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severino-paola-web1Ospite del programma “In Mezz'Ora” il Guardasigilli ha delineato alcuni punti della prossima riforma del sistema giudiziario
di Aaron Pettinari - 21 febbraio 2012
E' tempo di riforme in Italia. Il Governo tecnico chiamato a togliere le castagne dal fuoco ai partiti per uscire dalla profonda crisi economica che ha colpito il nostro Paese è chiamato ad un cambio di passo. E per risollevarsi dalla crisi non si può certo sottovalutare quello che è un dato di fatto degli ultimi vent'anni di storia: siamo uno Stato di ladri.

A vent'anni da Mani Pulite, l'inchiesta che ha smantellato la prima Repubblica, la situazione è addirittura peggiorata.
Gianni Barbacetto, in un'intervista ad Affaritaliani ha sintetizzato: “Il sistema della corruzione c'è ancora, sono cambiate le modalità. Tangentopoli si basava su un sistema centralizzato. I partiti si spartivano le tangenti attraverso l'azione dei cassieri che portavano direttamente a Roma il denaro. Poi c'erano anche sottosistemi locali, come a Milano, ma comunque era un'organizzazione centralizzata e scientifica. Adesso non è più così: non c'è una divisione scientifica delle tangenti sugli appalti come era nella Prima Repubblica. Il che non vuol dire però che non ci sia corruzione, tanto è vero che vengono scoperti sempre nuovi episodi, dal caso Penati al caso Ugliola. Oggi però ogni sistema è un sistema a parte, fa storia a sé. Non c'è più un cassiere centrale, è tutto più frastagliato. E i leader locali dei partiti, come moderni vassalli e valvassori, che si ritagliano su misura il loro orticello di volta in volta. La corruzione oggi è diffusa sul territorio con tanti ras locali che fanno carriera anche a seconda di quanti soldi riescono a portare al partito".
Ma quello della corruzione è solo uno degli aspetti che caratterizza l'illegalità italiana che non ha pari nel mondo occidentale. Evasione fiscale, riciclaggio, lavoro nero, reati ambientali, truffe, crac finanziari, abusi edilizi, incidenti sul lavoro, un sistema florido che si è consolidato nel tempo.
Non è un segreto che il nostro debito pubblico è figlio della corruzione e della spesa pubblica accumulata negli anni Ottanta. Un debito che è in continua espansione.
Tanto per fare un esempio basti pensare che ogni anno in Italia vengono a mancare introiti da 120 miliardi a causa dell'evasione fiscale e 60 dalla corruzione. In dieci anni ben 1800 miliardi, ovvero l'intero stock del nostro debito pubblico.
Ed è per questo che è sempre più urgente una riforma della giustizia che permetta di contrastare il crescere del malaffare. L'attuale Governo Monti è chiamato ad una presa di posizione forte che accolga le direttive europee contro la corruzione magari anche superandole. E a parole sembra davvero che questo possa essere il giusto momento per intervenire in materia di Giustizia.
La ministra Paola Severino, intervistata da Lucia Annunziata nel programma di Rai Tre “In Mezz'Ora”, ha preso impegni importanti. Ha parlato di inasprimento delle pene, di reintroduzione del reato di falso in bilancio e l’introduzione di quello di tangenti tra privati. "Non so se sarà introdotto con un maxiemendamento al decreto anti corruzione, ma a me interessa il risultato di adeguare le pene", ha affermato la Guardasigilli sottolineando che “l'inserimento del reato di corruzione tra privati è uno dei temi dei quali si discute” perché “i privati che intascano tangenti è un fenomeno da combattere con severità, va colpito e sottoposto a pene adeguate. Finora – ha aggiunto il ministro Severino - abbiamo sempre pensato alla corruzione come fatto tipico della Pubblica amministrazione".
Altro capitolo importante è il reato di falso in bilancio rispetto al quale Severino ha assicurato: “lo prenderemo in considerazione e prenderemo una posizione perché il Governo dovrà esprimere un suo parere - aggiunge Severino - le soluzioni sono tante ma dovranno essere equilibrate, perché un totale ritorno al passato darebbe sicuramente qualche problema".
Netta è stata anche la risposta alla domanda dell’Annunziata sull’ipotesi di rivedere la legge Cirielli. "Non ci devono essere tabù", ha affermato Severino "ma bisogna partire prima dalla testa e non dalla coda". Ad esempio, per il Guardasigilli "la proposta del vicepresidente del Csm Vietti, sull'interruzione della prescrizione all'inizio del processo, è una parte della soluzione, l'altra è garantire il diritto del cittadino di essere dichiarato innocente, se è innocente, in tempi ragionevoli". Dunque, ha concluso Severino, "diamo tempi certi entro i quali il processo va celebrato oltre che intervenire sulla prescrizione". E come per la prescrizione, anche per il conflitto d’interessi il Guardasigilli si è detta convinta che “non devono esserci tabù”. "Se ci sarà a necessità se ci sarà il tempo" si può ragionare su un intervento sul conflitto di interessi, perché è una questione su cui ragionare per individuare “la norma giusta". Severino ha anche risposto alla domanda sul lodo Alfano, relativo alle immunità per le alte cariche dello Stato, affermando che a suo avviso l’immunità "deve essere pensata a tutela delle opinioni espresse nell'esercizio delle proprie funzioni, ma per lo svolgimento di attività private ciascuno deve rispondere di ciò che fa sempre e comunque, sia che faccia il politico che l'uomo di governo che il pubblico amministratore".
Parole, al momento, che per non restare vuote devono essere seguite dai fatti. Lo stesso che deve accadere in merito al Codice antimafia. Perché la sensazione è che sarà sul campo della giustizia che si giocherà una parte non trascurabile del tempo della partita sul futuro del nostro Paese.

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