sgarbi-vittorio-webdi Rino Giacalone - 22 aprile 2012
“Ritardi e inerzie nell’assegnazione e gestione dei beni confiscati, formazione degli atti fuori dalle sedi istituzionali, libera determinazione fortemente ostacolata, applicazione di facciata dei protocolli di legalità”. Tutto a favore dei voleri delle cosche mafiose locali.


E’ pesantemente sanzionatorio il risultato dell’ispezione prefettizia condotta presso il Comune di Salemi, tanto che il ministro dell’Interno Cancellieri ha chiesto e ottenuto dal Governo il via libera allo scioglimento per mafia degli organi amministrativi del Comune. Una amministrazione controllata da un ex sorvegliato speciale, l’ex deputato regionale della Dc, l’andreottiano Pino Giammarinaro. “Puparo e regista nemmeno tanto occulto”, così indicato nel rapporto investigativo che lo scorso anno ha portato il questore di Trapani, Esposito, a chiedere al Tribunale l’applicazione di 5 anni di sorveglianza speciale, e il sequestro di beni per 30 milioni di euro. Tutto racchiuso nel rapporto “Salus Iniqua” frutto del lavoro investigativo della direzione anticrimine guidata dal dirigente Giuseppe Linares. In quel rapporto l’on.Giammarinaro è indicato a capo di un “regno”, tra mafia, politica e sanità. Da quel rapporto ha preso il via l’ispezione al Comune di Salemi dove nel 2008, voluto e sostenuto proprio da Giammarinaro, è stato eletto sindaco il critico d’arte Vittorio Sgarbi. Nei confronti del prof. Sgarbi la relazione firmata dal ministro Cancellieri è severa: “l’amministrazione, col sindaco e vicesindaco, non ha posto alcun argine al condizionamento esercitato dall’on. Giammarinaro”. La relazione del ministero dell’Interno è drastica, secondo il Viminale, nel procurato inquinamento mafioso “il sindaco ha precise responsabilità”. E che tutto giostrava attorno all’on. Giammarinaro, l’ispezione lo conferma con le parole dello stesso Sgarbi: “E’ il sindaco ad affermare la centralità della figura di Giammarinaro anche a proposito della attribuzione di incariche e nomine”. Sono stati registrati casi in cui l’on. Giammarinaro raggiungeva in auto l’aeroporto di Palermo, andando a prelevare di persona il sindaco Sgarbi, per fargli firmare in auto provvedimenti che poi risulteranno sottoscritti a palazzo Municipale. La relazione annota inoltre (a carico del vice sindaco Antonella Favuzza): “Il vice sindaco è legato da stretti vincoli con noti e storici esponenti delle locali famiglie criminali….”. Una amministrazione che praticava una antimafia di facciata, a proposito di appalti pubblici. Applicava il protocollo di legalità intestato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e poi aggiudicò i lavori di ristrutturazione del Municipio ad un imprenditore che era stato in carcere per turbativa d’asta. In Giunta sedeva poi un assessore che nel 2011 fu condannato per truffa aggravata. All’on. Giammarinaro, il sindaco ha permesso partecipare a riunioni di Giunta, senza verbalizzare la presenza ovviamente, oppure a casa dell’ex deputato fu scritto un bilancio di previsione. Tra i casi sottolineati quello della mancata assegnazione di un terreno di 70 ettari confiscati al narcotrafficante mafioso Totò Miceli, fidato del latitante Matteo Messina Denaro. La relazione evidenzia come quel terreno stava per essere assegnato all’associazione di assistenza sanitaria Aias. Su questo Sgarbi chiese ad un assessore, “Pino che ne pensa?”. L’onorevole ne poteva pensare solo bene, il presidente dell’Aias, ing. Francesco Lo Trovato risulta essere uno dei soggetti del potere esercitato dall’ex deputato sulla sanità.

Contro Sgarbi c’è il giudizio di incandidabilità in Sicilia per il suo comportamento da sindaco di Salemi. Secondo il Viminale il critico d’arte ha responsabilità precise nel non avere ostacolato l’azione di inquinamento mafioso. Stesse responsabilità per il suo vice sindaco, la farmacista Antonella Favuzza. Il Tribunale Civile di Marsala ha sanzionato i due accogliendo la richiesta in tal senso del ministro Cancellieri. Sgarbi ha preannunciato ricorso, e ha deciso di non abbandonare la corsa a sindaco di Cefalù dove si è candidato dopo essersi dimesso da Salemi in tempo prima del decreto di scioglimento per mafia. Abbandono repentino con attacchi a magistrati, prefetto, investigatori. Ha scritto anche al presidente Napolitano, con toni confidenziali in sostanza ha detto al capo dello Stato di avere firmato un decreto basato su una relazione piena di bugie. Lui che rischia di essere il primo dei bugiardi.

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