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Una quarantina di cassette svuotate e sospetti su un possibile basista interno alla banca 

La rapina “da film” alla filiale del Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, nel quartiere Vomero-Arenella di Napoli, avvenuta lo scorso giovedì 16 aprile, si è configurata chiaramente come un’operazione criminale ben strutturata e caratterizzata da una pianificazione che non ha tralasciato nemmeno i minimi dettagli.

Secondo le prime ricostruzioni, un primo gruppo di almeno tre individui è entrato nella filiale dall’ingresso principale, con il volto coperto. Contemporaneamente, un secondo gruppo è emerso dall’area sotterranea, accedendo ai locali prossimi al caveau attraverso un foro di circa un metro di diametro, realizzato partendo dal sistema fognario. Anche se il numero complessivo dei partecipanti non è ancora chiaro, al momento le stime oscillano tra le sei e le nove persone coinvolte nel colpo.

Una volta all’interno, i rapinatori hanno radunato circa 25 persone tra clienti e dipendenti. Successivamente, i banditi, utilizzando attrezzi da scasso, hanno forzato numerose cassette di sicurezza. L’istituto bancario ha stimato in circa quaranta quelle effettivamente depredate, mentre il numero delle cassette danneggiate risulterebbe superiore. Resta ignota anche l’entità del bottino, non ancora quantificabile con precisione, poiché il contenuto delle cassette è noto esclusivamente ai clienti. In base alle condizioni standard, la banca prevede un rimborso massimo di 52 mila euro per ciascuna cassetta, salvo diverse coperture assicurative.

L’allarme è stato lanciato dall’esterno della filiale, consentendo un rapido intervento delle forze dell’ordine. Sul posto sono arrivati i carabinieri della compagnia Vomero e del nucleo investigativo del comando provinciale, oltre a rappresentanti della magistratura, tra cui il capo della procura di Napoli, Nicola Gratteri. L’area è stata immediatamente isolata.

Subito dopo, i vigili del fuoco hanno aperto un varco in una vetrata blindata, consentendo l’evacuazione delle persone presenti all’interno. Successivamente è intervenuto anche il Gruppo di Intervento Speciale (Gis) dei carabinieri, che ha utilizzato dispositivi stordenti per fare irruzione nei locali dove si sarebbero dovuti trovare i banditi. Peccato che, al momento dell’irruzione, dei banditi si fossero già perse le tracce. Infatti, i rapinatori avevano già lasciato l’edificio, riuscendo a dileguarsi attraverso il cunicolo utilizzato per l’ingresso e rientrando dunque nel sistema fognario. Anche e soprattutto per questo motivo, le attività investigative si sono concentrate proprio nell’area sotterranea, dove i tecnici dell’azienda idrica e le forze dell’ordine hanno individuato e sequestrato diversi attrezzi da scavo, contenitori per il trasporto del materiale e un gruppo elettrogeno: tutti elementi che confermano una fase preparatoria lunga e pianificata nel tempo. È stata realizzata anche una ricostruzione tridimensionale del cunicolo.

Come spesso accade per le rapine in banca, anche in questo caso non si esclude l’ipotesi di un basista presente all’interno dell’istituto. Infatti, ci sarebbero diversi elementi che potrebbero suggerire che gli autori del colpo disponessero di informazioni particolarmente dettagliate sulla struttura interna della filiale, sui punti più vulnerabili del pavimento e sulle modalità di accesso alle cassette di sicurezza. Ora l’indagine, coordinata dalla procura di Napoli, prosegue con i dovuti accertamenti tecnici sugli oggetti sequestrati e sui rilievi effettuati nel sottosuolo. Ad ogni modo, l’episodio, fortunatamente raro nelle sue modalità, presenta analogie operative con un precedente avvenuto nel 2016 nella stessa area, quando una filiale bancaria fu oggetto di un tentativo di rapina con modalità simili, legate all’utilizzo di cunicoli sotterranei. In quel caso, però, il bottino fu piuttosto limitato. 

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