima era punita semplicemente l'interferenza del pubblico ufficiale nel percorso legale e regolare di una legge, un appalto o qualsiasi atto amministrativo.
Sui tempi per il voto, difficili da prevedere, pesa l'incertezza dei tanti emendamenti che verranno quasi sicuramente presentati e che erano stati ritirati in commissione. Ad esempio quello firmato da Francesco Paolo Sisto e già battezzato 'salva-Ruby', che prevede la concussione solo se c'è 'utilità patrimoniale'.
Ma questo è solo una delle proposte di legge che l'attuale classe politica, sempre più in crisi ed ormai quasi priva di credibilità, cercherà di far passare per salvare i propri interessi. Basti pensare che nel “pacchetto” non è ancora inserito il falso in bilancio o l'autoriciclaggio. E se da una parte vengono aumentate lievemente le pene (e la prescrizione) per la corruzione propria, dall'altra c'è l'intenzione di ridurre pene e termini di prescrizione per il reato di concussione per induzione. Cosa accadrà ora? Staremo a vedere. Il timore è che i partiti della maggioranza possano usare il ddl anticorruzione come merce di scambio, magari per far approvare successivamente un ddl sulle intercettazioni simile a quello che il governo Berlusconi non riuscì a varare e che ancora oggi è in “stand-bay” in Parlamento. Certo è che la corruzione è un problema serio nel nostro Paese. Tanto che il Pg di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, ha più volte avvertitoe: “La mafia non deve diventare un depistaggio collettivo, è la corruzione la vera emergenza nazionale”. Secondo il procuratore "le indagini dimostrano che sul terreno della corruzione si celebrano ogni giorno mille segreti matrimoni d’interesse tra e aristocrazie criminali e colletti bianchi appartenenti al potere politico ed economico. E se non si interviene subito, l’Italia è destinata a un declino, come quelle della Grecia, affossata da corruzione, evasione fiscale e gestione clientelare dei rapporti politici.”.

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