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strage-piazza-fontana-piccoloDigitalizzati gli atti processuali
di AMDuemila - 12 dicembre 2011

Per dare un proprio contributo di memoria, a 42 anni dalla strage di Piazza Fontana, Carlo Arnoldi, presidente dell'associazione delle vittime della strage di piazza Fontana, ha consegnato al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, i documenti digitalizzati del processo. "In questo modo abbiamo salvato gli atti dal degrado e al tempo stesso li abbiamo resi disponibili a tutti, dai ricercatori agli studenti" spiegano dall'associazione-portale "La rete degli archivi per non dimenticare", che mette a disposizione informazioni, documenti, materiali relativi alla memoria della mafia e degli anni del terrorismo italiano.

L'archivio sarà disponibile (clicca qui) per la consultazione presso i tribunali, l'Archivio di Stato di Milano e nella Casa della Memoria di Milano, che dovrà essere costruita nel capoluogo meneghino, sul modello di quella già esistente a Brescia. Il sito rimarrà punto di riferimento per consultare online alcuni dei documenti o per sapere dove trovarli.
Un'operazione di digitalizzazione che è in corso anche per i documenti del processo della strage di Bologna. Tra qualche mese verrà trasformata in bit tutta l'indagine sulla P2: 130 volumi unificati in un grande archivio e resi disponibili in pdf sul sito "La rete degli archivi per non dimenticare".
"Con contributi economici molto contenuti e utilizzando il lavoro di coop come la Labor, si potrebbe completare la digitalizzazione di una grande mole di processi di rilevanza storica, relativi a terrorismo di sinistra e di destra e a vicende di mafia" dicono i responsabili del sito. "Sottraendoli al deterioramento delle carte e rendendo più rapida, agevole e "diffusa" la consultazione per cittadini, ricercatori, studenti e giornalisti".
Era il 12 dicembre 1969, ore 16:37, quando una una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto. Una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala, furono fatti i rilievi previsti, e successivamente fu fatta brillare distruggendo in tal modo elementi probatori di possibile importanza per risalire all'origine dell'esplosivo e a chi avesse preparato gli ordigni. Una terza bomba esplose a Roma alle 16:55 dello stesso giorno nel passaggio sotterraneo che collegava l'entrata di via Veneto con quella di via di San Basilio della Banca Nazionale del Lavoro, ferendo tredici persone. Altre due bombe esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all'Altare della Patria e l'altra all'ingresso del museo del Risorgimento, in piazza Venezia, facendo quattro feriti. Si contarono dunque cinque attentati terroristici nel pomeriggio dello stesso giorno, concentrati, tra il primo e l'ultimo, in un lasso di tempo di soli 53 minuti, a colpire contemporaneamente le due maggiori città d'Italia, Roma e Milano.
Nei giorni successivi all'attentato, solo a Milano, 84 persone vennero fermate tra anarchici, militanti di estrema sinistra e due appartenenti a formazioni di destra. Il primo ad essere convocato fu il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli il 12 dicembre 1969. Dopo tre giorni di interrogatorio condotti dal commissario Luigi Calabresi non gli venne contestata nessuna imputazione, ma Pinelli morì precipitando dalla finestra della Questura. La versione ufficiale parlò di suicidio, eppure i quattro poliziotti e il capitano dei carabinieri Lo Grano, presenti nella stanza dell’interrogatorio al momento della morte del ferroviere, furono oggetto di un’inchiesta per omicidio colposo.
L'inchiesta giudiziaria, coordinata dal sostituto Procuratore Gerardo D'Ambrosio, individuò la causa della morte in un "malore attivo", in seguito al quale l'uomo sarebbe caduto da solo, sporgendosi troppo dalla ringhiera del balcone della stanza: l'autopsia non fu mai pubblica e fu accertato che il commissario Calabresi (anch'egli ucciso il 17 maggio 1972) non era nella stanza al momento della caduta.
Il giorno dopo la morte di Pinelli venne arrestato anche un altro anarchico, Pietro Valpreda, che un tassista identificò come l’uomo che scese dal suo taxi in piazza Fontana con una grossa valigia. La ricostruzione dei fatti però scagionò Valpreda spostando le indagini verso gli ambienti dell’estrema destra.
Le indagini e i processi (ben sette) si susseguiranno nel corso degli anni, con imputazioni a carico di vari esponenti anarchici e di destra; tuttavia alla fine tutti gli accusati vennero sempre assolti in sede giudiziaria.
A rendere ancora più ingarbugliata la vicenda le responsabilità, messe in evidenza con tanto di condanne per depistaggio, da parte di alcuni esponenti dei servizi segreti.
In tanti anni non è mai stata emessa una condanna definitiva per la strage, nonostante un neofascista di Ordine Nuovo, Carlo Digilio, abbia confessato il proprio coinvolgimento nella preparazione dell’attentato. Il 30 giugno 2001, la Corte d'Assise di Milano condannò all'ergastolo i militanti del gruppo neofascista Ordine Nuovo, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Giancarlo Rognoni. Tre anni di condanna ci furon per Stefano Tringali, per favoreggiamento nei confronti di Zorzi. Mentre venne deciso il non luogo a procedere per il collaboratore di giustizia Carlo Digilio.
Il 12 marzo 2004 la Corte d'Assise di Appello di Milano assolse Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi per insufficienza di prove, Giancarlo Rognoni per non aver commesso il fatto, e ridusse da tre anni a uno la pena per Stefano Tringali con la sospensione condizionale e la non menzione della condanna.
Quindi, il 3 maggio 2005, c'è stata la beffa finale con la Cassazione che confermò le assoluzioni degli imputati e l'obbligo, da parte dei parenti delle vittime, del pagamento delle spese processuali. Nella sentenza però venne anche scritto che gli ordinovisti veneti Franco Freda e Giovanni Ventura, sarebbero stati entrambi condannati con le nuove prove emerse successivamente al processo milanese del 1972 e alla assoluzione relativa nel 1987.
Si è consumata così la storia di una strage di Stato, che diede il via ad una lunga serie di attentati (da quello alla stazione di Bologna per poi proseguire con piazza della Loggia ed il treno Italicus) che insanguinarono l'Italia durante gli anni settanta. Tutte stragi ancora oggi avvolte nel mistero.


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