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gli-ultimi-giorni-di-paolo-borsellino-webdi AMDuemila - 30 marzo 2012
Latina. In un’affollatissima sala della libreria Feltrinelli si è svolta ieri la presentazione del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” organizzata dalle associazioni “Nuova gioventù pontina”, “Generazione della libertà” e “Giovani emozioni”. Insieme a Stefano Cardillo, Roberto Fighera e agli autori Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo è intervenuto il sostituto procuratore di Roma Luca Tescaroli. Dopo un breve accenno da parte di Baldo sul mistero della scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino l’ex pubblico ministero al processo per la strage di Capaci (già pm nel processo per il fallito attentato all’Addaura e per l’omicidio di Roberto Calvi) ha evidenziato i due interrogativi che ruotano ancora attorno alla strage del 19 luglio 1992.

Tescaroli ha sottolineato come non sia stato ancora chiarito giudiziariamente il motivo dell’accelerazione dell’eccidio di via D’Amelio a distanza così ravvicinata dalla strage di Capaci, né tantomeno la ragione per la quale dopo il fallito attentato allo Stadio Olimpico del 1994 quella stagione stragista sia stata “congelata”. Il magistrato veneto ha ricordato amaramente che mentre indagava sulle stragi del ’92 c’erano “alti esponenti dello Stato” che “cercavano contatti con apparati di Cosa Nostra”. Contatti sfociati poi in quella stessa “trattativa” tra Stato e mafia che secondo quanto sta emergendo si sarebbero sviluppati in diverse fasi tramite intermediari del calibro di Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri su indicazione di poteri di “alto livello”. La ragione di questa “coesistenza” tra mafia e Stato è stata illustrata nella risposta dello stesso magistrato: “perché non è mai stata chiara la linea di demarcazione tra lo Stato e le strutture mafiose”. Per Tescaroli quindi l’esistenza di un “anello di congiunzione” tra questi due poteri è più che mai attuale e vigente. “Se Borsellino fosse stato sentito a Caltanissetta – ha ricordato il sostituto procuratore di Roma riferendosi alle dichiarazioni pubbliche del magistrato siciliano rilasciate dopo la strage di Capaci relative ad elementi da riferire all’autorità giudiziaria nissena che invece non lo avrebbe mai chiamato – probabilmente oggi sapremmo se lui era stato informato della trattativa e soprattutto da parte di chi…”. Di fronte alla domanda di un giovane che su facebook chiedeva la ragione per la quale si continuava a parlare di gente morta 20 anni fa e non invece dei problemi di un operaio che non arriva a fine mese Tescaroli si è mostrato alquanto preoccupato proprio perché l’interrogativo proveniva da un ragazzo di giovane età. Dal canto suo il co-autore del libro Giorgio Bongiovanni è intervenuto sulla questione sottolineando che l’attuale condizione socio-economica accennata dal giovane su facebook  è esattamente il risultato del biennio stragista ‘92/’93 nel quale la “trattativa” tra Stato e mafia è diventata “accordo”. “Se Falcone e Borsellino (soprattutto Borsellino) avessero potuto continuare le indagini che stavano conducendo in quel momento – ha ribadito il direttore di Antimafia Duemila – oggi non ci sarebbero quelle persone che governano e che hanno governato il nostro Paese!”. Partendo dal ragionamento sulla recente “requisitoria-arringa” del pg della Cassazione Iacoviello al processo contro il senatore Dell’Utri Bongiovanni ha evidenziato la grave posizione della Corte Suprema di Cassazione troppo spesso “salvatrice” dei potenti già condannati in I° e II° grado. Un ulteriore affondo è stato rivolto al Csm sempre pronto ad avviare inchieste nei confronti di magistrati liberi e indipendenti come Antonio Ingroia  “reo” di essersi definito “partigiano della Costituzione”; un Csm ugualmente ben disposto a “tutelare”  un magistrato come Iacoviello capace di azzerare anni di processi e di condanne con le sue dichiarazioni sull’inutilità del reato di concorso esterno in associazione mafiose a cui secondo lui “non crede più nessuno”. L’importanza di un voto consapevole capace di mandare a casa politici corrotti o collusi è stata analizzata successivamente da Bongiovanni a dimostrazione del ruolo determinante di un elettorato consapevole. Il direttore di Antimafia Duemila ha focalizzato l’attenzione sull’importanza di informarsi per prendere coscienza del significato di “trattativa” così da interrompere una volta per sempre questo ricatto mafioso a cui è sottoposta la nostra fragile democrazia. Un ricatto che potrebbe nuovamente sfociare in nuovi attentati a seconda dell’“utilità” valutata all’interno di scenari socio-politici decisi da quei sistemi criminali (al di fuori di Cosa Nostra) che hanno concordato le stragi del ‘92/’93. “La potenza economica di Cosa Nostra – ha rimarcato Bongiovanni –  continua a tenere sotto scacco lo Stato”. Che è ben consapevole come la sconfitta definitiva di Cosa Nostra rappresenterebbe una diminuzione drastica di capitali nel nostro Paese. Un sacrificio impensabile per chi dirige l’Italia, ma che spezzerebbe per sempre l’accordo criminale tra Stato e mafia nato sul sangue di Falcone e Borsellino.

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