La commissione antimafia è stata trasformata in strumento di “ritorsione politica”: non c’è un vero confronto o la volontà di arrivare alla verità poiché tutte le “relazioni sono scritte all'inizio”; inoltre ci sono “* atti che dimostrano che ci sono suggeritori esterni che dicono esattamente*” quello che la commissione deve fare.
Sono state queste le parole dell’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato durante la conferenza stampa organizzata del deputato pentastellato Luigi Nava sull’approvazione della relazione di maggioranza sul cosiddetto ‘Caso Striano’ sui presunti accessi abusivi alle banche dati della Dna per cui sono indagati l’ex finanziere Pasquale Striano e l’ex pm Laudati.
Va detto che siamo ancora in fase di indagine e non siamo ancora arrivati alle richieste di rinvio a giudizio.
Nel suo testo, il centrodestra disegna un quadro grave: in Italia ci sarebbe stato un sistema clandestino di dossieraggio usato per colpire l’attuale maggioranza di governo, con la complicità anche di giornalisti ed editori. Il dito è puntato anche contro Federico Cafiero de Raho, oggi parlamentare 5 stelle e vicepresidente della commissione, capo della Direzione nazionale antimafia all’epoca del “caso Striano”. Un periodo in cui - si legge - ci sarebbe stata una «gestione tossica, e complice» di quell’ufficio e su cui ci sarebbe stato «un deficit istruttorio».
Tesi inaccettabile per l’opposizione, che risponde con due relazioni: una, a sola firma M5s, che riguarda aspetti tecnici, e una di 24 pagine delle opposizioni tutte che contesta il testo di maggioranza nel metodo e nel merito. Secondo Scarpinato “all'interno della commissione antimafia c'è sempre stata una dialettica dura, difficile, ma mai è successo che una commissione antimafia è stata trasformata in qualcosa che non dovrebbe mai essere, cioè un randello politico per colpire non solo avversari politici, ma per colpire la magistratura”.
O meglio, magistrati che hanno avuto il coraggio di indagare e processare i potenti o membri della classe dirigente. “E allora quando ci ritroviamo dinanzi a una violenza istituzionale, a uno squadrismo di questo genere che non è che si declina solo nella commissione parlamentare antimafia, si declina in tutto il circuito istituzionale” ha detto Scarpinato. Per la deputata Stefania Ascari, “De Raho non ha nulla a che fare con gli abusi che vengono contestati a Striano. La maggioranza ha inventato pretesti per usare un organo dello Stato come arma politica e per colpire un ex magistrato integerrimo che ha dedicato la vita a combattere la mafia. È vergognoso che una Commissione nata per difendere la legalità diventi lo strumento di una vendetta politica”.
“Da inizio legislatura - ha detto - questa Commissione ha respinto ogni nostra seria proposta di lavoro. Non c’è alcuna volontà di indagare davvero e di andare a toccare i veri centri del potere criminale. Solo silenzio. Si sta svuotando l’antimafia del suo significato per piegarla a interessi di parte, trasformando l’antimafia in uno strumento contro magistrati scomodi. È gravissimo e spaventoso quello che sta accadendo, ma ci opporremo in ogni modo perché questo non è solo un attacco politico a un uomo, ma una forzatura democratica senza precedenti che mina la credibilità dello Stato. Non possiamo accettarlo.” Sulla stessa linea il deputato Michele Gubitosa, Movimento 5 Stelle, che ha parlato di “ritorsione politica e di delegittimazione nei confronti di alcuni suoi componenti. Lo hanno fatto con una ricostruzione dei fatti dal caso Striano piena zeppa di falsità facilmente smentibili con i documenti, come abbiamo fatto nelle relazioni, con forzature e con la combinazione sofisticata di cose vere e cose false”. Alla conferenza stampa è intervento anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte che ha sottolineato come si stia cercando di attaccare due “campioni dell'antimafia” come Scarpinato e Federico Caffiero di Raho. “Queste presenze - ha detto - sono diventate intollerabili rispetto a una commissione che sin da subito ha percorso una strada assolutamente unilaterale e assolutamente mistificatoria nella ricostruzione di alcuni fatti”.
Su questo punto l’ex procuratore nazionale antimafia ha voluto precisare che “l’inchiesta era finalizzata ad approfondire il tema delle banche dati, perché nasceva dai comportamenti che erano stati rilevati dalla magistratura, ma qui la Commissione non ha utilizzato quegli elementi per approfondire l'inchiesta secondo le previsioni legislative per una volontà politica di migliorare il sistema delle banche dati”. In data odierna, come si legge sul ‘Fatto Quotidiano’ lo scontro in corso in Commissione Antimafia rischia di finire in un esposto: Cafiero de Raho ha spiegato al quotidiano che nella relazione della maggioranza sostenga che “i pm non abbiamo fatto indagini: ma sono stato sentito tre volte ed era tutto chiarito, nulla potevo sapere dei dossieraggi”. Per Cafiero De Raho però il caso non è chiuso: “La Commissione incorre in errori e omissioni, a volte, anche alterando la verità. Ci sono falsità in vari punti, nemmeno corrette all’esito della relazione depositata. La Commissione ha l’obbligo di dire la verità. Di questo ne dovranno rispondere nelle opportune sedi”.
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