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cutro-ignazio-bigLa regione si impegna a pagare le cartelle esattoriali
di Maria Loi - 17 gennaio 2012

Palermo. Buone notizie per la vicenda del testimone di giustizia Ignazio Cutrò. L’imprenditore agrigentino ha interrotto lo sciopero della fame e della sete. Il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo e il sindaco di Bivona Giovanni Panepinto si sono impegnati a garantire all’agenzia Serit il pagamento di oltre 86 mila euro; proprio oggi scadevano i 30 giorni concessi dall’agenzia siciliana.
Ma facciamo un passo indietro.

Ignazio Cutrò, 43 anni e due figli, è un imprenditore edile di Bivona, piccolissimo centro della provincia di Agrigento. Dal 1999 viene preso di mira dalla locale famiglia mafiosa dei Panepinto. Incendi, danneggiamenti, minacce di morte non riescono a piegarlo per pagare la cosiddetta “messa a posto” a Cosa Nostra, anzi inizia a denunciare alla giustizia i suoi aguzzini. Un processo e ben 76 anni di carcere (in totale) per gli esponenti della cosca dei Panepinto non fermarono le ritorsioni, divenute anzi sempre più serie e frequenti. Dal 2006 l’imprenditore è costretto a vivere sotto protezione insieme alla sua famiglia.
Come prevede la legge per le vittime del racket, Cutrò ottiene la temporanea sospensione prefettizia con la quale gli vengono congelati i debiti contratti con le banche, per rimediare ai danni causati dagli attentati, l’Inps però gli notifica di non riconoscere questa sospensiva e non gli rilascia i documenti indispensabili per riavviare l’azienda. Nel frattempo, la sospensione prefettizia scade e le banche pretendono di riavere quanto di loro spettanza. L’imprenditore è costretto a pagare a breve decine di migliaia di euro per avere la possibilità di produrre il DURC e partecipare ai lavori con la sua impresa edile, pena l’iscrizione di un’ipoteca sui suoi beni immobili.
Cutrò non chiede sconti, ma quello che gli spetta di diritto. Dopo essersi ribellato al pizzo “lo Stato - dichiara - deve dirmi cosa devo fare per salvare la mia azienda”.
Molte associazioni prendono posizione su questa vicenda e costituiscono il “Comitato Cutrò” in favore dell'imprenditore bivonese che con le proprie denunce e testimonianze ha messo in ginocchio la mafia della Bassa Quisquina. Il comitato chiede inoltre un segnale dalla classe politica siciliana mentre l’imprenditore decide di iniziare lo sciopero della fame e della sete davanti a palazzo d’Orleans finché non riceverà precise garanzie per la risoluzione del suo problema.
Prima ancora dell’intervento della regione, che oltre  a garantire la copertura finanziaria vuole fare luce su questa ingarbugliata vicenda, il comitato Cutrò aveva ricevuto già due assegni di mille euro ciascuno provenienti dal Comitato Paolo Giaccone e dai familiari del giornalista Beppe Alfano.
L’imprenditore agrigentino che con la sua instancabile battaglia, la sua salda determinazione, il suo ammirevole coraggio ha deciso di resistere alla vile prepotenza delle organizzazioni criminali, ha vinto anche la sua battaglia con la burocrazia “Adesso, finalmente, potrò pensare a lavorare” ha detto più sereno.

Gli approfondimenti su: ignaziocutro.com

 

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