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In onda domenica 29 marzo alle 20.30 su Rai 3 PresaDiretta, nella prima parte della serata, racconta le storie di un quattordicenne pestato dopo il catechismo in Molise, di un universitario rimasto quasi paralizzato per 50 euro dopo le botte, di un sedicenne ucciso con 25 coltellate a Pescara e di un ragazzo accoltellato a morte nei corridoi di una scuola a La Spezia. Si tratta di un viaggio attraverso i tanti volti della violenza giovanile, con le testimonianze di carabinieri, magistrati, presidi, educatori e ragazzi che quella violenza l'hanno subita o commessa. Ragazzi sempre più giovani, sempre più soli, con una soglia di empatia che si abbassa di anno in anno. Il governo risponde con misure severe, ma chi lavora ogni giorno con i minori avverte che la punizione da sola non basta. Dietro ogni ragazzo che aggredisce c'è qualcosa che la società non ha saputo vedere in tempo. Ospite Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, per analizzare con Riccardo Iacona le tante domande del disagio giovanile.

Poi la puntata intitolata Racconto Criminale. A Prato il distretto cinese del pronto moda più grande d'Europa nasconde una rete di illegalità sistemica: contrabbando, evasione, lavoro nero e sfruttamento. Accanto a questa realtà opera una criminalità organizzata che controlla logistica e mercati con violenza crescente. Ci sono sentenze che riconoscono l'esistenza di una vera e propria mafia cinese e il Procuratore Capo Luca Tescaroli lancia l'allarme su una delinquenza in espansione, capace di penetrare le istituzioni e stringere alleanze con altre mafie italiane e albanesi.

Il racconto si sposta poi sulla rete albanese della cocaina all'assalto dell'Italia, con i clan che trattano con la ‘Ndrangheta. PresaDiretta segue il Gruppo Operativo Antimafia della Guardia di Finanza tra Brescia e Bergamo e ricostruisce come i clan albanesi siano diventati i grossisti preferiti delle mafie italiane: affidabili, invisibili, capaci di consegnare a domicilio. Il reportage prosegue nell'Albania dei soldi sporchi, da Tirana a Durazzo: grattacieli e resort finanziati dalla cocaina, con la criminalità organizzata infiltrata nei porti, nelle istituzioni e in Parlamento.

Il viaggio lungo le rotte internazionali della droga arriva in Ecuador, da dove parte la maggior parte della cocaina diretta in Europa e negli Stati Uniti: solo dal porto di Guayaquil ne transita il 70%, un mercato da 30 miliardi l'anno gestito da ‘Ndrangheta, cartelli messicani e mafia albanese. Per la prima volta le telecamere entrano nel carcere più pericoloso del paese. La testimonianza, infine, di chi resiste: giornalisti investigativi minacciati di morte, una suora comboniana che sfida le bande, le figlie dell'ex candidato alla presidenza Villavicencio - ucciso dalle gang - che chiedono verità. 

Foto © Imagoeconomica

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