In un quadro nazionale e regionale dominato dal “No”, due piccoli centri dell’Aspromonte reggino si distinguono per un consenso plebiscitario alla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni. Platì e San Luca, comuni notoriamente segnalati per la presenza radicate della ‘ndrangheta e per i ripetuti scioglimenti per infiltrazioni mafiose, hanno registrato percentuali di voto a favore del “Sì” vicine al 90%, un dato che stride con il resto della Calabria e dell’Italia. A San Luca, il “Sì” ha ottenuto l’82,39% delle preferenze, corrispondenti a 758 voti contro i 162 del “No” (17,61%). Ancora più netta la vittoria a Platì, dove il “Sì” ha raggiunto l’89,63% con 1.080 voti a fronte dei 125 contrari (10,37%). Un risultato che assume un rilievo particolare se si considera che Platì è stato sciolto per infiltrazioni mafiose in tre diverse occasioni. La provincia di Reggio Calabria, unica tra i capoluoghi calabresi, ha visto prevalere il “Sì” con il 53,09% dei consensi, ma è nei piccoli centri che si registrano le percentuali più eclatanti. Oltre a Platì e San Luca, anche San Procopio (90,69%), Sinopoli (85,61%), Africo (78,70%) e Sant’Eufemia (77,87%) hanno espresso un sostegno massiccio alla riforma. Unica eccezione nel panorama reggino è Gerace, paese natale del magistrato Nicola Gratteri, attuale procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, dove il “No” ha trionfato con il 67,38% delle preferenze. A livello regionale, la Calabria ha invece bocciato la riforma con il 57% dei voti contrari, un divario di quasi 100.000 preferenze rispetto al “Sì”. Anche nei capoluoghi, il “No” ha prevalso nettamente: Cosenza (66,55%), Crotone (62,01%), Catanzaro (61,46%) e Vibo Valentia (56,40%). Solo a Reggio Calabria il “Sì” ha superato di misura il “No”, con il 50,81% contro il 49,19%.
Foto © Imagoeconomica
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