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grasso-pietro-webInfiltrazioni forti anche sui trasposti
di AMDuemila - 31 gennaio 2012
Napoli. La dichiarazione è del procuratore Nazionale antimafia. L’occasione è stata la presentazione del suo libro "Soldi sporchi" (Baldini Castoldi e Dalai), scritto con Enrico Bellavia in cui si è dibattuto dell’annosa questione del riciclaggio di denaro sporco. Un’industria sempre florida, specialmente in tempo di crisi, perché può permettersi una liquidità di danaro capace di influenzare i mercati del mondo.

Il riciclaggio di denaro sporco è diventato un fenomeno tentacolare, estremamente capillarizzato, che si muove su percorsi difficilmente rintracciabili, ed è talmente in espansione che Bankitalia ha avvertito: “Il riciclaggio rappresenta un ponte fra criminalità e società civile”, sottolineando che i criminali hanno la capacità di “Contribuire all'assunzione di decisioni economiche e sociali rilevanti”. Secondo i dati della Banca d’Italia il fatturato del riciclaggio è pari a 150 miliardi di euro (il 10 per cento del Pil nazionale); se poi aggiungiamo anche i costi della corruzione che si aggirano sui 50-60 miliardi l’anno e l’evasione fiscale si arriva ad un totale di 500 miliardi di euro. Questo sta a significare che “un terzo dell’economia italiana è sommersa e sfugge a qualunque forma di controllo”. Per il procuratore Antimafia Grasso “basterebbe intervenire su uno di questi aspetti (riciclaggio, corruzione ed evasione fiscale ndr) per risollevare la nostra economia”.
Ad incidere pesantemente sull’economia sono anche le infiltrazioni della malavita nel sistema dei trasporti al Sud. ”Quello che non si riusciva a capire nel corso dell’inchiesta era perché il pomodoro di Ragusa dovesse arrivare a Fondi per essere confezionato e poi tornare a Ragusa per la distribuzione”. Non è che una delle “regole” imposte dalle mele marce di una categoria che ha subito le infiltrazioni della malavita dell’intero Sud. “Non ci meravigliamo - dice il magistrato siciliano - Nuvoletta, Zaza e Bardellino rispondevano alla mafia corleonese di Totò Riina e la loro gestione e l’intromissione nella vita legale è molto simile a quella di Cosa nostra”.
Vanno nella stessa direzione anche le dichiarazioni del procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. “Abbiamo il fondato sospetto che tutto il sistema economico siciliano, con particolare riguardo al settore degli appalti pubblici, sia stabilmente sotto il controllo della mafia. Ci stiamo attrezzando, abbiamo qualche risultato, ma è un mondo nuovo che va affrontato con nuove tecniche e nuovi mezzi”. L’ha detto il capo della Procura di Palermo agli studenti accorsi allo Steri per la prima lezione antimafia inaugurata oggi dalla fondazione Falcone insieme all’Ateneo e Confindustria Sicilia.

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