messina-denaro-matteo-web1di Lara Borsoi - 26 aprile 2012
La mancanza di fondi per la lotta alla criminalità organizzata è stato argomento molto discusso. Le uniche soluzioni proposte si possono racchiudere in due parole: tagli e riforme. Oggi il tema è stato riportato alla ribalta dagli uomini delle forze speciali dell'Arma che dal '93 sono alla ricerca del latitante Matteo Messina Denaro “Diabolik”, nel giorno del suo cinquantesimo compleanno. Da 19 anni gli investigatori lo cercano in lungo e in largo, raccolgono prove, pizzini, seguono piste, ma lui è sempre stato e attualmente rimane irreperibile.

Chissà su quali carte può contare il figlio di Don Ciccio, di sicuro sono più valide di quelle degli investigatori che lo stanno cercando.
Ultimamente i Carabinieri del Ros per poter continuare le indagini hanno deciso di dimezzare la loro indennità di missione giornaliera da 100 a 50 euro. Da 8 mesi invece, gli uomini della squadra mobile di Palermo anticipano le spese per le ricerche nella provincia di Trapani.
Un fronte comune da parte degli operatori che credono fortemente nel loro lavoro. Un po' meno incisiva la partecipazione dello Stato. Pochi giorni fa il ministro della Giustizia Paola Severino in un intervista a Repubblica aveva chiarito la sua “linea”: “Spendere bene, non solo spendere meglio. Tagliare il superfluo e cercare le soluzioni più competitive sul mercato.”
Gli interventi in programma annunciati riguardano le carceri, le intercettazioni, la diminuzione del numero dei tribunali e dei giudici.
Preoccupazione e timore per questa manovra estrema che colpisce un settore già debole. Il Procuratore Aggiunto di Palermo Teresa Principato che con Marzia Sabella e Paolo Guido, coordina le ricerche su Matteo Messina Denaro è stata chiara: “Ci siamo ritrovati a autorizzare persino il noleggio di alcune auto. Credo che sia necessaria una maggiore attenzione per gli uomini e le donne delle forze dell'ordine, che si fanno carico di sacrifici enormi.”
Ed il monito del pm antimafia di Napoli, Giovanni Conso suona ancor più grave:“È un miracolo quello che riusciamo a fare con i mezzi che abbiamo a disposizione; la lotta alle mafie è una priorità e servono più uomini, più mezzi e più soldi per proseguire su questa strada e per tutelare le nostre vite.” Una chiara richiesta d'aiuto raccolta dal ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri in visita a Cosenza a cui è seguita anche quella del Procuratore Federico Cafiero De Raho: “La Dda è costantemente impegnata nel contrasto alla Camorra ma, per farlo, abbiamo bisogno di tutela: le nostre vite sono a rischio e non possiamo affidarci alla buona volontà di chi è disposto a fare gli straordinari sapendo che poi non verrà pagato. La Dda è impegnata nelle indagini e lo sarà ancora anche in futuro ma servono più strumenti, auto nuove e straordinario per i nostri uomini.”
Lamentele e sollecitazioni certamente non nuove al governo. Mesi fa il sindacalista del Siap Ivan D'Anna esprimeva così le difficoltà: “Alla Catturandi si anticipano i soldi di tasca propria i soldi per le missioni fuori sede, perchè da 17 mesi queste spese non vengono più rimborsate dal ministero dell'Interno, il che significa che le ricerche del latitante trapanese Matteo Messina Denaro, il numero uno di Cosa Nostra, sono pagate dai poliziotti. Per non parlare poi dei tagli sugli straordinari, con il risultato che la coperta diventa cortissima, perchè se si ricercano i latitanti poi diventa difficile trovare il modo di effettuare le ricerche contro spacciatori e rapinatori, che comunque incidono sulla sicurezza dei cittadini.”
Insomma non è possibile che una lotta proclamata dallo Stato diventi poi in realtà un sacrificio di pochi.
Intanto, un passo avanti a livello europeo è stato fatto con la nascita della CRIM (Commissione Europea Antimafia) che ha come obiettivo il contrasto al crimine organizzato attraverso la cooperazione dei paesi con l'utilizzo di un testo unico antimafia. E l'Italia è stata designata come fonte a cui attingere le varie norme, dall'applicazione del 416 bis (associazione di tipo mafioso) al 41 bis (carcere duro), alla confisca dei beni e il loro riutilizzo per scopi sociali (legge 646/82 e 109/96).

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