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Ieri la morte del capomafia catanese condannato per le stragi. Il fratello del giudice: “E' morto in carcere come meritava

"E' morto in carcere come meritava, ma porta con sé tutti i suoi terribili segreti, non solo sull'organizzazione criminale, ma anche sugli indicibili rapporti tra mafia e Stato". A dirlo all'Adnkronos è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice antimafia ucciso da Cosa nostra il 19 luglio del 1992 nella strage di via d’Amelio, all'indomani della morte di Nitto Santapaola, storico capo di Cosa nostra a Catania e detenuto al 41 bis nel carcere di Opera a Milano. "Purtroppo con l'attenuazione dell'ergastolo ostativo e con i benefici concessi a delinquenti come lui, anche se condannati all'ergastolo - aggiunge il fondatore del movimento delle Agende rosse -, sarà improbabile che qualche altro criminale del suo spessore, come i Graviano, possa scegliere di collaborare con la giustizia". 
(Pubblicato: 3 Marzo 2026)

Foto © Paolo Bassani 

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