diana-peppe-web0di Lara Borsoi - 20 aprile 2012
Casal di Principe (Caserta). Don Peppe Diana fa ancora paura a qualcuno. Non è stato sufficiente ucciderlo 18 anni fa nella sacrestia della sua chiesa, il giorno del suo onomastico, con quattro colpi di pistola calibro 7,65. Un omicidio di puro stampo camorristico, efferato, contro un uomo indifeso ma pieno di fede che operava per migliorare una terra tutt'ora martoriata, violentata, dimenticata. Ma oggi i frutti dei suoi insegnamenti sono visibili, palpabili e le sue parole: “Per amore del mio popolo non tacerò” sono entrate nelle coscienze di coloro che desiderano realmente cambiare le cose.

I fatti di questi ultimi giorni non si possono leggere se non sotto un'unica chiave. Qualcuno ha voluto lanciare un chiaro segnale a tutti coloro che seguono le ombre di Don Peppe Diana.
Nella notte tra il 17 e 18 dalla tomba di Don Diana, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994, sono stati rubati il suo Calice e una targa d'oro donata da Don Ciotti. Quest'ultima era il premio “Follaro d'oro” assegnato al Presidente di Libera nel 2008.
A denunciare il fatto ai Carabinieri il fratello di Don Diana, Emilio Diana. Gli inquirenti dalle prime indagini effettuate avevano pensato ad un atto vandalico o un furto ad opera di balordi. Ma ad aggravare la situazione e ad avvalorare la tesi di un messaggio recondito, è stato il furto nella parrocchia di San Nicola di Bari.
diana-peppe-tomba-webL'attuale parroco, Don Franco Picone ha denunciato la scomparsa di tre calici, uno dei quali chiuso a chiave nel tabernacolo con le ostie consacrate.
Un gesto grave che suona quasi come un avvertimento ma Don Picone ha fatto sapere di non essere per nulla intimorito: “Sono indignato, non preoccupato gli oggetti rubati sono di scarso valore. Sapevano dov´erano le chiavi e dopo il furto le hanno messe al loro posto. Questi due episodi vanno letti assieme e per me sono segnali inequivocabili. Ma non ci faremo intimidire». E a sostenere la famiglia Diana, Don Franco e tutti quelli che vivono per sconfiggere la camorra, le parole di Don Luigi Ciotti: “Non riesco a capirne il motivo. Ho accettato quel premio concordando con gli organizzatori che l´avrei consegnato alla famiglia di don Giuseppe Diana, perché in questa terra, tanta parte di quello che si sta ricostruendo dopo le macerie lasciate dalla camorra, lo si deve proprio alla figura di don Giuseppe. Quella targa ci ricorda che dovremo continuare ad intrecciare le nostre mani con quelli che vogliono voltare pagina. Il cambiamento nasce dal mettersi insieme. È una responsabilità che ci è stata consegnata dopo l´uccisione di don Peppe”. E proprio quella targa, così importante, che raffigura due mani che si intrecciano, grazie a Libera, ritornerà nuovamente al suo posto. Lo ha fatto sapere Valerio Taglione, coordinatore provinciale: “Abbiamo concordato con i responsabili del premio "Follaro d´oro" che una copia della targa rubata sarà nuovamente rimessa sulla tomba di don Diana già domani”.

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